La storia di I’m In Love With My Car, il lato B di Bohemian Rhapsody

La vita è caratterizzata da una miriade di spartiacque, ma ce ne sono alcuni estremamente dirimenti. Prima o poi capita a tutti di trovarsi di fronte a una di quelle scelte aut aut, nelle quali la linea di demarcazione tra successo totale o fallimento è minima. In casi simili, meglio affidarsi alla parte rettiliana del nostro cervello, senza pensarci troppo.

Questo è quanto accaduto nel 1975 ai Queen, che nonostante l’aver pubblicato 3 album di pregevole fattura e aver piazzato qualche hit nel mercato, si ritrovano poveri in canna per aver stretto – agli esordi – un accordo truffa.

Il 1975 è l’anno del “o la va o la spacca” e lo spiega lo stesso Brian May:

“Eravamo ai limiti della disperazione perché eravamo in bancarotta. Avevamo piazzato qualche hit, ma non avevamo visto nemmeno un soldo, e se A Night At The Opera non fosse stato un grosso successo, credo saremmo scomparsi. Quindi ci siamo messi sotto con quest’album sapendo che era questione di vita o di morte… ognuno di noi voleva dar fondo al potenziale da scrittore, produttore e tutto il resto”.

Tali parole spiegano la scaletta eterogenea e – in alcuni casi – spinta che compone A Night At The Opera. Le continue sovraincisioni di Bohemian Rhapsody rappresentano l’elemento che contraddistingue l’azzardo di Freddie Mercury e la necessità di calcare la mano, a costo di risultare estremi.

Proprio questo essere esagerati e barocchi ha posto l’accento e la riconoscibilità definitiva sulla carriera discografica dei Queen. Ma non siamo ora qui a raccontarvi la storia del DJ Kenny Everett che – con fare da anarchico invasato – trasmette senza sosta Bo Rhap alla radio contro tutto e tutti finché convinse il mondo del suo valore (quella ve l’abbiamo già raccontata). Questa invece è la storia della follia e dell’egocentrismo di Roger Taylor.

Ognuno dei quattro Queen aveva dato fondo al proprio talento compositivo nel tentativo di rendere il disco una fabbrica di smash hit. Da Deacon che compone la deliziosa You’re My Best Friend, a May che si cimenta nell’impegnativa The Prophet’s Song fino a Mercury e la capacità di condensare l’opera classica in poco meno dei 6 minuti di Bohemian Rhapsody.

Ma Roger?

Beh, Roger scrive un inno all’amore per le automobili. O meglio, una canzone dedicata al roadie dei Queen Johnhatan Harris e alla sua passione senza freni per la propria Triumph TR4. Il rombo di motore registrato a fine brano è quello dell’Alfa Romeo dello stesso Taylor, che mette in mostra il suo lato zarro.

Lo stile compositivo di Roger è riconoscibile e lineare: vera anima hard rock dei Queen, ha sempre posto l’accento duro sugli album sin qui registrati (Modern Time Rock’n’Roll, The Loser In The End e Tenement Funster) dimostrando una coerenza che in parte viene persa con I’m In Love With My Car, un brano “apparentemente” fuori dal contesto di un disco come A Night At The Opera.

All’ascolto della demo, lo stesso Brian ha creduto fermamente si trattasse di uno scherzo. Misurando la suscettibilità del biondo, ha poi capito che Roger stava facendo sul serio e, di lì a poco, lo avrebbero capito anche John e Freddie.

A ridosso della pubblicazione del primo singolo – ovvero Bohemian Rhapsody – cresce il friccicorio nell’aria per la scelta della b-side d’accompagnamento. Leggenda vuole che, Roger amasse talmente tanto I’m In Love With My Car da volerla a tutti i costi come lato B del primo singolo.

Lo scontro tra le due prime donne del gruppo che ne è seguito sarà apparso come un litigio tra due bambini molto suscettibili. Giusto per lasciarvi capire che tipi fossero Freddie e Roger, per un periodo sono stati più presenti sulle pagine dei tabloid – per i party o le scorribande alle quali partecipavano – piuttosto che in sala prove.

Lo scontro, apparentemente con un esito scontato a favore di Mercury, subisce una piega inaspettata quando Roger ha un colpo di genio:

“Fred! Se non mi dai il consenso a farla diventare b-side di Bohemian Rhapsody, mi chiudo dentro l’armadio e non esco più.”

“Fai pure caro!”, fu la risposta in tono di sfida di Mercury.

roger_taylor

Dentro l’armadio Taylor ci è entrato veramente, e a giudicare dai 45 giri che potete trovare ancora in giro, sembrerebbe proprio che il biondo l’abbia avuta vinta… certo, solo dopo parecchie ore spese nell’armadio.

Sempre nel campo delle leggende e delle ipotesi, si vocifera che la presenza di I’m In Love With My Car come b-side abbia creato non poche frizioni all’interno del gruppo, in quanto Bohemian Rhapsody è risultato uno dei singoli più venduti della storia, garantendo una cospicua percentuale di royalties ad un brano come I’m In Love With My Car, che sicuramente non avrebbe mai ricevuto.

In fondo, parafrasando le parole del buon Perozzi: cos’è il genio se non fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione? Roger Taylor ne ha dato pienamente dimostrazione, agendo con audacia e assicurando un brano (non tra i più memorabili di queeniana produzione), I’m In Love With My Car, ad imperitura memoria.

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