Qualche riflessione è affatto doveroso esprimerla, riguardo al caso dei ragazzini che, per allontanare la noia domenicale, hanno percorso strade di Roma su una minicar nera divertendosi ad abbattere a colpi di bastone conduttori di velocipedi e passanti. Il caso così come viene esposto nei notiziari nazionali, è aberrante e genererà solamente tentativi di emulazione pericolosissimi. Si tratta di adolescenti che insistono a bivaccare in un altro luogo – quello virtuale – ma che sentono il bisogno di un riconoscimento sociale e l’urgenza di entrare nel mondo degli adulti mediante un’antica e collaudata liturgia, quella del rito iniziatico, che si compie attraverso una prova che permette il passaggio dall’adolescenza alla gioventù.

Se tra i modelli offerti dalla società scelgono quello della violenza, è segno che essi la interpretano come un comportamento premiante e valoroso, esercitato quotidianamente in modo “virtuale” tramite i notiziari tesi a propinare continuamente narrazioni di vicende di guerra, di genocidi in atto sui quali pare che siano tutti d’accordo, nonché pronti a sottolineare assurde e minacciose e violente dichiarazioni di capi di stato, a trasmettere conflittuali dibattiti politici e giornalistici, isteriche esternazioni di presidenti e direttori, scontri tra tifosi sportivi di opposte fazioni, tra manifestanti e forze dell’ordine nel corso di proteste di piazza. Per entrare nel complicato mondo degli adulti, bisogna adeguarsi ad un clima di violenza: è il messaggio che i ragazzi recepiscono, diffuso presso di loro anche tramite i videogames, infine riprodotto nelle chat delle community attualmente sotto accusa, colpevoli solamente di essere nient’altro che vasi vuoti pronti a recepire quel che accade attorno e a lanciare conseguentemente pericolose mode e tendenze “giovanili” tra gli affiliati.

L’isolamento degli adolescenti, abituati a trascorrere intere giornate in solitudine, è causato dai devices a cui sono esposti senza difese da bambini, quando introiettano messaggi e immagini che, nel trovarli privi di chiavi di lettura e di interpretazione, contribuiscono a renderli fragili e insicuri. I genitori non sono in grado di avere il tempo a disposizione o la pazienza di assisterli, distolti dal lavoro, privi del tempo dovuto per assistere i figli come si dovrebbe, fatto che dovrebbe costituire un problema per quelli che nel gestire i problemi della società mostrano invece negligenza proprio nel proteggere le figure genitoriali. Quando i figli diventano adolescenti, il rapporto è già minato, e sovente, per evitare di diventare loro “amici”, i genitori non riescono a circondarli di quell’affetto, di quell’amore, di quell’ascolto di cui avrebbero bisogno proprio in quel momento.
Il fallimento della società è immane, molti parlano di perversione, di una malattia di un mondo in cui i desideri (indotti dal consumismo) superano di gran lunga i bisogni reali.

Si è ricchi di oggetti, le case sono piene di ogni necessità, ma i cuori sono vuoti, pieni solo di ambizioni, invidie, nevrosi, di brama di successo e ricchezza. Le famiglie sono alle strette, le prime ad essere colpite, le prime responsabili dei danni a cui si assiste, tutte solidalmente responsabili e corree di un sistema sociale sbagliato, inefficace, che genera insicurezza e chiede telecamere ovunque, per osservare meglio la violenza prodotta dal sistema stesso. Si osserva la malattia, ma non si curano i sintomi e il virus.
Si sta affidando la propria vita alle telecamere, così come la propria intelligenza a wikipedia e all’intelligenza artificiale, rinunciando al sapere personale, alla saggezza, alla coscienza critica che si è andata riparare all’ombra delle telecamere, dei sistemi di allarme, dei recinti elettrici, simboli di una paura o meglio di una vigliaccheria ormai entrata a far parte del bieco opportunistico ragionamento personale.

È il caso di rileggere l’enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas”. I punti salienti:
- Umanesimo digitale: si contrappone la centralità della persona umana allo strapotere degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, esortando a “disarmare l’IA” (leggasi l’umanità) dalle logiche di profitto e dominio (disarmare le banche usuraie che riciclano denaro sporco e le economie di guerra).
- Potere e concentrazione: occorre salvaguardarsi dal rischio che i dati e il controllo delle nuove tecnologie finiscano nelle mani di pochi attori globali (ma come, se le reti internet e le difese di sicurezza dagli attacchi sono in mano a poche ditte private?).
- Lavoro e dignità: Viene richiesta la tutela della dignità e dei posti di lavoro, affinché l’automazione e l’intelligenza artificiale non sacrifichino l’essere umano.
- Ruolo della politica: si richiede un maggiore protagonismo da parte delle istituzioni e della politica per regolare eticamente lo sviluppo tecnologico (o forse sarebbe più semplice dire che la politica torni ad essere politica, amore della polis, e non concentrazione del potere in poche mani).

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