The Disaster Artist: James Franco e l’esaltazione del trash

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Se qualcuno vi chiedesse qual è il film più bello che abbiate mai visto, crediamo che la vostra risposta sarebbe abbastanza spontanea: tutti noi abbiamo una pellicola che ci ha particolarmente colpiti, e non deve essere per forza Quarto Potere. Forse ci sarebbe più da riflettere se la domanda fosse totalmente capovolta: “Qual è il film più brutto che hai mai visto?“, perché effettivamente tra bassissime produzioni scandinave mandate in TV nei pomeriggi estivi e film d’azione contemporanei statunitensi in cui si cerca la cosa più spettacolare da far esplodere in HD, vi è l’imbarazzo della scelta. Se però non riuscite proprio a sciogliere questo dubbio, allora vuol dire che non avete mai visto The Room (2003), ribattezzato (questo sì) “Il Quarto Potere dei film brutti. Per gli amanti del trash, eccovi una selezione dei momenti più sensazionali di questo capolavoro:

Questo orrore negli anni è diventato un vero e proprio cult del trash, e tra i suoi estimatori ci deve sicuramente essere James Franco, che ha ben deciso di farci una pellicola: The Disaster Artist, un film sul film più brutto di sempre, nelle sale italiane dal 22 febbraio. Franco è regista, produttore e attore principale della pellicola, esattamente come il creatore del capolavoro del trash in questione: il folle, senza patria e senza età Tommy Wiseau. Per introdurre il normalissimo personaggio, ecco un’intervista fatta con James Franco al Jimmy Kimmel Show:

Il film è liberamente tratto dal libro The Disaster Artist: My Life Inside The Room, the Greatest Bad Movie Ever Made, scritto da Greg Sestero, co-protagonista di The Room, nonché miglior amico, suo malgrado, di Wiseau (in The Disaster Artist interpretato da Dave Franco). Sestero nel libro espone aneddoti, curiosità e follie del making of della pellicola, analizzando anche la sua strana amicizia con Wiseau. Ma chi è allora veramente questo Tommy Wiseau? Ecco, ammesso che questo sia il suo vero nome, in The Disaster Artist conosciamo una persona molto insicura di sé, con ogni probabilità immigrata dall’est-Europa (lo si capisce dal suo accento, nonostante lui sostenga sia il tipico accento di New Orleans), senza uno straccio di amico e che cerca di colmare la propria solitudine con il sogno di diventare un attore. Il problema è che Wiseau è davvero pessimo a recitare (le sue performance sono tra l’altro molto spinte e melodrammatiche senza motivo alcuno), e tra l’altro dà l’impressione di non aver mai visto un film o letto una pièces teatrale in vita sua (non conosce James Dean e recita senza sosta il “To be or not to be” shakesperiano). Però Wiseau ha soldi, tanti, tantissimi soldi: un conto bancario che è un vero e proprio pozzo senza fondo (nessuno ha la più pallida idea di come possa essere così ricco).

Wiseau dunque conosce Sestero, che lavoricchia da modello e che sogna anch’egli di diventare attore: i due diventano amici e decidono di andare a cercare ci sfondare nel mondo del cinema a Los Angeles; nessuno, però nella città degli angeli sembra scorgere l’incredibile talento del duo, così Wiseau decide di scrivere un proprio film: The Room.

La trama del film è surreale per la sua banalità (il protagonista è un bancario di successo, ma la fidanzata vuole sposare il suo migliore amico, quindi lo lascia e lui si uccide), la recitazione è ancora peggiore. Il tutto viene aggravato dall’atteggiamento di Wiseau, che sul set è un po’ dittatore, un po’ vendicatore, un po’ artista da strapazzo; egli non riesce a staccare la vita del set dalla vita personale, trattando male gli attore dopo degli “sgarbi” del suo amico Greg, che trova una ragazza e nuove occasioni di successo ad Hollywood. Così la vita di Wiseau si mischia col film di Wiseau e col film su Wiseau: il tradimento malamente sceneggiato in The Room trova una corrispondenza nel tradimento di Gregg, con James Franco a dirigere il tutto.

Ecco, appunto, forse non abbiamo parlato abbastanza della grande interpretazione di Franco (Golden Globe al miglior attore in un film comico o musicale), che riesce a mischiare le sue tonalità attoriali tragiche (vedi su tutte l’ottima interpretazione in Ritorno alla Vita del maestro Wim Wenders) con la sua irresistibile vena demenziale; per far ciò Franco si crea una comfort zone a livello di produzione e casting, circondandosi di amici se non addirittura di familiari (il fratello Dave e il fratello acquisito Seth Rogen). L’attore riesce a non far diventare la sua interpretazione una fin troppo facile e gratuita caricatura di Tommy Wiseau, infatti il personaggio appare realistico per quanto assurdo nei suoi comportamenti. Anche dal punto registico Franco non è per niente male: l’uso della telecamera a mano, a simulare un vero making of, è un’ottima scelta, e crea un buon tempo comico.

Quella che vediamo è una vera esaltazione del trash: l’esaltazione di un anti-eroe del cinema che voleva fare una pellicola drammatica indipendente e che in realtà ha creato una trashata demenziale tutta da ridere che ha degli improbabili contorni soft-porn. Il successo tanto agognato viene dunque alla fine veramente paradossalmente trovato nel pessimo: “ciò che è bello è brutto e ciò che è brutto è bello“, per citare lo sconosciuto autore di nicchia più amato da Wiseau.

James Franco dunque interpretandolo diventa un po’ egli stesso Tommy Wiseau: cerca nella tragicomicità la risoluzione di un irrisolvibile conflitto tra la sua anima tragica e quella comica, e forse proprio qui trova la sua vera strada artistica. Ah e forse ci siamo dimenticati la cosa più importante del film: si ride di gusto dal primo all’ultimo minuto, ed era forse da troppo tempo che una commedia americana candidata agli Oscar (per una paradossale migliore sceneggiatura non originale) e ai Golden Globe non facesse questo effetto. E confessiamo che vedere il duo Rogen-Franco (stiamo parlando di Strafumati, ragazzi) candidato a tutti questi premi è un po’ un sogno che si avvera.

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