I fotografi ispirati dai lavori di Edward Hopper

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La condizione universale dell’essere umano, incomunicabilità profonda, inquietudine e attesa, silenzi e attimi immobili, sospesi al di sopra del tempo. A Hopper interessava soprattutto “dipingere la luce del sole sul lato di una casa”, ma la luce naturale scaturita dalla sua poetica surreale ed unica si è spinta ben oltre il mero dato paesaggistico, arrivando a svelare l’anima contraddittoria e tormentata dell’America contemporanea. Paesaggi in equilibrio tra il crudo realismo e il sogno rarefatto, ed esseri umani che si inseriscono in questi spazi onirici, per quanto concreti, come minuscoli punti interrogativi. Solitudine e inquietudine li tengono fermi al palo, come pesci in una boccia, immobili e senza orizzonti certi. La drammaticità mitigata e contenuta dal dubbio, dalla stasi, dalla domanda annosa circa il senso dell’esistenza è la cifra del lascito di Hopper.

A più di cinquant’anni dalla morte del pittore la sua opera incanta ancora e fa proseliti, gettando riflessi più o meno distinguibili su molti campi creativi, da quello letterario a quello cinematografico. In particolare, in ambito fotografico, sono molti gli artisti che si ispirano espressamente alle atmosfere del maestro americano, e tre di questi sono stati i protagonisti di un’importante retrospettiva tenutasi a Milano nel 2014, presso la Galleria Photology. La fortunata mini-collettiva, intitolata per l’appunto Hopperiana, è stata replicata nel tempo in location diverse.

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Gregory Crewdson

Gregory Crewdson è noto per le sue immagini cinematografiche dall’ampio respiro, in cui la fa quasi sempre da padrona una luce aurorale, che pervade e ammanta di un’aura “sacrale” i suoi scatti. Paesaggi di desolazione in cui, di quando in quando, compaiono esseri umani immobili e muti. Qua e là sprazzi di Lynch, sogni-visione edulcorati da un gusto delicato.

“Hopper ha profondamente influenzato la mia arte, in linea con una tradizione tipicamente americana, il suo lavoro tratta idee di bellezza, tristezza, alienazione e desiderio. È impossibile leggere l’America di oggi senza volgere lo sguardo verso Hopper e tutti quei creativi che in lui hanno trovato ispirazione. La sua arte ha dato forma ai temi e agli interessi essenziali di moltissimi artisti contemporanei, pittori, scrittori e, ovviamente, fotografi e cineasti”

Gregory Crewdson

Richard Tuschman

Anche lo statunitense Richard Tuschman è debitore verso l’arte di Hopper. Con la sua serie Hopper Meditations offre una sorta di riflessione fotografica sul lavoro del pittore, cercando di rendere, attraverso il mezzo che gli è proprio, le atmosfere che hanno distinto la sua opera.

“Ho sempre amato lo stile dei dipinti di Hopper, con pochi mezzi riescono ad affrontare alcuni misteri della mente e la complessità della condizione umana. Amo la natura semplice di quei lavori e il senso di quiete che trasmettono. Lo stato d’animo dei personaggi sembra oscillare paradossalmente tra sogno e alienazione, tra desiderio e rassegnazione”

Richard Tuschman

La tecnica di Tuschman è particolare, le scene sono infatti costruite attraverso collage digitali a partire da fotografie di diorami (riproduzioni in miniatura, grandi come una casa di bambole, utilizzate dal fotografo per ricreare gli ambienti) e modelli umani ritratti su sfondo neutro. Tuschman fotografa, Photoshop assembla.

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Luca Campigotto

A chiudere il trio dei fotografi in mostra troviamo il veneziano Luca Campigotto, autore di dipinti fotografici piuttosto suggestivi, anche se meno aderenti alla visualità hopperiana. Nel suo caso, infatti, la figura umana perlopiù scompare, e, anche da un punto di vista prettamente estetico, nonostante l’aura metafisica che pervade le sue architetture, le influenze del maestro si fanno senza dubbio meno smaccate. Più che statica, onirica surrealtà, futurismo e dinamicità.

Cover image by Gregory Crewdson

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