Bohemian Rhapsody: la hit in cui nessuno aveva creduto (a parte i Queen)

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Quasi sei minuti di pura epicità in cui i Queen riversarono tutta la propria genialità e ambizione e conquistarono le classifiche di mezzo mondo, scrivendo il proprio nome nella storia del rock: Bohemian Rhapsody è una gemma che, a distanza di oltre quarant’anni dalla pubblicazione, lascia ancora abbagliati dalla sua lucentezza.

Bohemian Rhapsody è da sempre considerata una delle canzoni più belle, ispirate, strane e innovative del rock: il suo passare da ballata a pezzo d’opera, arrivando all’hard rock fino al gong finale, ha reso questo brano affascinante come pochi altri prima e dopo di lui. Anche l’innovativo video (uno dei primi e più famosi della storia) ha contribuito ad accrescere la notorietà di Bohemian Rhapsody, scritta da Freddie Mercury e registrata nel corso di sei settimane d’intenso lavoro in studio, con oltre 180 tracce registrate e una certosina incisione della sezione vocale (che sfiorò le settanta ore di lavoro).

Il leader dei Queen voleva a tutti i costi sperimentare una diversa struttura per i brani della band, incontrando l’approvazione di Roger Taylor, Brian May e John Deacon, che, nonostante non capissero dove il nativo di Zanzibar volesse andare a parare, si dichiararono comunque entusisiati all’idea. Roy Thomas Baker, il loro produttore, non fu così facilmente sedotto dall’idea di Mercury: “e qui è dove mettiamo la sezione d’opera” gli sembrava un pò troppo vago per riuscire a farsi un’idea precisa su cosa volesse realizzare il cantante, ma alla fine la determinazione del frontman lo convinse.

Sembra che Mercury avesse iniziato a pensare a Bohemian Rhapsody molto prima, addirittura nel 1968, quando era un semplice studente e i Queen erano molto di là da venire. La storia raccontata dal testo di Mercury ha lasciato aperte varie ipotesi sul suo significato (gli altri membri della band l’hanno sempre trovata ermetica e misteriosa): molti hanno voluto interpretare le parole del cantante come una confessione circa la sua omosessualità, altri come una rilettura metaforica di una sua relazione terminata in malo modo.

La riuscita stratificazione di generi e melodie convinse i più che soddisfatti Queen a fare di Bohemian Rhapsody il brano di punta di A Night At The Opera, album che conteneva altre canzoni notevoli come You’re My Best Friend e Love Of My Life e che proprio per il lunghissimo lavoro svolto su Bohemian Rhapsody divenne il più costoso della storia.

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A Night At The Opera, la copertina dell’album dei Queen

Per la EMI, però, l’eccessiva lunghezza del brano sconsigliava la pubblicazione come singolo: i discografici sostenevano che in radio non avrebbe funzionato e spingevano almeno per una versione più corta, che sicuramente (a detta loro) avrebbe trovato maggiori fortune e una più favorevole distribuzione. Anche Elton John, interpellato dal manager dei Queen, sostenne dopo l’ascolto del brano che questo fosse troppo lungo e strano per il passaggio radiofonico: per tutti quella di Mercury sembrava una strategia commercialmente suicida.

Un aiuto prezioso venne dal DJ inglese Kenny Everett, amico del gruppo, da cui ricevette sottobanco Bohemian Rhapsody proprio allo scopo di metterla in palinsesto: il successo ottenuto in pochi giorni dalla canzone convinse la EMI a dare retta ai Queen e a pubblicarla come singolo.

Il problema successivo era la promozione: Top Of The Pops, tradizionale luogo in cui gli artisti presentavano i propri pezzi, li aspettava a braccia aperte, ma la difficoltà di replicare dal vivo Bohemian Rhapsody era un qualcosa che non andava sottovalutato. Proprio per questo i Queen realizzarono un video promozionale del brano, il cui successo nel successo rivelò le potenzialità dei videoclip, che nel decennio successivo sarebbero esplosi su MTV.

Bohemian Rhapsody è stata finora l’unica canzone a diventare Numero Uno della classifica inglese in due diverse occasioni: la prima volta negli anni ’70 e la successiva (a distanza di quasi vent’anni) nel 1992, pochi mesi dopo la scomparsa di Mercury. A soppiantare Bohemian Rhapsody dalla prima posizione nel 1975 furono gli ABBA con Mamma Mia (ironia della sorte, nel testo della canzone dei Queen c’è “Oh mama mia, mama mia, mama mia let me go”).

L’ultima cosa da dire su uno dei capolavori della storia del rock? Che almeno una volta nella vita va cantata come Wayne e i suoi bizzarri amici.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

 

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