Jennifer Lopez e le produzioni a sua insaputa

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Un casino, ragazzi. I tempi in cui viviamo sono così tanto complessi, ogni cosa nasconde così tante sfumature sconosciute, che ormai capirci qualcosa fino in fondo è un’impresa per pochi. Infatti la realtà è che non ci capiamo niente. Ci abbiamo rinunciato proprio. Noi, quello che facciamo è fare scattare lo scandalo mediatico. È il nostro ruolo, il nostro potere prediletto in quanto massa parlante che osserva tutto quanto accade nel mondo e emette il verdetto sotto forma di reazioni facebook nel giro di pochi secondi. Pensate che casino per le figure pubbliche. O per le multinazionali. Metti che sei il direttore finanziario di Apple, un giorno guardi il mercato azionario e boom, vedi le tue azioni crollare senza che tu abbia fatto o comunicato nulla. Fai un giretto tra le pagine degli analisti e scopri che qualcuno ha pubblicato un video in cui mostra come mandare un tilt un iphone settando la data al 1 gennaio 1970, e che la rete ha deciso di farne un caso. Basta un post che diventa virale e di colpo la tua azienda vale qualche miliardo di dollari in meno. Ve l’ho detto, è un casino.

La settimana scorsa è capitato a Jennifer Lopez, che nel bel mezzo della campagna promozionale per il nuovo album ha pubblicato il suo ultimo singolo, I Ain’t Your Mama. Potete ascoltarlo qui sopra. Forse non esattamente il solito stile di JLo, ma insomma, può funzionare. Il casino è stato quando si è venuto a sapere che a produrre il singolo è stato Dr. Luke, uno che per anni è stato garanzia di successo per tutti (ha prodotto per Shakira, Miley Cyrus, Katy Perry e decine di altre popstars) ma che ora è nei guai giudiziari per la denuncia di violenza sessuale lanciata da Kesha qualche anno fa. Mediaticamente inaccettabile, insomma. Singolo boicottato dai fan, tentativi di negare la cosa, momenti febbrili per tutto il management. Fosse stata una società per azioni, avremmo visto un -15% in una settimana.

E pare non fosse neanche colpa sua. La cosa alla fine l’ha spiegata in questi giorni Meghan Trainor, erettasi paladina a difesa di Jennifer Lopez. Non per stima, eh. Solo perché a quanto pare la responsabilità sarebbe tutta sua. Pare che sia stata Meghan stessa a mandare la prima stesura della canzone a J Lo. Pare anche che la canzone sia piaciuta un sacco al figlio di Jennifer Lopez (“mi ha costretto a metterla cinque volte consecutive! È una hit di sicuro!“) e da lì è diventata ufficialmente il suo ultimo singolo. D’altronde se piace al figlioletto di otto anni, cosa vuoi che importi chi l’ha fatta? La Trainor non l’ha detto, la Lopez non l’ha chiesto, via col singolo. E tutti a ballare felici.

Perché se ti chiami Jennifer Lopez, è così che funziona la tua carriera musicale. Tu stai a casa a guardare la governante che corregge i compiti a tuo figlio e il tuo prossimo singolo ti arriva via whatsapp, lo ascolti e dici “è fatta!“. E voi, poveri ascoltatori innocenti, restate lì confusi a cercare di capire se dovreste indignarvi perché Dr. Luke ha fatto una nuova canzone mentre si sta difendendo in tribunale o perché Jennifer Lopez rilascia musica nello stesso modo in cui il ministro Scajola acquista appartamenti vista Colosseo. A sua insaputa. Sono i tempi moderni, ragazzi, nessuno può dire davvero di essere senza peccato, niente è mai completamente giusto o completamente sbagliato e l’unica cosa che possiamo fare è stare in guardia e concentrarci sulla musica. Mai dichiarare amore eterno ad alcun artista o figura pubblica, ‘ché lo scandalo è alla portata di tutti. Mai affezionarsi. Sono i tempi della disillusione sistematica. Un vero casino, ragazzi.

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