La chiamavano future bass: il nuovo volto della musica pop

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Sono quelle evoluzioni sottili di cui è difficile accorgersi in corsa, ma che diventano evidenti all’improvviso, quando si prova a fare un’analisi più generale che copra un arco temporale di mesi, se non anni. Ed è qualcosa che alla musica pop (nel senso più ampio del termine, la musica che ottiene popolarità nei media a fruizione massiva) accade puntualmente in questo modo: le hit che ci capita di ascoltare alla radio – o nelle playlist streaming che ormai hanno sostituito il ruolo delle radio nell’era del web – sembrano seguire un processo di evoluzione lento e pacifico, ma se poi riflettiamo su com’erano i successi di 5 o 10 anni fa, ci accorgiamo di quanto siano cambiate le cose.

Col pop è sempre andata così. C’è stato quel periodo in cui tutto il pop di successo sembrava discendere direttamente dall’r’n’b, quell’altro in cui gli entusiasmi dance sembravano dominarne le sorti e quell’altro ancora in cui il trend chiamato dubstep voleva conquistare ogni spazio. E ogni volta è qualcosa che il pop ingloba a posteriori, con un ritardo necessario che è parte del proprio carattere e di cui non può sentirsi colpevole: la musica del grande pubblico non può e non deve offrire colpi di scena troppo immediati che possano spiazzare gli ascoltatori. Il suo mestiere è proprio quello di conquistare, esaltare il pubblico, e questo lo si fa spingendo soprattutto sui gusti già acquisiti da quel pubblico.

Di tanto in tanto, però, il pop è bravo a introdurre nuovi elementi di sorpresa, in maniera delicata, in modo da non confondere il pubblico ma nello stesso tempo da offrire nuovi spunti che lo intrighino e gli diano l’entusiasmo tipico di ascoltare qualcosa di nuovo. E quasi sempre i nuovi spunti sono presi da stili musicali già esistenti, a livello un filino più underground, noti più agli addetti ai lavori e riproposti con la sensibilità giusta e il miglior perfezionamento che possa funzionare a livello più generale. Recentemente era successo col cosiddetto moombahton, mentre oggi è sempre più evidente come molte delle tracce che stanno conquistando il pubblico provengano dalle intuizioni che negli ultimi anni ricadono sotto l’ombrello di un genere forse poco noto a chi ascolta pop: quella che chiamano future bass.

Quasi non lo noti, se scorri oggi le tracce più ascoltate settimanalmente su Spotify. Ma accanto alla prevedibile presenza di artisti hip hop (perché chiaro, è anche il momento di grande visibilità dei vari Drake, Kendrick Lamar e Kanye West – non a caso sta per tornare un altro big qual è Frank Ocean) e di artisti pop più classici (Sia, Adele, Rihanna), si fan notare sempre più nomi come Fifth Harmony, Flume, DJ Snake, Kygo, coi pezzi che trovate disseminati in quest’articolo e che, potete giurarci, hanno un sound ormai riconoscibile alle vostre orecchie. Ed è lo stesso sound che invece qualche anno fa suonava tremendamente innovativo.

È la diretta discendente di quel che a inizio anni 2000 chiamavano future bass, musica che fa un uso corposo di parti cantate (ovvio, è pop) e include quel tipico uso di componenti sintetiche capaci di creare atmosfere, aperture ariose e stimoli giocosi che stan funzionando tanto bene ai giorni nostri. A questo potete aggiungere una serie parallela di artisti che san pescare con intelligente equilibrio dalla trap e dalla house, e ne ottenete il profilo generale della nuova onda pop futuristica.

Son tutte intuizioni venute fuori in questo decennio. Un’eredità portata in dote da chi quelle intuizioni le ha avute per primo, a livello meno popolare, come Disclosure, Cashmere Cat, Rustie, lo stesso Flume del primo periodo. E che sta producendo una nuova generazione di giovani produttori capaci di continuare il processo, con un occhio magari più vicino al pop. E un risultato che sta piacendo parecchio, a giudicare da quanto siano presenti nelle heavy rotation di questi giorni.

Oggi vi presentiamo qui sotto dieci artisti da tenere d’occhio, distribuiti in equilibrio tra quelli noti e quelli emergenti, esponenti di quel sound che prevediamo sarà sempre più presente nel mondo pop. Un modo per permettervi di prendere confidenza con qualcosa di nuovo (se ancora non lo conoscevate) o di realizzare il trend che sta emergendo proprio sotto i nostri occhi.


Lido

Norvegese, perfetto esempio di future bass applicato al pop, da un giovanissimo che molti identificano come il nuovo Flume. Ne sentirete parlare.


The Chainsmokers

Dagli Stati Uniti, capaci ancora di offrire suoni trap in modo da evitare eccessi troppo fastidiosi.


Cashmere Cat

https://vimeo.com/157486241

Altro norvegese, il suo talento l’han capito tutti da tempo. Ma la sensazione è che ancora debba offrire il suo meglio.


Disclosure

Più noti per il loro modo di portare la nuova house/garage nel pop, ma han già mostrato la capacità di aggiungere nuove sfumature che possono attecchire bene.


Kasbo

Giovanissimo e non ancora esploso, promette molto bene e ha già l’approccio giusto per il mondo pop. Serve solo una spinta di fiducia.


Odesza

Amatissimi soprattutto in America, son quelli che potrebbero generare la più grossa onda d’urto nel prossimo pop. Più di quanto fatto finora.


Rustie

Non ancora convinto di poter dire qualcosa di forte che conquisti finalmente il grande pubblico. Ma sempre presente nella scena con colpi promettenti. Non è un emergente ma da lui ci si aspetta qualcosa di forte da un momento all’altro.


Fifth Harmony

Americane, stanno scalando le classifiche col loro pop in perfetto equilibrio tra elementi riconoscibili e nuove intuizioni.


DJ Snake

Più noto per le sue hit trap, sta maturando un profilo perfetto per spezzare finalmente il muro della popolarità generale. Nuovo album in arrivo.


Flume

Forse quello che ha inventato tutto questo prima di tutti, anni fa. E ancora capace di colpi pop importanti. Per quante perplessità possano nascere in fase di analisi dell’album.

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9 comments

  1. ti seguo da un po’, anche con interesse.
    poiché poni una certa enfasi sul contatto tra recensore e lettore, ti segnalo che l’abuso di “son” e “san” al posto di “sono” o “sanno” urtano incredibilmente le orecchie di un lettore italiano medio.
    grazie per il pezzo.
    enrico

    Mi piace

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