Quando John Frusciante abbandonò il sogno di una vita

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Il 7 maggio 1992, ventisei anni fa, John Frusciante abbandonava per la prima volta i Red Hot Chili Peppers. In quel periodo la band stava promuovendo Blood Sugar Sex Magik, il primo album mainstream del gruppo, il primo album con Rick Rubin alla produzione e forse la prima causa dell’abbandono di Frusciante.

Il lavoro precedente, Mother’s Milk, fu il primo lavoro con Frusciante alla chitarra e l’unico album in cui possiamo davvero vedere il vero John Frusciante. In quel lavoro Frusciante aveva dimostrato di essere il chitarrista perfetto per i peperoncini, mostrandosi prima di tutto come un fan accanito della band, padrone del palco e di sé stesso, e poi come il chitarrista che avrebbe portato all’apice i Red Hot Chili Peppers. Un diciannovenne che realizza il sogno di una vita non permetterà a nessuno di rovinarlo, specialmente se si chiama John Frusciante.

Ma se fosse lo stesso John Frusciante a volersi svegliare dal sogno tanto desiderato?

Misantropo, bipolare, esploratore, questi sono tre dei tanti aggettivi che potrebbero essere associati alla sua persona. Amava l’intimità, preferiva un pubblico composto da dieci persone alienate dal suo sound, piuttosto che stadi sold-out con 60.000 persone e 60.000 cellulari a fissarlo (nel 1991 la situazione non era proprio questa, ma la frase rende l’idea), e Blood Sugar Sex Magik lo avrebbe portato in contrasto con sé stesso, con i suoi principi e ideali. Ascoltando attentamente l’album si nota una chitarra più melodica, meno rumorosa, e una band più concentrata rispetto ai precedenti lavori. Chi conosce John, chi ha approfondito la sua persona, chi è empatico come lui, capirà.

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Marzo 1992, Giappone
“Devo tornare a casa subito, non posso più andare avanti così, morirò se non uscirò da questa band, adesso”

Scar Tissue – Anthony Kiedis

Le divergenze avute in precedenza con Anthony, la popolarità raggiunta dalla band e i problemi di droga, lo portarono a questa decisione durante il tour in Giappone. Ha avuto coraggio, chi altro lo farebbe? In un mondo materialista come il nostro, dove si vive per i soldi, chi riuscirebbe ad abbandonare un porto sicuro come questo? Una band che sta per sbarcare nel mainstream con un album da 7 milioni di copie negli USA e 13 milioni in tutto il mondo. Lui ha messo sé stesso davanti al denaro, ha deciso di allontanarsi da tutto ciò che gli era nocivo – tranne le droghe, ancora non aveva capito che erano un problema da considerare – per essere in pace con il suo “IO”.

Da quel giorno, per 6 lunghi anni, vivrà in completa solitudine. Tra le sue chitarre, i suoi quadri, le sue strumentazioni rudimentali e i suoi libri su Da Vinci e Bowie. Otto overdose, due album, un singolo e un documentario, questo è quello che rimane di questo periodo buio. Non voleva vedere nessuno a parte Flea, egli era una figura centrale nella sua vita, ed è uno dei motivi del suo rientro nella band nel 1999.

Concesse nel 1994 a Bram Van Splunteren l’onore di girare un documentario per immortalare la sua attuale condizione, e nacque VPRO ’94. Basta guardare quei ’50 minuti di video per capire cosa intende John con la frase: “Abbandonarsi a sè stessi”.

Un’altra dimostrazione la troviamo nel documentario Stuff, girato dall’amico Johnny Deep all’interno della sua abitazione.

L’album Smile from the streets you hold è il manifesto che identifica quel periodo, pieno di urla e deliri, è il ritratto di una persona distrutta, ridotta sul lastrico a causa delle droghe. Inciso principalmente – come il precedente lavoro – per procurarsi un minimo di sostentamento per la droga, è allo stesso tempo il ritratto di una persona che dalla droga vuole liberarsi, mostrando al mondo quanto sia buio questo tunnel e quanto possa soffrire una persona che intraprende questo percorso.

Durante quel periodo i problemi per la band non erano finiti. A sostituire John ci pensò Dave Navarro (Chitarrista dei Jane’s Addiction), e con loro registrò un unico album: One Hot Minute, 1995. Anni dopo ebbe problemi di droga, nello stesso periodo Anthony Kiedis ebbe lo stesso problema, Chad rimase neutrale perché stava registrando un disco con Dave, e Flea si trovò da solo a lottare per salvare la band.

 “Era come un generale che combatteva su troppi fronti, non fu una sorpresa quando disse che voleva uscirne… ma poi sganciò la notizia bomba: il solo modo in cui potrei immaginare di andare avanti sarebbe se John tornasse nel gruppo… Ma perché mai John dovrebbe tornare indietro e suonare con noi?”

Scar Tissue

Per Flea, per le sue pressioni, per l’amore che provava ancora nei confronti dei Red Hot Chili Peppers e per la sua voglia di riscattarsi dopo i problemi con la droga.

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Rientrò nella band nel 1998, piangendo e singhiozzando come un bambino, compose insieme a loro altri tre album: Californication (1999), By The Way (2002), Stadium Arcadium (2006). E poi abbandonò nuovamente, nel 2009, per gli stessi motivi del caso precedente, ma stavolta senza droghe e liti con gli altri componenti della band. Voleva allontanarsi dal music business e dedicarsi ai suoi progetti solisti, non voleva pressioni, se ne voleva stare tranquillo nella sua casa ad auto-prodursi.

Nel 2001 presenta un album completamente scaricabile da internet e gratuitamente, un’operazione impensabile per l’epoca, mentre nel 2004 decide di pubblicare sei album in sei mesi, ognuno di essi con un genere musicale e sperimentazioni differenti.

La scelta di non menzionare i suoi lavori post-Red Hot Chili Peppers è voluta, poiché non basta un articolo di quattro pagine per far capire il suo pensiero e di che tipo di persona stiamo parlando, ma sicuramente quella di John è una storia che attrae, che richiama quella voglia di approfondire, di imitare.

Magari saltate la parte sull’imitare.

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