The Neon Demon: il narcisismo cannibale di un horror spietato

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione dettagliata di The Neon Demon, il film di Nicolas Winding Refn del 2016, svelandone i significati e gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

La bellezza non è la cosa più importante: la bellezza è l’unica cosa. The Neon Demon, decima fatica cinematografica di Nicolas Winding Refn e suo primo film horror, è innanzitutto un film sulla bellezza. Un trattato sulla bellezza esteriore e sulla sua importanza. La bellezza è il potere, è il più grande dono possibile e allo stesso tempo è una condanna perché è cosa nota che il potere è in grado di corrompere anche le anime più innocenti.

Ingiustamente fischiato al Festival di Cannes del 2016, The Neon Demon è anche un grande inno alle donne e al potere della femminilità: ai personaggi femminili è riservata la maggior parte dello screen time, mentre gli uomini del film, che siano idealisti e ingenui come il giovane Dean (Karl Glusman), sessisti e brutali come il portiere Hank (Keanu Reeves) o frivoli come lo stilista Mikey (Charles Baker), sono tutti in un qualche modo succubi del potere delle donne.

Nel caso non fosse chiaro comandano le donne in questo particolarissimo film di stregoneria e cannibalismo, dedicato non a caso proprio ad una donna, l’amatissima moglie del regista Liv Corfixen.

L’inizio del film è folgorante, sulle note di un’eccellente colonna sonora elettronica firmata da Cliff Martinez.  Una ragazza bionda e bellissima è distesa su un divano, la gola tagliata e il sangue che cola lungo il braccio destro, fino a formare una chiazza sul pavimento specchiato. l’inquadratura si allontana, rivelando che ci troviamo su un set fotografico: la ragazza non è affatto morta, sta solo posando per un servizio shock. In questi primi istanti del film appare già tutto il talento di Refn per l’estetica e per la composizione dell’immagine, ed emerge in maniera prepotente tutto il suo amore (dichiarato più volte) per il vecchio cinema thriller italiano: impossibile non correre con la mente a Sei donne per l’assassino di Mario Bava, e alla sua catena di omicidi di giovani modelle in un atelier di moda, in un tripudio di luci coloratissime.

Il nome della giovane è Jesse (Elle Fanning), sedicenne giunta da poco a Los Angeles in cerca di fortuna. Jesse possiede probabilmente il dono più importante di tutti: non sa cantare, non sa ballare, non sa recitare e non sa nemmeno scrivere, ma è dotata di una bellezza straordinaria. Quando Jesse cammina tutti e tutte si voltano per guardarla passare. Quando Jesse entra in una stanza, chiunque vi sia all’interno smette di fare quello che sta facendo e le dedica attenzione.

Mentre è intenta a togliersi il sanguinoso make up in un camerino, Jesse fa conoscenza con Ruby (Jena Malone), una giovane truccatrice che sembra legare subito con lei, invitandola ad un party. Alla festa incontra due amiche di Ruby, Sarah (Abbey Lee) e Gigi (Bella Heathcote), modelle, che fin dal primo momento sembrano sentirsi a disagio con la sua bellezza naturale, ottenuta senza chirurgia e sacrifici.

I giorni passano e le cose sembrano mettersi sempre meglio per Jesse: il suo primo provino dura pochi minuti e va alla grande; la responsabile casting dell’agenzia (Christina Hendricks) promette di renderla una star, le consiglia di dichiarare sempre tre anni in più di quelli che ha e la invia ad un servizio fotografico di prova presso un importante fotografo di moda di nome Jack (Desmond Harrington).

Per festeggiare la bella notizia, Jesse esce la sera con Dean (il ragazzo che le ha scattato il primo servizio, che sperava di farsi notare come fotografo), e al momento di rientrare nello squallido hotel dove vive ha una brutta sorpresa: una pantera è entrata nella sua stanza. Il proprietario dell’hotel, Hank, reagisce in maniera brusca e pretende da Jesse il risarcimento per i danni causati dal felino.

Presentatasi al servizio fotografico di Jack, Jesse incontra Ruby in sala trucco, che inizia a prepararla. Si tratta senza dubbio di uno dei momenti più potenti del film: il biondo dei capelli di Jesse si fonde alla perfezione con l’oro delle decorazioni che Ruby le ha applicato sul viso e che Jack le spalma sul corpo.

In seguito, a pranzo con Gigi e Sarah, Ruby parlerà ancora della bellezza di Jesse (“Lei ha una certa.. luce”). Tempo dopo Jesse incontra Sarah, questa volta ad un provino per la sfilata di Mickey, noto stilista: la presenza di Jesse è l’unica cosa che sembra destare Mickey dal torpore, dato che nel corso del provino ha occhi solo per lei. È a questo punto che il tono del film comincia a cambiare: umiliata, Sarah si rifugia in un bagno e distrugge uno specchio; Jesse la va a trovare, si ferisce una mano con una scheggia di vetro e rimane inorridita quando Sarah inizia a succhiarle il sangue dalla ferita.

Tornata a casa, eludendo la vigilanza di Hank, Jesse prova a disinfettarsi il taglio e sviene sotto gli occhi di Dean, arrivato a trovarla, che subito dopo raggiunge Hank offrendosi di ripagare i vecchi danni alla stanza.

Giunto il momento della sfilata, che Jesse è chiamata a chiudere con un ruolo d’onore, il “neon demon” si manifesta e la protagonista subisce una trasformazione. È il momento più sperimentale del film, una sorta di videoclip artistico in cui non assistiamo per intero alla sfilata, ma all’apparizione di una misteriosa figura composta da tubi al neon: un triangolo col vertice rivolto verso il basso, formato da altri quattro triangoli, all’interno dei quali si riflette la figura di Jesse, la cui espressione cambia gradualmente. La fotografia passa dal blu al rosso e nello stacco di montaggio successivo vediamo Jesse completamente trasformata: non appare più come una ragazzina fragile e indifesa ma, al contrario, è sicura di sé, determinata e gelida.

Il potere della bellezza l’ha cambiata, e ce ne accorgiamo chiaramente nella scena successiva quando, dopo una fallimentare uscita con Dean in cui incontra anche Mickey e Gigi, Jesse pronuncia queste parole: “Io non voglio essere come loro: loro vogliono essere me”, prima di lasciare per sempre Dean.

Questa fase di sicurezza estrema dura poco per Jesse perché quella stessa notte, terrorizzata prima in sogno e poi nella realtà da Hank, deciderà di rifugiarsi a casa di Ruby, che custodisce una grande villa alle porte di Los Angeles. Nemmeno lì trova tranquillità, perché Ruby si rivela morbosamente attratta da lei.

Qui inizia l’atto finale del film, quello più selvaggio ed imprevedibile: Ruby è in realtà una strega e, in compagnia di Sarah e Gigi, riuscirà ad uccidere Jesse e ne farà a pezzi il corpo per poi divorarlo, in una sorta di rito magico che permette alle tre di assorbire il potere di Jesse. Le ultime scene del film vedono Sarah accompagnare Gigi ad un servizio fotografico in una villa con piscina: il fotografo è Jack, che colpito dalla trasformazione di Sarah, le affida un ruolo nel servizio licenziando un’altra modella presente sul set. Il servizio dura poco perchè Gigi comincia a sentirsi male: arrivata in bagno, in preda alle convulsioni, vomita a terra un occhio di Jesse prima di afferrare un paio di forbici e suicidarsi aprendosi lo stomaco. Sarah la osserva impassibile, raccoglie l’occhio, lo mangia ed esce dalla stanza.

C’è tanto cinema di culto tra le ispirazioni di Refn per questo film: non solo Mario Bava, ma anche Suspiria di Dario Argento (la trama non troppo dissimile, il tema della stregoneria, l’uso delle luci), Non aprite quella porta di Tobe Hooper (il film preferito in assoluto di Refn, del quale riprende le esplosioni improvvise di violenza e il cannibalismo) e per finire Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott (di cui ripesca lo stile patinato).

Le prime reazioni al Festival di Cannes parlavano di un film vuoto, ma è sufficiente una visione attenta per capire che questa pellicola è un’opera stratificata e complessa, che funziona a più livelli di lettura: è il film femminista descritto prima; è una satira veramente feroce del mondo della moda (e, in senso più generale, dello spettacolo), pronto a “cannibalizzare” i suoi protagonisti; è un attacco al narcisismo imperante della società contemporanea e per finire è un horror vero, dalla progressione anomala ma comunque di grande impatto.

Un film dai dialoghi scarni che racconta di un mondo vuoto, dalla superficie scintillante ma marcio al proprio interno, in cui dominano le leggi più selvagge della natura (come la legge del più forte, che distrugge la debole Gigi e salva la più determinata Sarah) e in cui le persone sono disposte a commettere le peggiori atrocità pur di raggiungere i loro obiettivi.

Mai come questa volta lo stile di Refn si è fatto così patinato: il regista che con Drive aveva rilanciato la fotografia al neon stavolta dirige il film come se ogni singola inquadratura fosse l’immagine di una rivista di moda. Questo aspetto tanto criticato è invece fondamentale per l’opera, perchè in The Neon Demon assistiamo ad una coincidenza perfetta tra forma e sostanza, in cui ogni virtuosismo tecnico ed estetico del regista assume perfettamente senso ed è giustificato da ciò che in quel momento il film sta raccontando. Per fare alcuni esempi: il servizio fotografico di Jesse con Jack appare interminabile agli occhi della ragazza, che si sente piccola e fragile sotto i riflettori, ed è proprio così che Refn la rappresenta in quel momento, in cui lei appare minuscola sullo sfondo bianco; la scena della pantera nella stanza dell’hotel è emblematica perchè prelude alla futura trasformazione di Jesse al momento della sfilata, e il personaggio di Hank sembra già avvertire questa trasformazione di Jesse, identificandola con la pantera; la scena finale con Gigi e Sarah è la rappresentazione della legge del più forte che domina quel mondo, del quale non tutte riescono a reggere il peso; la forma stessa del “neon demon”, un triangolo rovesciato, stilizzazione della sessualità femminile, indica al momento della sua apparizione la presa di coscienza da parte di Jesse del potere enorme in suo possesso, potere che in seguito la trasforma.

Completamente diverso per stile e significato dal film precedente del regista (lo straniante e bellissimo Solo Dio Perdona) cui è stato superficialmente accostato, The Neon Demon è uno degli esperimenti d’autore più divertenti ed interessanti approdati a Cannes nell’ultimo decennio, formalmente preciso e rigoroso, capace di intrattenere a più livelli lo spettatore in cerca di uno spettacolo fuori dagli schemi. Un’analisi spietata del mondo dello spettacolo e della moda, sempre in grado di farci divertire e inorridire.

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