Il concept sulla solitudine di Eddie Vedder: la colonna sonora di Into The Wild

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Dal 2007, dalla presentazione del primo iPhone, la vita di molte persone è cambiata. Si affermò una società alienata, troppo impegnata a guardare quell’oggetto privo di tasti, schiava della tecnologia e dell’apparenza. Secondi, minuti, ore, passati a fissare quello schermo, con la sensazione che sia quello il mondo reale, che avere 100-1000-4000 amici su Fb significhi evitare quella solitudine che l’essere umano per natura odia. Senza capire che sarà proprio questo ad isolarci dal resto del mondo, che inconsapevolmente – a causa di uno strumento che non riusciamo a controllare – stiamo avvicinando ciò che vorremo evitare.

Ci troviamo in una società consumista e capitalista, la stessa società che nel 1990 “costrinse” Christopher McCandless ad abbandonare gli studi e fuggire verso l’Alaska, alla ricerca di nuove esperienze, in solitudine, lontano dal mondo e dalla gente. E proprio nell’anno dell’iPhone uscì Into the Wildun film scritto e diretto da Sean Pennbasato sulla storia di Christopher. Tutto questo sarà stato una coincidenza, ma a distanza di anni la cosa affascina molto e fa riflettere.

Del film e della storia di “Alexander Supertramp” vi abbiamo già parlato qui. Quel che merita un’attenzione particolare, tuttavia, è la persona che ha contribuito a rendere un capolavoro questa pellicola: Eddie Vedder

Eddie fin da piccolo, a causa della sua situazione familiare, ha sentito una mancanza nella propria vita. Un’assenza – quella del padre – che gli ha permesso di apprezzare la solitudine più di ogni altra cosa, che lo ha reso diverso, speciale. Un ragazzino che scappava di casa, che si rifugiava ore ed ore in spiaggia, in perfetta solitudine e in compagnia della natura. Chi meglio di lui poteva creare in modo così impeccabile delle musiche per Into the Wild? Le loro storie sono simili, entrambi trovarono la pace nella solitudine, Christopher nella fredda Alaska con il suo Magic Bus, ed Eddie nella calda spiaggia con la chitarra regalata da sua nonna.

Un concept album composto da 11 brani, privo di pause superflue, così intenso da non far percepire la sua breve durata, in cui sembra di sentire la voce di Christopher attraverso quella di Eddie. Il brano iniziale è Setting Forth­ e non poteva essere altrimenti, uno slancio verso l’Alaska, un arpeggio iniziale che introduce un potente strumming. L’adrenalina che sale dopo delle scelte così importanti. “Point Of No Return”. A calmare le acque arriva No Ceiling, un brano caldo, prevalentemente arpeggiato. Ormai siamo qui, senza un soffitto, rilassiamoci. “Got My Wish”. Ed ecco di nuovo un potente strumming, quello di Far Behind.

Molto indietro c’è la mia vita, ma qui è così bello. “Why Sleep in Discontent?”. Dopo una decisione difficile bisogna risollevarsi, trovare una direzione, portare una ventata di freschezza nella propria vita. La stessa freschezza che emana l’ukulele di Eddie durante il quarto brano: Rise. “Find My Direction Magnetically”. Bisogna farsi forza nel corso di un viaggio in solitaria, specialmente durante le lunghe notti. Nel quinto brano, in long nights, sentiamo un tenero arpeggio, una sorta di ninna nanna per calmarci. “Have No Fear For When I’m Alone, I’ll Be Better Off Than I was Before”.

Il sesto brano è uno strumentale intitolato Tuolumne, come la Contea Californiana. Un caldo arpeggio dalla durata di un minuto, la classica canzone che accompagna un silenzio durante un viaggio, un percorso lungo, fino a quando il sole non diventa forte. Introduce appunto quello che sarà il settimo brano di questo concept album: Hard Sun. Si tratta di una cover di una canzone del 1989, una potente ballad accompagnata da cori e chitarre. “There Is A Big, Big Hard Sun”. Durante la nostra vita arriveranno sempre dei momenti in cui inizieremo a riflettere, sulle nostre scelte sbagliate, sulla nostra vita in generale, sulla società.

L’ottavo brano si chiama Society, un brano caratterizzato da cori solitari da parte dello stesso Vedder, e l’unico con un assolo per “spezzare” il ritmo. “We Have a Greed, With Which We Have Agreed”. Il nono si intitola The Wolf ed è il secondo strumentale dell’album. Questa volta Vedder crea un’atmosfera cupa e piena di vocalizzi, una canzone che introduce la fine del percorso, la fine della strada. End of the Road è il penultimo brano dell’album, caratterizzato da un arrangiamento calmo e a tratti “ombroso”, una contrapposizione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, è la rassegnazione di un uomo che capisce che per sé stesso la fine non è altro che l’inizio. “It’s Alright And All Wrong, For Me It Begins At The End Of The Road”. Nell’ultimo brano, Guaranteed, troviamo la rassegnazione vera e propria nei confronti della vita. Ad accompagnare la voce di Eddie ci sarà un arrangiamento Folk influenzato molto dalla sua precedente collaborazione con Neil Young. “So I Can Breathe…”

Ho questa vita, andrò in giro per crescere, quello che ero prima non riesco a ricordarlo.

Into the Wild

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