The Velvet Underground & Nico: il disco per cui il mondo non era pronto

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Si può cambiare la storia della musica in 2 anni? Tendenzialmente no. A meno che tu non sia Lou Reed, la tua rock band non si chiami The Velvet Underground e il tuo produttore è Andy Warhol.

Come la maggior parte dei capolavori anche The Velvet Underground & Nico venne riconosciuto tale solo molti decenni dopo. La prima stampa risale infatti al 1967 e solo poche persone lo acquistarono, ma come da celebre citazione di Brian Eno, “quelle poche centinaia di ragazzi sono diventati tutti critici musicali o fanno parte di una rock band.”

Quando ascolti un disco del genere puoi renderti conto fin da subito della sua grandezza e maestosità. Ogni brano ha infatti una sua narrazione, sia nel testo che nell’armonia e ogni brano ha fatto la storia della musica.

Chi vi scrive è stata particolarmente fortunata: ho un padre che ama Lou Reed e i Velvet fin da quando sono nati, quindi le prime canzoni di cui ho memoria sono proprio le loro. Anche il primo concerto della mia vita è stato il loro. Senza Nico ovviamente, ma tutti gli altri erano ancora in vita e ho potuto godere di questo momento che, volente o nolente, avrebbe cambiato il mio modo di percepire e vivere la musica. Questo per dirvi che quanto state leggendo non è un mero esercizio giornalistico: siamo parlando di un legame affettivo che non ha molti altri eguali.

A differenza di quello che si pensa, dato che è stato registrato in un paio di giorni, The Velvet Underground & Nico fu un parto difficile, soprattutto per quell’egocentrico di Lou Reed – pace all’anima sua – che Nico nell’album proprio non ce la voleva. Ad insistere per la sua presenza è stato infatti Andy Warhol, anche se John Cale anni dopo sminuirà le intromissioni di Warhol nell’album; pure Reed ha sempre visto il fondatore della Factory come un produttore cinematografico anziché musicale, dichiarando che comunque si è concentrato più che altro sulla copertina – storica anche quella, che ve lo dico a fare! – sulle trattative con la Columbia Records e sulla pubblicità varia ed eventuale. Il che lasciando intendere che il vero e proprio produttore musicale fosse Tom Wilson, che dal canto suo ha sempre lasciato piena libertà alla band.

Teniamo pure per veritiere le parole dei componenti del gruppo, c’è da dire però che il buon Lou non si è mai fatto mettere i piedi in testa da nessuno, ed è per questo che il cantato di Sunday Morning è praticamente un sussurro e la sua voce sembra diversa, quasi femminile. Il brano secondo Andy doveva essere interpretato da Nico perché stando alla visione personale della canzone il timbro di una donna era più adeguato, ma Lou si rifiutò, la incise e gli dimostrò che anche la sua voce, volendo, poteva risultare dolce, profonda e soave.

Tralasciando storie e leggende della produzione, quello che resta è un album pieno di suoni, sperimentale, suburbano e a tratti industriale, un album ricco di storie scomode sia per l’epoca che per i giorni nostri, storie di droga, eroina, gay, transessuali e vita di strada, storie che, per come le imbastisce Reed, ci fanno star male e ci danno un panorama completo di quello che era New York negli anni ’60 e ’70 e che forse è ancora oggi.

L’America non era pronta per qualcosa del genere. E infatti, anche se elogiato dalla critica, il pubblico non apprezzò tutto questo fervore sperimentale. D’altronde cosa ti aspetti da un gruppo che ha preso il suo nome da un libro che tratta argomenti di sadomasochismo (argomenti peraltro ripresi anche in Venus in Furs)? Non mancano nemmeno le canzoni d’amore ed Heroin ne è l’esempio perfetto: una canzone d’amore viscerale. Per la droga, né più né meno. Del resto l’eroina per Lou Reed era moglie e vita.

Se volete invece scoprire cosa combinavano ai festini quei pazzerelli della Factory, non dovete fare altro che ascoltare All Tomorrow Parties, mentre per capire come ci si sente ad aspettare lo spacciatore in un vicolo buio di NY con 26 dollari in mano, Waiting for a Man è la canzone per voi. Run Run Run poi, è un perfetto stralcio di vita tossica newyorkese, mentre Femme Fatale è misogino e tratta di un amore impossibile e inquinato, come anche There She Goes Again. Giusto per menzionare un paio di esempi su quali fossero i temi trattati.

Oppure potremmo dirla in modo ben più impopolare: se non ti viene voglia di “farti” ascoltando The Velvet Underground & Nico, non ti verrà mai. Il che ovviamente non significa che sia l’unico modo possibile di apprezzarne le qualità. Un capolavoro è pur sempre un capolavoro, e questo è anche uno spaccato fedele di un’intera scena, esistita in un tempo ben preciso, in un luogo ben preciso. Quando molti di noi non c’erano. Quando le rivoluzioni musicali ancora esistevano.

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