Cos’è il Cadavere Squisito, il metodo creativo surrealista usato ancora oggi

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La prima volta che vennero pronunciate le parole “Cadavere squisito” fu in Francia, nel 1925, nel contesto dei salotti surrealisti che coinvolgevano artisti e poeti come Marcel Duhamel, Jacques Prévert, André Breton, Frida Khalo, Man Ray e Joan Miró. In origine nasce come un gioco, erede dell’antico Consequences: l’idea era di comporre una frase in maniera collettiva, decidendone a priori la struttura (ad esempio “nome – aggettivo – verbo – complemento oggetto”) e poi facendo in modo che ogni partecipante ne scrivesse una parte, poi piegasse il foglio e lo passasse al giocatore successivo, che avrebbe aggiunto un nuovo pezzo senza conoscere quanto fatto fino a quel momento. In questo modo viene fuori una frase dal significato surreale, opera di tutti gli artisti/giocatori coinvolti. La primissima frase creata con questa pratica diceva: “Il cadavere squisito berrà il vino novello”.

Da gioco, ben presto la pratica si trasformò in uno strumento creativo nella comunità surrealista del tempo. Uno di quelli che la spinse maggiormente fu André Breton, lo stesso che nel 1924 definì il manifesto del Surrealismo. Sua moglie Simone ricorda di quegli anni:

Il potere suggestivo di quegli incontri era così eccitante, le teorie surrealiste che ne venivano verificate così impressionanti, che il giocò divenne presto un sistema, un metodo di ricerca, un mezzo per esaltarsi e stimolarsi a vicenda, una specie di droga. Da quel momento fu il delirio. Per tutta la notte producevamo questi drammi fantastici, solo per noi stessi.”

Non passò molto che la comunità artistica trasferì la pratica del Cadavere Squisito nella dimensione che storicamente produsse i risultati più affascinanti: la pittura. Secondo lo stesso schema, un gruppo di quattro pittori si riuniva, si prendeva un foglio bianco e si decideva di disegnare collettivamente un corpo: uno avrebbe disegnato la testa, uno il busto, uno le gambe e l’ultimo i piedi. Le zone di congiunzione erano fisse, il resto era lasciato alla piena libertà. Si era persino liberi di disegnare cose diverse che parti umane, o aggiungere nuovi elementi. Lo schema era così poco regolato che le possibilità erano infinite, e ciò stimolava la creatività.

Alcuni dei Cadaveri Squisiti dipinti più celebri sono quelli di Man Ray, Joan Miró, Max Morise, Yves Tanguy. Un paio sono qui sotto:

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Man Ray, Joan Miró, Max Morise, Yves Tanguy, Exquisite Corpse, 1928
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Man Ray, Joan Miró, Max Morise, Yves Tanguy, Exquisite Corpse, 1928

Questo invece un raro esempio di Cadavere Squisito che coinvolse Frida Kahlo. Il soggetto era suo marito Diego Rivera, e il dipinto è stato realizzato insieme a lui.

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“Diego Rivera and Frida Kahlo in Detroit”

Questi invece, dalla struttura più avanzata, coinvolgevano il padre del Surrealismo André Breton.

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André Breton, Valentine Gross, Tristan Tzara, Greta Knutson, Exquisite Corpse
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André Breton, Nusch Eluard, Paul Eluard, Valentine Gros, Exquisite Corpse

Come spiegò Breton, la pratica del Cadavere Squisito univa a livello creativo e dava sfogo al desiderio espressivo comune, mentre Simone Breton era sicura del fatto che quel tipo di risultato non era raggiungibile con un solo cervello.

Mentre la comunità surrealista iniziò a disgregarsi intorno al 1930, la pratica del Cadavere Squisito vive ancora oggi: esistono musei e comunità artistiche che la propongono di tanto in tanto. Chi lo pratica oggi, conferma gli stimoli creativi che offre, sottlineando il fatto che la stessa condizione in cui ci si trova, circondati da altri creativi che operano sullo stesso soggetto, raddoppia le potenzialità del processo. Alcuni artisti contemporanei hanno anche trasferito il concetto su altre arti come la scultura. È il caso di Eric Croes.

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Eric Croes, Cadavre exquis, Chat Santiag, 2017.

Dicono che se anche il surrealismo si estinguerà, il Cadavere Squisito non morirà mai. Anche perché può essere praticato a ogni livello, anche amatoriale, sia con le paroe che con la pittura. Provare per credere.

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