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Get Out: in un mondo folle, la follia ha contorni perfettamente reali

Andare a vedere Get Out al cinema è un’esperienza parecchio divertente. Almeno per chi ama provare certe sensazioni di disagio, pericolo e timore per ciò che può accadere di fronte ai tuoi occhi, ossia per tutti i bravi, vecchi amanti del cinema horror. È divertente perché se sai il titolo del film e hai visto il trailer (che è qui sotto), hai già ben chiaro che c’è qualcosa da cui il povero Chris deve fuggire. Ma non è ben chiaro di cosa si tratti, fino alla fine del film. Non si sa qual è la minaccia, chi sono i nemici e di chi ci si può fidare. Lo si scopre solo molto più in là. Ma fin dall’inizio, complici le musiche, gli effetti sonori, la fotografia, le ambientazioni e la splendida recitazione degli attori neri, c’è un senso di minaccia incombente, una netta sensazione che quel che stai osservando, sebbene suoni fino a quel momento perfettamente normale, nasconde qualcosa di diabolico.

Quindi sì, è divertente prima di tutto arrivarci, alla verità finale. E lasciarsi trascinare dallo strano evolversi degli eventi, cogliendo elementi qua e là che in qualche modo, alla fine potrebbero servirti a capire. Ma soprattutto è divertente, anzi piacevolmente angosciante, scoprire alla fine del film che la sensazione che ti resta dopo aver visto il tutto, è molto simile ad un altro film-shock dei tempi recenti, Gone Girl: vale a dire che quel che hai visto è folle, sadico e malato, ma che in un mondo folle, sadico e malato, in fondo è perfettamente realistico. Non c’è nulla di soprannaturale, nulla che ti ponga uno schermo delimitatore tra la realtà e (quella che si suppone essere) la fantasia.

Non è un caso che il film è già diventato un cult negli ambienti specializzati, e che decine di visual artist sono stati già ispirati dalle immagini e dal concept (trovate una bella selezione di disegni qui). Alla fine tutto ha una logica, perversa ma valida. E tutti i pezzi del puzzle raccolti durante i cento minuti di visione combaciano. Perché in fondo Georgina, la cameriera nera di casa Armitage, non mentiva quando diceva che “i signori li trattano come membri della famiglia“. Coglieteli questi elementi, quando andrete a vederlo. E divertitevi.

Carlo Affatigato

Carlo Affatigato

Carlo Affatigato è il fondatore e Direttore Editoriale di Auralcrave. Ingegnere di formazione con un background in psicologia e life coaching, è analista culturale e scrittore professionista dal 2008. Carlo è specializzato nell'estrarre significati nascosti e intenzioni umane dalle storie globali di tendenza, unendo il rigore scientifico a una lente umanistica per spiegare l'impatto psicologico dei nostri momenti culturali più significativi.View Author posts