Perché tutti i mix house su Youtube hanno immagini di ragazze seminude?

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La domanda che leggete nel titolo mi è stata fatta realmente da un amico qualche tempo fa (pare che da certe parti qualcuno mi ritenga ancora un esperto di roba elettronica & dance – folli). Ed è una domanda che nella mia testa è esplosa immediatamente in tutta la sua veridicità, nello stesso momento in cui l’ho letta (eravamo in una chat). Perché è la pura e semplice verità: andate su Youtube anche voi, cercate “house mix” e guardate le anteprime dei video risultati dalla ricerca. Un tripudio di culi, bikini e scenari da spiaggia.

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House mix” su Youtube – anteprime video

La mia risposta è stata istintiva e predisposta all’intrigo. Almeno per lui. Per me è stato l’inizio di una serie di deduzioni che mi ha portato a mettere in dubbio tutto quel che sapevo finora. Ma ci arriviamo tra un attimo. Prima la risposta:

Perché la house è femmina
Sexy, calda e sinuosa
Invece la techno è maschia
Forte, rigida e virile

Niente di nuovo sotto il sole di Ibiza, no? Se si confrontano i sound consolidati e l’immaginario comune legato alla house (soprattutto alla deep house, che è la cosa che va più di moda oggi) e alla techno, se si ha la sensibilità innamorata di entrare dentro entrambi gli stili e percepirne la vera essenza, si scopre facilmente che la house è quella che la notte ti accompagna, ti fa divertire, asseconda la tua sete di movimento con dolcezza, senza imporsi, mentre la techno è marziale, autoritaria, è lei a dettare il ritmo e tu – se davvero vuoi godertela – devi lasciarle il volante, farti dominare, per certi versi subirla. Provate a indovinare cosa esce fuori se su Youtube digitate “techno mix“.

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Techno mix” su Youtube – anteprime video

Qualche bella ragazza si trova ancora, ok, ma sono poche e si suddividono equamente tra esemplari semisballati da fumo o droga (sedurre non è più la priorità, eh?) e figure avvolte in strani giochi di luce futuristici. E accanto ad esse, un fiorire di teschi e immagini scure. Onestamente, da amante della filosofia fondante della techno, quella che storicamente ha sempre inseguito il futuro con le intenzioni intellettuali più nobili possibili, come forma d’arte d’avanguardia, vederne ridotto l’immaginario a drogati e punkabbestia mi fa un po’ male. Colpa dei tempi che corrono, dell’onda industrial che ha fatto sbocciare i vari Regis, Randomer, Rødhåd e compagnia delle tenebre. Li ricorderemo come gli anni bui della techno. Probabilmente senza troppo entusiasmo.

Poi, mentre pensavo a tutto questo, dentro la mia testa si è fatta sentire quella vocina impertinente che non dorme mai e di tanto in tanto si presenta a rovinarti i piani. Il grillo parlante che vive dentro l’ascoltatore di musica, diciamo. E mi ha fatto un’altra domandina, stavolta bastardissima:

Ma la house storicamente non nasce dalle ceneri della disco, per allietare le serate gay di Chicago?
Quand’è che esattamente l’immaginario house è stato affidato a donnine sculettanti col gluteo in evidenza?

Io a Chicago a metà anni ’80 non c’ero, ma se ci fossi stato ora vi avrei detto: ma voi ve le ricordate On And On, Your Love, Can You Feel It? Non era mica roba sinuosa e seducente come la deep house moderna. Era roba fatta per sudare e scatenarsi anche quella eh, niente da invidiare ai colleghi di Detroit. Ma allora quand’è che la house è diventata quello che è adesso, in questa versione edulcorata che sembra rivolgersi ai clubbers che non vogliono perdere troppo il controllo?

La colpa probabilmente è di Ibiza. Le estati passate lì ad osservare il sound house plasmato anno dopo anno verso un pubblico rivolto fondamentalmente al party, al divertimento vacanziero. L’olimpo mondiale dei dj che da un’isoletta di venti chilometri di diametro ha dettato le direzioni del successo globale della house music senza che nessuno si opponesse, mentre la techno cercava in qualche modo di resistere alla commercializzazione delle proprie intenzioni.

Non è qualcosa di obbligatoriamente sbagliato, sia chiaro. Quella di seguire le tendenze naturali dei tempi moderni, che quasi sempre richiedono formule dalla facile diffusione e dall’impatto immediato, è un’esigenza a cui in qualche modo bisogna andare incontro, e fare l’aristocratico schizzinoso com’è la techno oggi è un rischio antistorico troppo grosso e difficile da sostenere. Anche perché, mentre la techno negli anni ’10 grossomodo non ha fatto altro che produrre imitazioni nostalgiche di quel che piaceva nell’underground dei tempi che furono, la house ha prodotto i Disclosure, Claptone, i Dusky, i Gorgon City e tutta l’ultima onda house al femminile. Che piaccia o no, è qualcosa che rimarrà nel tempo e che in futuro identificherà questo decennio.

Infatti il problema non è la house, non è la techno e non è nemmeno l’impossibile compito di stabilire quanto nobile e autorevole sia esporre il proprio volto più fruibile all’ascolto di massa.

E a dire il vero, il problema non è nemmeno la serie di culi in bella mostra su Youtube, con le mille cose peggiori che si vedono in tv e sui cartelloni pubblicitari.

Il problema forse sono gli amici che ti fanno domande insidiose, rovinandoti la tranquillità di una serata originariamente destinata a divano e serie tv e finita invece davanti al computer a scrivere l’ennesimo pippone di cui nessuno ha bisogno. Sempre fino a prova contraria.

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