London Calling e This is England: due chiavi per capire la Brexit

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4 Maggio 1979 – 11 Luglio 2016: due date storiche per la storia recente del Regno Unito, in questi due giorni rispettivamente Margaret Thatcher e Theresa May sono diventate le uniche due donne ad essere elette prime ministre del Vecchio Albione. In mezzo altre due date importantissime per capire la loro politica e i motivi che le hanno portate al governo: 2 Aprile 1982 e 23 Giugno 2016, ovvero l’inizio della guerra delle Falkland e il referendum per la Brexit (uscita del Regno Unito dall’Unione Europea). C’è un filo neanche troppo sottile che lega queste due donne e gli avvenimenti a loro legati: entrambe conservatrici hanno portato avanti la loro campagna elettorale sull’opposizione all’Europa e sull’isolamento politico e sociale della Gran Bretagna, vincendo soprattutto grazie agli strati più vecchi e periferici della popolazione.

Le statistiche parlano chiaro: nel referendum per la Brexit, il 64% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha votato per il remain, mentre il 58% degli anziani con più di 65 anni ha votato per il leave.

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La generazione che ha vissuto sotto il governo della Thatcher ha dunque dimostrato la sua tendenza al nazionalismo e al voto populistico, proprio come negli anni della Iron Lady si buttava in una inutile guerra (di cui si parla forse ingiustamente sempre troppo meno del Vietnam) per il controllo delle periferiche isole Falkland per rinfocolare il proprio orgoglio nazionale. Emblematiche le stesse parole della Thatcher alla fine del conflitto: “Abbiamo cessato di essere una nazione in declino”.

Gli strascichi dei pesantissimi anni ’80 si continuano a sentire sulle scelte politiche inglesi di oggi, anni ’80 veramente problematici, sotterrati dalla povertà dilagante e da lotte tra etnie e classi diverse. Vi sono due opere che aiutano a capire al meglio l’atmosfera di quel decennio: una è un album, ed è figlia diretta di quegli anni, l’altra è un recente film del 2006: sono London Calling dei Clash e This is England di Shane Meadows.

Entrambe sono espressione della difficile situazione del proletariato inglese, che subisce pesantemente la riforma neocapitalistica della Thatcher volta a smembrare lo Stato sociale, a liberare il settore privato dalle ingerenze statali, a incoraggiare la libera impresa, ad alleggerire l’imposizione fiscale sui ceti più abbienti, il tutto recuperando i valori morali dell’età vittoriana andati persi durante la rivoluzione culturale degli anni ’50 e ’60. Le riforme thatcheriane, se da un lato rialzano la situazione economica del Paese, dall’altro generano grandissimi disordini sociali, con le classi subalterne e le etnie minoritarie che subiscono una vera e propria ghettizzazione.

In questi ghetti, però, si ha la forza di reagire, nasce una vera e propria controcultura di cui i Clash col loro iconico album del ’79 si fanno portavoce: la durezza del punk rock, dei giovani inglesi anarchici che si ribellano contro i loro padri, si mischia con il reggae e con la ska, culture afroamericane messe ai margini della società. Il messaggio di sovvertimento del potere si amplia di un significato inclusivo; canta Paul Simonon in Guns of Brixton:

“You can crush us 
You can bruise us 
But you’ll have to answer to 
Oh the guns of Brixton “

Il bassista del gruppo parla della situazione del quartiere di Brixton, uno dei più degradati di Londra, quartiere simbolo dello smantellamento dello Stato sociale inglese. Ma le classi prese a manganellate dello Stato ora sono pronte a reagire, sia legalmente che non (lo stesso Joe Strummer passava la maggior parte delle sue notti in carcere) ma soprattutto con la forza di una musica, di un Revolution Rock:

“Everybody smash up your seats and rock to this brand new beat 
This here music mash up the nation 
This here music cause a sensation”

Una musica che aggrega: tanti soprusi sono stati subiti, ma come canta Strummer in I’m not down bisogna trovare la forza di rialzarsi e far valere i propri diritti:

“I’ve been beat up 
I’ve been thrown out 
But I’m not down 
I’m not down 
I’ve been shown up 
But I’ve grown up 
And I’m not down 
I’m not down”

Un forte bisogno di aggregazione è anche alla base del film This is England. Nei sobborghi inglesi dell’inizio degli anni ’80 conosciamo Shaun, un giovanissimo ragazzino che ha perso il padre nella guerra delle Falkland, che traduce i suoi problemi personali in una scontrosità esteriore che non gli permette un sano rapporto sociale con i suoi coetanei; quasi per caso però troverà un gruppo di skinhead più grandi di lui che finalmente lo faranno sentire a proprio agio, in una vera e propria famiglia.

Abbiamo così l’opportunità di guardare da dentro una sottocultura spesso non capita appieno: il gruppo non è composto da violenti neofascisti, ma da ragazzi con tendenze sinistroidi, con culture diverse (dagli skinhead ai rude boy ai new romantic) accomunati più che altro dal desiderio di rivalsa sociale a dalla musica ascoltata, ovviamente reggae e ska. Una cultura, quella skinhead, spesso fraintesa con quella naziskin, più che altro per un simile modo di vestire (le classiche Dr. Martens, giubbotti e polo Fred Perry e testa rigorosamente rasata a zero con basettoni anch’essi rasati), ma che in realtà è l’esatto opposto. Come in London Calling, l’influsso della cultura e della musica afroamericana porta a un messaggio di aggregazione: ragazzi appartenenti alla middle class, lasciati soli dalle riforme statali, vivono con etnie emarginate dal resto della società, non individuando il nemico in un altro strato sociale ghettizzato, ma nello Stato che ha permesso tutto ciò, proprio come i Clash.

La rottura dell’idillio si ha con l’ingresso del personaggio di Combo, vecchio appartenente al gruppo che una volta uscito dal carcere ha vissuto una netta politicizzazione a destra dei propri ideali, e che saprà lavorare sulle insicurezze e sulla rabbia di Shaun, riuscendolo a portare nel proprio gruppo di neofascisti. Il passaggio dall’aggregazione all’odio del giovane protagonista è simboleggiato anche dal cambio della colonna sonora, che passa dal vivo reggae dei Toots and the Maystals al malinconico e trasognante piano di Ludovico Einaudi: dalla gioia di vivere, di fare finalmente parte di qualcosa alla triste consapevolezza di un degradamento delle proprie azioni, di un’alienazione crescente dal resto della società.

Viviamo quindi le due facce della ribellione, del disagio sociale: l’aggregazione di tutte le minoranze da un lato e l’emergere di una comunità che fa forza sul proprio xenofobismo per affermare i propri diritti. La rabbia verso il sistema sociale di Combo trova quindi la violenza fisica come unica possibilità di espressione: l’odio verso lo Stato si traduce in odio verso etnie ree di aver “rubato” un non meglio precisato lavoro. Emblematica è la scena in cui il naziskin picchia fino quasi alla morte il rude boy di colore Milky, colpevole della sua etnia e di aver avuto una vita più semplice di quella di Combo. Questo evento è una vera e propria doccia fredda per Shaun, che vede la sua nuova figura paterna distruggersi con le sue stesse mani, vede svanire ogni punto di riferimento: la patria Inghilterra che Combo tanto osannava ha prima ucciso suo padre mandandolo in guerra, e poi picchiato a sangue un suo amico per degli ideali. Per questo l’ultima scena, in cui il ragazzino butta la bandiera dell’Inghilterra in mare con le note in sottofondo di una meravigliosa cover di Clayhill di Please, please, please let me get what I want degli Smiths, diventa simbolo di una intera generazione, che non si riconosce nella propria patria e si trova totalmente spaesata.

Come detto in apertura di articolo, è proprio questa la generazione che ha fatto riemergere mai sopiti sentimenti nazionalistici nell’ultimo referendum per la Brexit: la generazione che ha imparato a odiare i capi, le istituzioni, senza però trovare una sana reazione politica (se non nel cedimento al populismo); d’altronde molte sconfitte sindacali sono state subite in quel periodo, prima fra tutte il disastroso sciopero dei minatori spento dalla Thatcher, sconfitte che hanno dimostrato la difficoltà della sinistra a risolvere problemi sociali, cedendo spazio alla destra nazionalistica, all’odio razziale che è semplicemente immagine di soprusi subiti dagli strati sociali superiori.

Una vera e propria catena di soprusi ha dunque portato a un voto populistico come quello della Brexit, che non può essere limitato a concause economiche o finanziarie, un voto populistico lasciato in eredità dal disastro sociale generato dall’amministrazione Tatcher ai giovani di oggi, il cui disinteressamento politico è davvero preoccupante (solo il 20% è andato a votare). Per questo il messaggio lasciato da Joe Strummer nella iconica London Caling, ora è più che mai attuale:

“London calling to the faraway towns
Now that war is declared and battle come down 
London calling to the underworld 
Come out of the cupboard, all you boys and girls “

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