L’amore e la Violenza Vol. 2: le cicatrici dell’amore secondo i Baustelle

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È stato un ritorno un po’ a sorpresa, dopo un’attesa di solo un anno, ma in base all’accoglimento generale è solo una buona notizia: i Baustelle tornano sulle scene con L’Amore e la Violenza Vol. 2, seguito di quello che ora possiamo definire il Vol. 1. Un album accompagnato dalla loro stessa ammissione: “dodici nuovi pezzi facili”. E, aggiungiamo noi, oscenamente pop.

Se Vol. 1 si chiudeva con una struggente ballata, Ragazzina, dedicata da Francesco Bianconi alla figlia Anna, con un finale in dissolvenza (“Scendi re del cielo / vieni in questa grotta al freddo e al gelo”) di speranza e rinascita, Vol. 2 si apre invece con una canzone strumentale, Violenza, che strizza l’occhio ai brani dei Goblin e a quella tradizione di colonne sonore da film di Dario Argento, e ci lascia intuire cosa ritroveremo nel disco.

Perdersi nell’analisi dei singoli brani sarebbe controproducente, L’Amore e la Violenza Vol. 2 è un disco fatto di sensazioni: ognuno può ritrovare la sua storia (finita male) in qualsiasi brano. Ed è così che i Baustelle sono entrati a pieno titolo tra gli intoccabili della musica italiana: con quei loro brani dolciamari dove ognuno riusciva a immedesimarsi, dove la lavorazione ragionata e complessa di un disco lasciava spazio alle sensazioni di Bianconi & Co. Ecco perché Vol. 2 funziona benissimo, perché è un disco nato dall’esigenza di raccontarsi e di raccontare, di esorcizzare la violenza nell’amore grazie alla medicina della composizione musicale, dove le parole vengono sputate con violenza proprio come viene sputato il seme sulla Lacoste usata in Perdere Giovanna. Un ritorno al passato si ha anche quando si ascolta Caraibi, brano composto nel periodo dei primi dischi, dove si respirano le atmosfere della Moda del Lento: “Meriti tramonti intramontabili, crociere nei Caraibi”. 

Nonostante ciò non si perdono alcuni tratti distintivi della composizione di matrice Baustelliana, le citazioni di carattere letterario e biblico si sprecano, qualche esempio: “Perfino la tua assenza mi fa compagnia” in Lei malgrado te è un chiaro omaggio al poeta portoghese Pessoa, Il Minotauro di Borges è un omaggio a La casa di Asterione dello scrittore Sudamericano, mentre in L’amore è negativo il finale ribalta l’episodio biblico del sacrificio di Isacco: “Non sacrificare Isacco a Dio, salva tuo figlio muori al posto suo”. 

La peculiarità dei Baustelle è di continuare a risaltare nonostante una saturazione del mercato discografico italiano, alle frasi un po’ paraculo come “Sai che ho vinto il mondiale da quando ci sei / Sei la Nazionale / Del 2006” dei TheGiornalisti, noi preferiamo sicuramente un “mondo di violenza e puttane”.

L’amore e la violenza Vol. 2 è come una cicatrice che ci rimane impressa sulla pelle: al primo ascolto la ferita si apre e inizia a sanguinare, fino ad essere ricucita lentamente e segnarci per sempre.

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