Quella volta che ci convinsero che David Bowie sarebbe stato immortale

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Quando appresi la notizia della morte di David Bowie, la prima cosa che mi è venuta in mente è la puntata a lui dedicata di Almost True, la serie di pseudo-monografie andata in onda su Deejay TV nel 2010.

Per chi non la conoscesse, quella serie era condotta da Carlo Lucarelli, che allora era sulla cresta dell’onda come cronista delle storie misteriose del passato politico italiano in Blu Notte, e consisteva in una sorta di auto-parodia in cui venivano esposte le leggende metropolitane relative ad alcuni importanti artisti. Leggende che non potevano essere considerate vere (a meno di volerlo esplicitamente) ma che venivano raccontate alla maniera della ricerca poliziesca tipica di Lucarelli. Erano simili a certi video fatti più recentemente da Federico Buffa, e si facevano guardare con piacere proprio perché raccontavano storie che non si sentivano da nessuna altra parte. Come fossero racconti di fantasmi raccontati dal nonno la notte di Halloween.

La puntata di Almost True dedicata a Bowie aveva una teoria ben precisa: David Bowie era un vampiro, immortale e incapace di morire. A quanto pare lo erano diversi membri della Factory, lo studio di Andy Warhol che rappresentava un punto di incontro di diverse personalità artistiche importanti della scena musicale americana. In ognuna delle location scelte da Warhol tra gli anni ’60 e gli ’80 si registrarono diversi strani omicidi, in cui le vittime venivano ritrovate senza sangue e le cause della morte restavano misteriose. Altri argomenti a favore di questa tesi erano il fatto che Bowie lavorasse solo di notte (confermato da diverse persone che han lavorato con lui), che la sua pelle non invecchiasse mai (pare che fosse l’unico che chiedeva ai truccatori di farlo sembrare più vecchio), che fosse detentore di una conoscenza storica e musicale enciclopedica e che avesse una passione maniacale per Niccolò Paganini, il violinista dell’800 intorno al quale girano parecchie altre teorie vampiresche. Ciliegina sulla torta era il film di Tony Scott del 1983, Miriam Si Sveglia A Mezzanotte, in cui Bowie recitava la parte di un vampiro che finalmente riusciva ad invecchiare, realizzando così quello che era il sogno segreto di Bowie e di tutti gli altri esseri immortali: conoscere la morte.

Non esistono streaming disponibili di questa puntata sul web (i diritti ora sono di Raidue, che aveva ritrasmesso la serie nel 2012, e nel sito della Rai questa puntata non è disponibile), solo un estratto vocale di una parte della puntata su youtube, che potete sentire qui sopra. Ma è probabile che qualcuno si prenderà la briga di ritrasmetterla, prima o poi. Perché questi sono i giorni dei riconoscimenti e delle carrellate storiche, e il fatto che lui non ci sia più lo ricordiamo costantemente, ogni giorno, con tutta la carica malinconica legata a questa consapevolezza. E in fondo, abbiamo bisogno di una teoria che ci illuda che Bowie non può essere morto, non può morire.

Non sarebbe giusto. Non avrebbe senso. Non si può pubblicare un singolo intitolato Lazarus e poi morire un mese dopo. Forse Bowie ci ha solo giocato un enorme scherzo. Forse ha deciso di dichiarare conclusa la sua identità di artista chiave della musica degli ultimi cinquant’anni e ricominciare una nuova fase della sua esistenza immortale sotto un altro nome, sotto un’altra personalità. Forse, tra cento o duecento anni, vedremo apparire dal nulla un nuovo artista rivoluzionario, dal passato misterioso ma capace di dar forma a visioni in un modo che nessun altro è in grado di fare. Nessun altro essere umano, perlomeno. D’altronde è questo che gli esseri immortali fanno, per inseguire l’ambizione della morte.

Forse questo non è un addio, ma solo un “ci rivedremo sotto forme diverse“. Da Ziggy Stardust una cosa del genere possiamo aspettarcela.

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4 comments

  1. L’articolo migliore che abbia mai letto su David Bowie. Sintetizza quello che rappresentava e rappresenta e quello che noi proviamo, magistralmente.

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