Futurama: ascesa e caduta dell'”altra” serie cult di Matt Groening

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Futurama, creatura secondogenita del visionario Matt Groening, nasce nel lontano 1998. Sono trascorsi ormai undici anni anni da quando la famiglia più gialla d’America, i Simpson, ha emesso i primi vagiti. Nell’arco di questo tempo, Matt Groening ha sperimentato sulla propria pelle gli oneri e gli onori derivanti da un successo mondiale. Le vicende che ruotano attorno alla balzana famiglia hanno fatto il giro del globo a una velocità disarmante, imponendosi in pochi anni come un vero e proprio fenomeno culturale. Grandi e piccini di ogni latitudine si sono egualmente affezionati a Homer, Bart, Lisa e compagnia bella, trovando riassunta, in personaggi al contempo tanto strambi e famigliari, ogni più piccola nevrosi della nostra epoca.

Futurama nasce con un duplice intento: celebrare e al tempo stesso parodiare la letteratura e la cinematografia di genere fantascientifico. Per il nome della serie, Groening e il collaboratore David X. Cohen (già produttore e sceneggiatore di alcuni episodi dei Simpson) prendono spunto dall’omonimo spazio espositivo che la General Motors sponsorizzò nel 1939 per l’Expo di New York, dov’era stato installato un plastico che mostrava come avrebbe potuto apparire il mondo una ventina d’anni dopo.

Il protagonista di Futurama è uno di quei personaggi a cui è difficile non affezionarsi. Tanto sfigato quanto benvoluto, Philip J. Fry è nato a Brooklyn il 9 agosto del 1974 e lavora come fattorino per la Panucci’s Pizza. Il 31 dicembre del 1999, mentre fa una consegna al laboratorio di criogenia applicata, capitombola accidentalmente (o almeno così crede, come si scoprirà in seguito) dentro una capsula di ibernazione. Ne uscirà solamente mille anni dopo, trovandosi catapultato in un mondo, come immaginabile, radicalmente mutato. La città è irriconoscibile e ha preso il nome di New New York. Qui incontrerà l’“avvenente” mutante Turanga Leela, impiegata in un ufficio di collocamento del futuro, e il robot Bender, che in seguito diventerà il suo migliore amico. I tre, dopo alcune peripezie, finiranno con l’essere assunti presso l’azienda di spedizioni spaziali Planet Express, il cui proprietario è un lontano discendente di Fry, l’anziano e bisbetico prof. Farnsworth.

Nonostante l’originalità della proposta, la serie non ottiene lo stesso successo dei Simpson. Ma la colpa non è esclusivamente dei creatori o di un pubblico infedele. La Fox, a detta di Cohen, non ripone fin da principio abbastanza fiducia nel progetto, ritenendolo “strano” e troppo “surreale”. Le avventure di Fry & Co vengono così trasmesse in modo discontinuo, sbatacchiate qua e là nel palinsesto dell’emittente, fino ad essere definitivamente parcheggiate in una nicchia che più sfigata non si può: le ore 19.00 della domenica. Come ricorda Cohen:

La domenica pomeriggio la Fox trasmette le partite di football e spesso sforano, cancellando qualsiasi cosa il canale volesse mandare in onda alle 19.00. Be’, in quel periodo sforarono così spesso che, dopo la chiusura della serie, misero assieme una stagione intera di episodi di Futurama mai trasmessi. Capimmo di essere nei guai in quella fascia oraria quando la Fox iniziò a pubblicizzare i programmi della domenica sera con il motto Il divertimento inizia alle 8!”.

E così, quando nel 2003 la Fox depenna Futurama dal palinsesto, si ha l’impressione di trovarsi di fronte alla famigerata profezia che si auto-avvera. Per la gioia dei moltissimi fan, però, e anche grazie all’inaspettato successo ottenuto dalle repliche e dai quattro lungometraggi prodotti nel 2007 (in Italia trasmessi a spezzoni come una normale stagione), Comedy Channel si interessa alla causa e decide di commissionare a Groening e a Cohen alcune nuove puntate della serie, che verranno poi trasmesse in prima TV negli Stati Uniti a partire dall’ottobre del 2010. Dopo due nuove stagioni, però, la serie si trova nuovamente a navigare in cattive acque, e così, mentre va in onda la settima, l’emittente ne annuncia la chiusura. Non ci sarà nessuna ottava stagione per Futurama, anche se Groening lascia aperto un piccolo spiraglio di speranza, sostenendo che Fry e soci potrebbero tornare “sotto un’altra forma, magari sul web, o con uno show di pupazzi in un parco”.

Dopo quattro anni di silenzio, quando ormai nessuno se lo aspetta più, nel luglio del 2017 Cohen rilascia una dichiarazione che sembra voler confermare le parole di Groening: i fan di Futurama avranno a breve una grande sorpresa. Verità o trovata pubblicitaria?  Ai posteri l’ardua sentenza, per ora nulla di nuovo sotto il sole, mentre la terza creatura di Groening, Disenchantment, approderà il mese prossimo sulla celeberrima piattaforma digitale Netflix.

Recentemente c’è stato anche un crossover tra i Simpson e Futurama: è il sesto episodio della ventiseiesima stagione de I Simpson, una piccola perla in cui compaiono i personaggi delle prime due serie create dall’autore. Annunciata nel luglio 2013 e trasmessa in prima TV Stati Uniti nel novembre del 2014, la puntata vede l’intero equipaggio della Planet Express viaggiare indietro nel tempo fino alla Springfield di oggi, con la missione di impedire ai Simpson e ai loro concittadini di distruggere il futuro. L’episodio si apre significativamente con una frase riportata sotto il titolo: “Una serie a corto di idee si unisce ad una serie a corto di episodi”. Destino incerto di Futurama e presunto calo di qualità dei Simpson si fondono qui in un unico lazzo, dando il via in modo provocatorio, originale e ironico all’episodio (ma d’altronde stiamo parlando di Matt Groening, cos’altro aspettarsi?…).

Non è la prima volta, a dire il vero, che questi due universi fantastici si incrociano, ma la differenza sta nella modalità di incontro: prima di Simpsorama le due serie si sono sì intrecciate, ma in modo del tutto parodistico e ufficioso, tramite alcuni brevi cammei di Bender a Springfield o di Bart Simpson a New New York sotto forma di pupazzetto. La “formalità” dell’incontro che si propone in Simpsorama, invece, ha il potere di dividere i fan. Da una parte c’è chi si ritiene convinto che non sia altro che il modo dei creatori per dare un addio in grande stile a Futurama, visto che in quei giorni la Fox si appresta a trasmettere l’ultima puntata della serie. Dall’altra parte, invece, c’è chi spera che l’episodio possa portare ad un eventuale rilancio della stessa, e che sia la maniera in cui Groening sta cercando di dirci che non getterà la spugna.

Col senno di poi, è oggi da ritenersi più plausibile l’idea del commiato, visto anche l’imminente lancio di Disenchantment. Ad ogni modo mai dire mai, perché da uno come Matt Groening ci si può davvero aspettare di tutto.

Basta avere fede.

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