Hype of Italy: Cosmo vs. Jolly Mare

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C’è anche una macchina dell’hype buona. Quella che punta a promuovere in maniera sana le buone proposte che abbiamo, non quella malata che sfocia nella sovraesposizione di materiale che poi crolla sotto il peso della pressione. È quella che in fondo ci piace osservare, e questo mese ci ha consegnato alla nostra attenzione due artisti dal talento riconosciuto della scena nostrana: Cosmo e Jolly Mare, entrambi dal roster 42 Records, entrambi con un nuovo album appena uscito (L’Ultima Festa e Mechanics, fuori l’8 aprile), entrambi a scivolare con passione su un tipo di musica dallo spirito classico, che punta al piacere dell’easy listening con fare maturo. Due dischi pieni di spunti validi che probabilmente finiranno in molte delle classifiche di fine anno, ma soprattutto due esempi di come la sensibilità musicale italiana sia ancora/sempre in grado di creare un tipo di musica equilibrata ed armoniosa che viene puntualmente adorata dagli amanti della forma canzone (anche all’estero).

Il primo, Cosmo, sembra essere uscito da una personale fase “giovane” (quella dei Drink To Me e del primo album solista Disordine) ad una nettamente più matura, intimista e per certi versi introspettiva. Nell’intervista su rockit è lui stesso a far capire come quest’album sia frutto di una sua nuova fase di vita, da padre e da artista più propenso a cantare dei valori della vita. Ed è questo (lui non lo ammetterebbe mai) che lo fa apparire così “adulto” nelle composizione, così controllato e pacato nelle canzoni. Con l’effetto di aver allargato nettamente il pubblico possibile, che ora può includere tranquillamente tutta la scena sostenitrice dell’indie italiano. Questo non è più solo pop. Questo è scrivere canzoni. Belle canzoni.

Discorso sulla cura e l’amore per la forma-canzone che si applica anche a Jolly Mare. Con la differenza che Jolly Mare parte da un background più disco (a lui piace dire che la sua formazione musicale si è fermata al 1988) e da un atteggiamento più sperimentale, che gli è valsa una discreta visibilità all’estero grazie alla partecipazione a Sónar 2014 e all’apparizione sul Worldwide Mix di quest’anno di Gilles Peterson. Mechanics eppure è un disco più tosto de L’Ultima Festa. Più coraggioso, pieno di sfumature. Meno per tutti, probabilmente. È il disco che annuncia ufficialmente l’arrivo sulla lunga distanza di un artista che ha un’infinità di potenziali cose da dire. La fase della raffinazione di solito arriva dopo che la coscienza dei propri mezzi e delle proprie potenzialità si è compiuta. Questa è la fase in cui si stupisce tutti. Funzionerà.

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