The Defenders e Netflix: la brutta china intrapresa dai supereroi

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The Defenders doveva essere l’approdo finale di un progetto iniziato un paio d’anni fa con la serie di Daredevil, che metteva in scena su Netflix le gesta del Diavolo Rosso, per poi proseguire con quelle di altri supereroi della Marvel abitanti a New York (Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist).

Lo sviluppo delle serie sulla piattaforma on demand parte da più lontano: nel 2012, dopo aver riottenuto i diritti cinematografici di Daredevil dalla Fox (che ne aveva ricavato uno dei peggiori film mai visti su un personaggio creato da Stan Lee), la Marvel decise di provare a giocare la carta delle serie Tv e ne affidò a Netflix la realizzazione. Da questo accordo nacquero appunto nel 2015 i serial con i quattro protagonisti, che si differenziavano da quanto appariva contemporaneamente al Cinema per una contestualizzazione più urbana e fatta di storie, per quanto possibile, meno “supereroistiche”.

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Charlie Cox nei panni di Daredevil

La decisione era dovuta sia ai personaggi coinvolti, sicuramente più adulti e immersi in scenari conditi da maggiore violenza, sia alle inferiori disponibilità per effetti speciali che ne ricreassero più fedelmente i poteri e le gesta. La prima stagione sul piccolo schermo di Daredevil era stata un piccolo capolavoro di equilibrio, riuscito anche grazie ai drammi interiori del personaggio e alla bravura della sua nemesi: il Kingpin di Vincent D’Onofrio ha donato alla serie un villain di grandissima caratura, capace di ricreare i tormenti e le contraddizioni del feroce criminale Marvel.

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Vincent D’Onofrio nel ruolo di Kingpin

Jessica Jones aveva proseguito sulla stessa onda, raccontando la travagliata vicenda della detective e introducendo Luke Cage, che sarebbe stato protagonista del terzo segmento del progetto The Defenders. Anche in questo caso la presenza di un grande nemico come Killgrave aveva reso più agevole la narrazione, ma la serie era apparsa un pò troppo prolissa e con qualche caduta di ritmo di troppo (problema riapparso nella seconda stagione di Devil). Nonostante la presenza di un ottimo Punitore e di un Elektra più che credibile, le nuove tredici puntate sulle gesta del Diavolo rosso si erano un po’ troppo avvitate su sé stesse, soprattutto nella seconda parte, lasciando con l’amaro in bocca chi si aspettava un’altra grande serie con Matt Murdoch.

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Krysten Ritter, già apparsa prima di Jessica Jones in Breaking Bad

Luke Cage aveva permesso di guardare con maggior fiducia al futuro delle serie Netflix, mettendo in scena un grande personaggio in una Harlem violenta e credibile. Ma poi Iron Fist, su cui c’erano altissime aspettative, è riuscita a rovinare il giocattolo con una storia raffazzonata, dalla trama piena di contraddizioni e colpi di scena dannosi per la credibilità del personaggio (reso addirittura irritante) e di tutta l’architettura su cui si reggeva The Defenders.

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Mike Colter, il Power Man di Harlem

I quattro protagonisti, secondo i piani della Marvel, si sarebbero infatti uniti in una serie tutta loro per combattere la Mano, un’organizzazione millenaria e in grado d’influenzare persino dei governi. Lo scontro contro Madame Gao e i suoi sodali, però, non è andato come ci si aspettava: proseguendo la china di Iron Fist, Netflix ha imbastito otto puntate deludenti e ripetitive, in cui i tanti difetti emersi negli anni sono stati mostrati in un colpo solo.

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Finn Jones, già Loras Tyrell in Game Of Thrones, ora è Pugno D’acciaio

La narrazione della storia è riuscita una volta di più a non convincere: il racconto va avanti a strappi, seguendo uno schema semplicistico e quasi isterico, fatto di litigi tra i quattro protagonisti, combattimenti con la Mano e dialoghi spesso inutili, che non hanno portato a una evoluzione dei personaggi. Anche la scelta di Sigourney Weaver come leader della Mano e villain dal grande carisma non è andata come ci si poteva aspettare: l’evoluzione della storia ha fatto sì che Alexandra risultasse sempre meno credibile come “cattivo” al livello di Kingpin e non ha aiutato la serie a stabilizzarsi su fondamenta solide. Inoltre, concentrare gran parte dei minuti a disposizione in scontri fisici poteva essere un’idea per provare almeno a dare al pubblico qualcosa di più vicino all’action pura, ma anche qui non si è riusciti a centrare l’obiettivo: i combattimenti, anche per colpa di un budget limitato, non sono mai andati oltre a delle scazzottate ben coreografate e incapaci di coprire i buchi narrativi.

Peccato, perché i presupposti erano più che buoni (almeno fino a Iron Fist) e l’idea di vedere i quattro personaggi Marvel interagire tra loro era affascinante, ma alla fine The Defenders non riesce nel suo intento di dare una svolta al racconto superoistico di Netflix. Non ci resta che sperare nella serie sul Punitore prevista per l’autunno e incrociare le dita: Frank Castle è sicuramente un personaggio che difficilmente può essere rovinato. O no?

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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