Album: Plaid – The Digging Remedy

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Fa strano dire di una band attiva da 25 anni che “è in un particolare momento di forma”. Ma per i Plaid non è una frase fatta. È la verità. A inizio anni ’90 loro furono uno dei principali artefici di quell’onda elettronica chiamata IDM (una variante ingegnosa dell’ambient techno che raggiunse il picco in quegli anni e diede vita al mito Warp Records e a nomi leggendari come Aphex Twin, Autechre e The Orb). Eppure questo assetto armonico così equilibrato e ispirato che osserviamo oggi è una caratteristica emersa solo in questo decennio, soprattutto col precedente (fantastico) Reachy Prints e con questo The Digging Remedy, che rappresenta la naturale continuazione di una forma estetica consolidata solo di recente.

Una versione più controllata, meno futuristica del sound storico. Qualcosa di molto personale, molto più orientato alla carica emotiva e meno complesso, meno cerebrale. È stato questo che ha fatto spiccare così bene Reachy Prints (che possiamo tranquillamente definire il loro miglior disco degli ultimi 15 anni), ed è questo che troverete anche nel nuovo disco. Forse un pizzico meno intenso emotivamente (non per demeriti del disco di oggi, ma per l’enorme livello raggiunto nel disco scorso), ma nello stesso tempo più variegato, capace di partire con un pezzo come quello qui sopra (praticamente John Carpenter), costruire una prima metà dell’album di conferma della loro condizione attuale e inventarsi un po’ di coraggiosa sperimentazione nella seconda parte. In generale, stiamo parlando di una delle realtà artistiche più originali che la musica elettronica abbia mai conosciuto, a livelli di ispirazione oltre la media. Basta a farne un disco da non perdere.

7.5 / 10

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