Jerry Lewis, l’irresistibile picchiatello che stravolse Hollywood

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Jerry Lewis è venuto a mancare a 91 anni, dopo una carriera immensa, infinita, che ha segnato la storia dello spettacolo del Novecento e ha regalato risate ed emozioni a più di una generazione.

Figlio di attori di vaudeville come tanti altri grandi artisti del secolo scorso (Groucho Marx, Buster Keaton), Jerry segue i suoi genitori lungo le infinite tournée, approcciandosi al palcoscenico e immagazzinando quanto può, per poi riproporlo una volta che la sua carriera prende il via. E Jerry scalpita talmente da lasciare gli studi per buttarsi nello show business a soli sedici anni, seguendo un percorso tutto suo fatto di gavetta e sketch riempitivi: il più famoso, quello che lo farà notare poi dagli impresari, si basa sulla semplice parodia di cantanti famosi, sulle cui canzoni il nostro giovane picchiatello si lascia andare alle sue smorfie da antologia.

La sua innata capacità di destabilizzare qualsiasi cosa sia ritenuta inalterabile viene fuori già in queste prime esperienze sul palco, per poi diventare il fulcro della sua comicità futura, costruita proprio sul sovvertimento dello status quo a suon di smorfie e gesti inconsulti. L’incontro con Dean Martin permette poi al giovanissimo Jerry Lewis di ampliare il proprio schema, inserendo la spalla in assoluto meno comune e scontata ai suoi spettacoli. La formazione della coppia, avvenuta nel 1946, porta alla nascita di qualcosa di nuovo e mai visto prima, con una commistione di bello e fascinoso, buffo e pestifero che semplicemente conquista prima l’America e poi il mondo intero.

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L’improvvisazione che caratterizza i loro primi approcci in coppia, andando a braccio e seguendo la corrente, passa da semplice riempitivo per pochi spettatori a spettacoli da tutto esaurito che non finiscono mai e che li portano all’approdo più scontato: Hollywood. Seguiranno decine di film che vedranno impegnati i due fino al 1956 (tra i migliori Attente ai Marinai e Hollywood o Morte), quando Dean Martin dirà basta e scioglierà di fatto il sodalizio artistico e pure l’amicizia, corrosa da anni di frequentazione forzata e gelosie sempre più evidenti.

Da lì Jerry Lewis inizierà di fatto la seconda parte della sua carriera, portando da solo sul Grande Schermo i suoi personaggi incontenibili fino a diventare un’istituzione: per più di un decennio avrebbe realizzato due film all’anno, che sarebbero stati distribuiti durante le vacanze estive e quelle natalizie, riempiendo le sale di grandi e piccini. I bambini, infatti, sarebbero diventati i suoi più grandi sostenitori e lui lo sapeva, tanto da dare loro libero accesso durante la realizzazione dei suoi film.

La sua instancabile voglia d’imparare e di mettersi in gioco lo aveva portato in Ragazzo Tuttofare a fare il regista (lo sceneggiatore già lo faceva dai tempi con Martin), ruolo che poi non avrebbe quasi più abbandonato e che lo appassionò fin da subito. Apportò anche delle innovazioni sostanziali sul modo di girare, come l’invenzione del Video Assist, dispositivo che gli permetteva di rivedere praticamente in diretta il girato tramite una telecamera montata sulla cinepresa e che poi sarebbe entrato nell’uso comune di tutti i registi.

In quegli anni strinse amicizia con Charlie Chaplin, che nel tempo gli avrebbe insegnato molto su come realizzare un film. Il loro primo incontro avvenne in un ristorante: Chaplin chiese all’intimidito Lewis di chiamarlo semplicemente Charlie e, per tutta risposta, il giovane comico gli rispose con uno dei suoi lampi “allora puoi chiamarmi Mr. Lewis”, cosa che divertì il regista di Tempi Moderni e diede il via al loro rapporto. Un altro grande del passato con cui Lewis ebbe un lungo rapporto confidenziale fu Stan Laurel e anche in questo caso l’amicizia instaurata permise a Jerry di imparare nuove tecniche sulla lavorazione dei film.

Dopo un decennio come gli anni ’60, che segnarono il punto massimo della sua carriera (Le Folli Notti del Dottor Jerryll, L’idolo delle Donne), gli anni ’70 furono invece segnati da un declino improvviso e per certi versi inspiegabile. Scusi Dov’è il Fronte ricevette nel 1970 una buona accoglienza in Europa, mentre sul suolo di casa venne stroncato, sancendo la fine della luna di miele con gli spettatori americani. Lewis non la prese benissimo e praticamente smise di realizzare film fino al 1983, quando Martin Scorsese lo convince a calarsi nel 1983 in un ruolo drammatico in Re Per Una Notte.

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Jerry Lewis, Robert De Niro e Martin Scorsese

Questo lungo black-out fu riempito comunque dai suoi spettacoli e dall’edizione annuale del Jerry Lewis MDA Telethon, trasmissione televisiva ideata dallo stesso attore nel 1966 per raccogliere fondi a favore dell’associazione per i malati di distrofia muscolare: l’edizione del 1976, grazie a Frank Sinatra, fece anche da scena per la rappacificazione con Dean Martin. Jerry Lewis visse quegli anni anche sotto la pesante scure della dipendenza da antidolorifici (da cui si libererà solo nel 1978), che gli permettevano di ignorare il dolore causato da anni di folli cadute ripetute per strappare una risata nei suoi sketch.

Anche dopo la ritrovata popolarità grazie a Re Per Una Notte, Lewis non tornò completamente nelle grazie del pubblico, che non gli perdonava forse di essere cresciuto e di non essere più quel bambino che restava rapito a guardare le smorfie buffe e i capitomboli insensati del comico. A volte va così: dopo una vita sempre sulla cresta dell’onda, di colpo ti trovi respinto dalla stessa gente che fino a poco prima ti osannava e che non vede l’ora di vederti nella polvere. È una legge dello spettacolo che lega Lewis a molti dei suoi maestri e che non si esaurirà con lui.

Jerry Lewis se ne è andato per sempre: che gli sia lieve a terra, perché un clown che ha regalato così tante risate non deve stare scomodo nel suo nuovo alloggio. Lo immagino già a dispensare gag ai suoi nuovi spettatori e a raccogliere applausi, ma anche a presentarsi a chi regge la baracca da quelle parti con “allora puoi chiamarmi Mr. Lewis”. Probabilmente diventeranno amici.

I film di Jerry Lewis sono su Amazon.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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