Under Pressure: la strana storia della hit dei Queen con David Bowie

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Under Pressure è nata per caso, scritta da David Bowie e i Queen in un giorno che sembrava destinato a non portare niente d’interessante. Ma alcune volte anche da certi presupposti può nascere una hit indimenticabile.

Nell’autunno del 1981 i Queen erano impegnati a Montreux (luogo in cui fu concepita Smoke On The Water dei Deep Purple) per la registrazione di Hot Space, l’album che nelle intenzioni avrebbe dovuto bissare il grande successo di the Game.

Per l’occasione avevano invitato David Bowie a partecipare ai cori di Cool Cat, uno dei brani previsti per il disco: il Duca Bianco era reduce da Scary Monsters (And Super Creeps), con cui si era riavvicinato alle zone alte della classifiche dopo la grande prova artistica della Trilogia Berlinese, che non aveva avuto in sorte un riscontro commerciale adeguato.

L’incontro tra i Queen e Bowie non portò a risultati apprezzabili, tanto che l’autore di Space Oddity chiese di cancellare il proprio contributo alla canzone, che evidentemente non lo aveva soddisfatto.

Freddie Mercury rilanciò proponendo una collaborazione ben più corposa tra la sua band e l’ex Ziggy Stardust, che invece di una semplice apparizione nei cori sarebbe stato protagonista di un duetto in un brano apposito.

I Queen avevano giusto un pezzo di Roger Taylor, intitolato Feel Like, che era già in uno stadio avanzato e sembrava l’ideale non aspettare altro che il magico tocco di Bowie per poter essere pubblicato.

La demo di Feel Like sia dal punto di vista musicale che testuale non sembrava proporre particolari spunti per farne una hit e probabilmente senza l’incontro con David Bowie i Queen l’avrebbero ancora tenuta nel cassetto nell’attesa di intuizioni che la valorizzassero.

L’intervento sul testo che portò la canzone ad evolversi in Under Pressure (ribattezzata inizialmente People On Streets) spostò l’obiettivo dalla tipica love song a qualcosa di tematicamente diverso e più vicino alle corde di Bowie.

Il Duca Bianco influenzò gli altri e li convinse a descrivere la crescente e spesso schiacciante “pressione” esercitata dalla società moderna sull’uomo comune.

Per realizzare il brano ci volle a quanto pare un’intera giornata di lavoro (sostenuta grazie a caffè, vino e “additivi” vari). Bowie disse poi che Under Pressure nacque in un solo giorno, o meglio, in “un’infinita notte”, in cui lui e i Queen non si fermarono fin quando non ottennero la canzone che avevano in mente.

In realtà qualche pausa ci fu e quella per la cena rischiò di far perdere alla canzone una delle sue più celebri caratteristiche, l’osannato giro di basso, che diede il tocco finale e trasformò definitivamente la grezza demo di Feel Like in una potenziale hit.

John Deacon individuò prima della cena il famoso riff di Under Pressure, ma al ritorno dall’intervallo il bassista si accorse di averlo dimenticato: per fortuna Roger Taylor ricordava la sequenza di note e così l’idea di Deacon non andò persa.

Il monumentale crescendo, la sinuosa linea melodica, il felice incontro tra due delle più belle e carismatiche voci di sempre, oltre ai già citati testo e riff di basso hanno decretato il successo di Under Pressure, dapprima pubblicata nell’ottobre del 1981 come singolo,  poi inclusa in Hot Space l’anno seguente.

Mentre i Queen ne fecero uno dei loro cavalli di battaglia nei Live, Bowie invece non usò Under Pressure in nessun concerto fino al 1995, quando decise di riproporlo con regolarità nell’Outside Tour.

Solo una volta la cantò dal vivo prima di quella tournée e fu in occasione del Freddie Mercury Tribute Concert del 1992, quando assieme a Annie Lennox si esibì in quella hit nata per caso e diventata una delle canzoni più amate di sempre.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook, Twitter e Telegram.

 

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