Michel Gondry, Donnie Darko e Mad World: storia di un successo annunciato

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Certe tracce nascono segnate dal destino, percorrendo dei binari tortuosi e inconsueti tra i quali la libertà di scelta è estremamente limitata, e tuttavia è proprio quella limitatezza che spesso forza la mano nella direzione del successo. È la storia di Mad World, un fortunato singolo che aveva già riscosso notevole successo nel 1982, come terzo singolo estratto dall’album di debutto dei Tears for Fears, The Hurting. Mood malinconico, testo introverso, distesa di synth e beat sostenuto, qualcosa che al duo inglese veniva sempre bene a quei tempi.

Eppure la nuova generazione conosce questa canzone più per una cover fatta nel 2001, realizzata dal compositore Michael Andrews e cantata da Gary Jules all’interno della colonna sonora di uno dei film più particolari degli anni 2000: Donnie Darko. Film nato a bassissimo budget, che non ebbe grande successo ai botteghini ma che acquisì l’aura del cult a posteriori, dopo che iniziarono a girare decine di storie più o meno new age sull’interpretazione del film. Anche per la colonna sonora, ovviamente, i costi dovevano essere contenuti e Andrews dovette imparare l’arte di arrangiarsi: per l’intera colonna sonora suonò lui tutti gli strumenti, piano, tastiere, percussioni, tutto tranne le chitarre, sulle quali il regista Richard Kelly pose il veto. Anche i cantanti coinvolti erano artisti con cui già aveva lavorato e che ha invitato a partecipare in prima persona. Il risultato complessivo fu molto ben fatto, delicato e robusto allo stesso tempo. E poi, Andrews aveva un asso nella manica: a una colonna sonora interamente strumentale avrebbe aggiunto una canzone e i Tears for Fears erano una delle sue grandi passioni giovanili. La scelta ricadde su Mad World. Rifatta però in una versione eterea e dalla consistenza trasparente.

La limitatezza che decreta il vero successo di un’opera, dicevamo. È in realtà una nota teoria in ambito artistico: avere a disposizione risorse infinite non aiuta l’artista, anzi lo condanna a un processo produttivo senza vero controllo, a discapito della creatività. Quando invece i mezzi sono pochi, spesso viene fuori il genio. Qui è stata la melliflua melodia del piano, che ha trasformato l’energia del brano originale in una nenia toccante, quasi ipnotica. Il successo della distribuzione DVD del film li convinse a pubblicarlo come singolo qualche anno dopo, nel 2003. Con l’ultimo tocco di classe: il video di Michel Gondry, che ha saputo estrarre il carattere magico del brano con una coreografia vista dall’alto, sul campo di una scuola dalla quale è affacciato lo stesso Jules. Uno dei video più condivisi della storia di internet, probabilmente il capolavoro pop di Gondry in ambito musicale, e una cover riuscita come poche altre, per di più parte di un film del quale si è discusso tantissimo. Tutto perché le musiche dovevano essere realizzate praticamente col solo pianoforte. Le difficoltà incentivano il talento.

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