Buona la seconda: quando il secondo album è migliore dell’esordio

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“Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un’artista…” Quante volte è stato citato il ritornello del brano di Caparezza per indicare quanto sia dura la seconda prova, quella che deve decidere se c’é davvero della stoffa in un autore: a volte lo stress, le aspettative o semplicemente la mancanza d’ispirazione possono pesare sul felice proseguimento di una carriera. Ecco invece dieci esempi di chi è riuscito a fare meglio con il secondo album, incidendo in alcuni casi il proprio capolavoro.


Bob Dylan – The Freewheelin’ Bob Dylan

Quello che può essere considerato il “vero” debutto di Bob Dylan esce nel 1963, dopo un primo disco registrato con pochi mezzi e zeppo di cover. The Freewheelin’ Bob Dylan è completamente scritto dal cantautore statunitense e presenta alcuni brani entrati nella storia della canzone occidentale come Blowin’ In The Wind, Don’t Think Twice It’s Alright, Girl From The North Country e A Hard Rain’s a-Gonna Fall, che compongono un album attraversato da temi difficili e complessi con cui il giovanissimo e sfrontato folksinger si affaccia nel gotha della musica occidentale.


Cream – Disraeli Gears

Quando il blues incontra la psichedelia: Disraeli Gears rappresenta il capolavoro del trio formato da Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker. Dopo un debutto niente male come Fresh Cream, in cui i tre Cream avevano rivisitato molti standard blues e infilato un paio di composizioni degne di nota come I Feel Free e Toad, la loro seconda prova era attesa con molte aspettative, che per gran parte furono superate: Strange Brew, Sunshine Of Your Love, SWLABR e Tales of Brave Ulysses impongono il gruppo nelle classifiche e creano il mito di Slowhand.


Led Zeppelin – Led Zeppelin II

I Led Zeppelin si erano abbattuti sul mondo del rock con un’aggressività e una forza che non era stato possibile ignorare: se Led Zeppelin era riuscito ad affascinare con la personalissima rivisitazione di alcuni standard blues, il suo successore fu ancora migliore, sfiorando la perfezione. Led Zeppelin II aumentava ulteriormente la forza e la durezza dei brani, presentando il gruppo come una macchina da guerra inarrestabile:  Whole Lotta Love, Heartbreaker, The Lemon Song, Ramble On e Moby Dick trasportarono i Led Zeppelin in cima alle classifiche e dentro la storia del Rock.


Santana – Abraxas

I Santana avevano debuttato nel 1969 con un disco omonimo che aveva messo in rilievo il latin rock del gruppo ed era anche riuscito a farsi notare nell’affollato mercato discografico di fine decennio. Abraxas arriva nei negozi l’anno dopo e il suo sensuale mix di suoni e colori in cui la chitarra di Carlos Santana si esalta conquista chiunque: Samba pa ti, Black Magic Woman, Oye como va e Se a cabo sono il biglietto da visita di un disco tra i più belli degli anni 70.


Lou Reed – Transformer

Dopo l’avventura con i Velvet Underground, Lou Reed aveva debuttato come solista con un album omonimo, che si era pero’ rivelato una delusione per critica e pubblico, mettendo in serio pericolo il prosieguo della carriera del rocker. A risollevare le sorti di Lou Reed ci pensarono David Bowie e Mick Ronson, che gli produssero Transformer, quello che è riconosciuto come il suo capolavoro. L’eccentrico, decadente, oltraggioso e ambiguo universo dipinto da Reed ci regala alcuni dei suoi brani più significativi e conosciuti, come Satellite Of Love, Vicious, Perfect Day e Walkin’ On The Wild Side: la conquista della vetta delle maggiori classifiche certifica solamente in parte l’importanza di questo capolavoro incredibile.


Nirvana  – Nevermind

I Nirvana debuttano con Bleach, in cui già sono presenti tutti gli ingredienti che faranno  della band il fenomeno discografico degli anni 90: anche se l’album è interessante e contiene brani di tutto rispetto (School, About A Girl, Love Buzz, Negative Creep) non regge al confronto con il suo successore. Nevermind nel 1991 sconquassa il mercato e sposta l’attenzione di ogni casa discografica su Seattle e sul Grunge, segnando davvero un’epoca: Smells Like Teen Spirit conquisterà gli stereo di tutto il pianeta, abbattendo il confine fin qui rigidissimo tra mainstream e rock alternativo, regalandoci l’ultima vera rivoluzione dopo il Punk.


Smashing Pumpkins – Siamese Dream

Gli Smashing Pumpkins con Gish avevano portato alla ribalta la loro personale e affascinante versione del Grunge, ma è con Siamese Dream che Billy Corgan riesce a plasmare il sound che caratterizzerà la band, in costante equilibrio tra un devastante e martellante hard rock psichedelico (Cherub Rock, Silverfuck) associato a momenti di melodia leggera e quasi bisbigliata (Luna, Spaceboy). Il successo commerciale e quello di critica mettono Billy Corgan e soci tra i protagonisti del decennio, ma non è ancora niente: la prossima tappa si chiamerà Mellon Collie And The Infinite Sadness e sarà il loro capolavoro.


Oasis – (What’s The Story) Morning Glory?

Il Britpop aveva trovato nel 1994 dei nuovi portabandiera: Definitely Maybe era stato un più che notevole debutto per gli Oasis, che si erano affacciati sul mercato discografico con un disco melodico, fresco e genuinamente rock. La rivalità nata in un lampo tra i rissosi fratelli Gallagher e i Blur porterà entrambi i gruppi a sfidarsi su chi dominerà le classifiche con il prossimo disco in uscita nell’autunno 1995: peccato che alla band di Damon Albarn tocchi in sorte (What’s The Story) Morning Glory?, che vende oltre il doppio di The Great Escape. Some Might Say, Roll With It e soprattutto Wonderwall e Don’t Look Back In Anger sono le gemme che rendono la seconda opera degli Oasis uno dei dischi più conosciuti (e venduti) degli anni 90.


Coldplay – A Rush of Blood to the Head

Superare i grandi dati di vendita di Parachutes (uno dei debutti più folgoranti degli ultimi vent’anni) non era semplice, ma i Coldplay erano ben attrezzati: A Rush Of Blood To The Head è un album più solido rispetto al precedente della band di Chris Martin e comprende anche alcune delle loro più celebri composizioni, come Politik, In My Place, The Scientist, God Put A Smile In Your Face, Clocks e Green Eyes, che conquistano con la loro malinconia le classifiche internazionali.


Amy Winehouse – Back to Black

Amy Winehouse aveva debuttato nel 2003 con Frank, album che aveva messo in mostra le notevoli doti vocali della ragazza ed era stato a lungo in classifica. Alla produzione del secondo lavoro arriva Mark Ronson e Back To Black, che esce nel 2006, vola in testa in tutte le classifiche: Rehab, Love Is A Losing Game, Me And Mr. Jones, You Know I’m No Good e Back to Black consegnano alla storia del Soul la stupenda voce di questa fragile ragazza.

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