Plodviv, seconda città della Bulgaria per numero di abitanti e capitale storica della Tracia, nota anche con il suo nome greco di Filippopoli, è uno degli insediamenti umani più antichi di Europa. E’ stata nel 2019 la prima città bulgara ad essere insignita del titolo di “capitale europea della cultura”, titolo peraltro condiviso in quell’anno con Matera. Come scrisse Claudio Magris nel 1986, “La Bulgaria è un nucleo essenziale della grande Slavia…ma di tutti i Paesi dell’Est resta ancora oggi il più ignoto, un luogo in cui ci si mette di rado il piede” (Claudio Magris, Danubio 1986). Rispetto agli anni Ottanta di certo, grazie anche al moltiplicarsi dei collegamenti low-cost, le cose sono cambiate, ma la Bulgaria continua ad essere poco conosciuta. Eppure, è proprio in Bulgaria, che sorge la più antica città europea vivente con i suoi circa ottomila anni di storia, già fiorente da tempo quando, sul finire dell’età del bronzo, si combatteva l’epica guerra tra gli Achei e Troia. Plodviv, dunque, è più antica di Atene e di Roma, ma a stento gli Europei ne conoscono l’esistenza.
Per gli studiosi, la storia di Plodviv risalirebbe ad 8000 anni fa, un periodo che, se non preistorico, possiamo definire senza alcun dubbio almeno protostorico: il suo territorio sarebbe stato abitato fin dal neolitico senza alcuna interruzione. Ed è proprio questo l’elemento fondamentale che fa di Plodviv una delle città più continuativamente abitate al mondo.
Pur avendo radici che affondano nell’età neolitica, il primo nome certo della città è attestato nel IV secolo a.C., Eumolpia, appellativo probabilmente legato al sovrano trace Eumolpo. Quando nel 342 a.C., la città fu conquistata da Filippo II di Macedonia, che la dotò di importanti mure difensive, le fu attribuita la denominazione di Filippopoli, che in maniera inequivocabile vuol dire “città di Filippo”. Nei secoli successivi la città fu chiamata in vari modi, sempre tuttavia ricollegabili al termine composto greco di Filippoli. Dapprima si adoperò la forma trace di Pulpudeva o Pulpudava, in considerazione che Pulpu risponde alla forma modificata di Filippo, mentre dava era il vocabolo trace per indicare città o, comunque, una sorta di insediamento umano. Dopo ulteriori appellativi nell’antico idioma bulgaro, si è passati al nome moderno di Plodviv, mentre in turco si utilizza ancora il termine Filibè, più vicino all’originario termine greco di Filippopoli. In epoca romana la città fu anche chiamata Trimontium, per la presenza dei tre colli principali che formavano il nucleo fortificato della città e che oggi rappresentano la struttura portante del centro storico. Si tratta di: Nebet Tepe (collina della guardia), dove sono stati trovati i resti dei primi insediamenti traci risalenti al 6000 a.C.; di Dzhambaz Tepe (collina dei funamboli), sulle cui pendici sorge lo spazioso teatro romano; di Taksim Tepe (collina delle divisioni), così chiamata perché in epoca romana si distribuivano le risorse dell’acquedotto. Le colline, considerate e venerate dai Traci come “ossa della terra”, su cui si estendeva l’intero agglomerato urbano, erano sette, ma attualmente ne rimangono sei, in quanto nel ventesimo secolo una di esse fu completamente demolita per poterne ricavare materiale di costruzione. Le altre tre colline ancora esistenti sono: Sahat Tepe (collina dell’orologio), che si trova nel centro della città, così chiamata per la presenza di una famosa torre dell’orologio costruita nel periodo ottomano; Bunardzhik Tepe (collina delle sorgenti), sulla cui cima si nota l’imponente monumento Alyosha, una statua in materiale granitico dedicata al soldato sovietico; Dzhendem Tepe (collina dell’inferno, chiamata oggi anche Youth hill) che, con i suoi 300 metri sul livello del mare, risulta essere la più ampia ed alta di Plodviv, da poco riconvertita in area naturale protetta. In epoca classica su quest’ultimo promontorio sorgeva un luogo di culto in onore di Apollo e si credeva che fosse un sacro rifugio delle ninfe driadi, entità arboree che incarnavano la forza ed il rigoglio vegetativo.
Durante l’Impero Romano, Trimontium diventò un importante centro amministrativo e culturale della Tracia, come dimostrano ancora oggi i numerosi e ben conservati resti archeologici, come il teatro, il foro e lo stadio. Dopo la divisione dell’impero, Plodviv rimase per secoli sotto l’enclave dell’impero romano d’oriente, anche se a fasi alterne, in quanto conquistata in periodi diversi dal primo e dal secondo impero bulgaro. Dal 1371 fino al 1878, quando cominciò il periodo della “rinascita bulgara”, Plodviv fece parte dell’impero ottomano. Ed alla fine del diciannovesimo secolo Plodviv, Filippopoli, la piccola Roma dell’est diventò proprio il simbolo della rinascita bulgara ed uno dei suoi principali centri per la costruzione di un’indipendenza politica negata da secoli di dominazione straniera. In questo periodo nella città tracia fiorì l’arte e la cultura, vennero edificati eleganti palazzi in stile neoclassico, al punto da guadagnarsi anche l’ulteriore ambizioso nomignolo di Firenze bulgara.
Il centro storico di Plodviv è contraddistinto da una vivacità affascinante quanto variegata: palazzi di legno coesistono insieme ad edifici in pietra o modellati in uno stile liberty molto originale. Al di là delle numerose e ben conservate vestigia di epoca romana, la città nel suo complesso ci ricorda la dominazione ottomana, nonostante Plodviv sia stata proprio uno dei più importanti centri rivoluzionari in chiave anti-turca. Le coloratissime case che si incontrano nel centro storico, costruite tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, hanno generato un vero e proprio stile chiamato “Case di Plodviv”, meritando il riconoscimento UNESCO come patrimonio dell’umanità. La “mescolanza” secolare di culture diverse non è percepita come caos e confusione, ma tutto ha un suo ordine stratificato, a cui si è dovuta inchinare anche la dirigenza del comunismo bulgaro, che è riuscita a contaminare di squallore e di rigidità geometrica soltanto i quartieri periferici. Le chiese ed i monasteri ortodossi, così come le chiese cattoliche, le moschee e le sinagoghe, adagiate l’una accanto all’altra, formano un unico panorama composito ed unito nello stesso tempo. Per le serate vivaci, gli abitanti del luogo consigliano senza tentennamenti il quartiere di Kapana, che in bulgaro vuol dire “la trappola”, un labirinto di strette vie pedonali che, negli ultimi decenni, è diventato il luogo privilegiato di artisti e artigiani. Ogni serata ha il suo fascino ed è facile imbattersi in un concerto all’aperto, ma è nel mese di settembre che Kapana offre il meglio di sé, in occasione del festival annuale, quando la città diventa un tripudio di musica, arte e di bancherelle che offrono street food locale. Stanchi delle continue discese e salite, camminando su un pavimento cittadino pittoresco ma non proprio comodissimo, si può passeggiare per il bellissimo parco Tsar Simenon, per poi sostare tra alberi secolari, fontane e statue di stile neoclassico.
La ricchezza culturale di Plodviv è ben testimoniata dal suo Museo Etnografico Regionale, collocato all’interno della famosa Casa Kuyumdzhioglu, uno dei più riusciti esempi di architettura bulgara del periodo della rinascita. Le sale del museo espongono circa 40.000 oggetti che ripercorrono l’intera storia dell’area geografica intorno a Plodviv. Di grande valore storico è la collezione di oggetti in rame e di gioielli che appartengono a diverse epoche, così come appare molto suggestiva la raccolta di antichi strumenti musicali. A queste si aggiungono le sezioni dedicate ai vecchi mestieri ed ai costumi tradizionali.
Anche le località nei dintorni di Plodviv presentano alcune prospettive interessanti per i visitatori. In particolare segnalo il Monastero di Backovo, restaurato da pochi anni, ricco di pregevoli affreschi, preziose icone ed antichi tesori del periodo bizantino. Ancora più suggestiva è la città fortezza medievale di Veliko Tarnovo, altro sito dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, che sorge vicino alle rovine di Nicopolis ad Istrum, opulenta colonia romana distrutta da Attila nel 447.
La ricchezza culturale di Plodviv ha portato con sé, nel corso dei secoli, tanti e numerosi racconti leggendari che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni. Una delle narrazioni più famose riguarda la fondazione della città, che sarebbe nata dal tragico amore tra la fanciulla Rodope ed il gigante Emo. La leggenda narra che nelle valli della Tracia viveva una magnifica fanciulla, Rodope, ed un gigante dall’indole protettiva, Emo. Della fanciulla si innamorò perdutamente il dio del mare Poseidone che rapì il figlio che lei aveva concepito con il gigante. Emo si infuriò e cercò di bloccare il rapimento scagliando enormi rocce. Per punire la stessa unione e il tentativo di rivalsa contro Poseidone, gli dei trasformarono Emo e Rodope nei monti che ancora oggi portano i loro nomi. I massi scagliati con forza e con rabbia dal gigante rimasero conficcati nel terreno, originando le colline sulle quali sarebbe sorta Eumolpia, il nucleo originario di Plodviv.
Come già accennato in precedenza la città di Plodviv è profondamente legata alle tradizioni ed alle leggende dei Traci, un antico popolo indoeuropeo che si era stanziato nella parte meridionale della penisola balcanica. I Greci consideravano la Tracia come una terra barbara e selvaggia, ma anche misteriosa, magica ed intrisa di interessanti significati mitologici. Erodoto descrive i Traci come il popolo più numeroso, dopo gli Indiani, aggiungendo che i territori da loro controllati avrebbero potuto formare un vasto impero, qualora non fossero stati divisi in tribù molto spesso in contrasto. Alcune vicende dei Traci appaiono anche nei poemi omerici: nell’Iliade combattono come alleati di Priamo nella guerra di Troia, guidati dal giovane re Reso; nell’Odissea, Ulisse ed i suoi compagni saccheggiano le terre dei Ciconi in Tracia. Anche Roma rispettò la fierezza dei Traci, procedendo all’occupazione dei loro territori non solo con la conquista militare, ma anche con un’intensa e sapiente attività diplomatica. Ricordiamo che uno dei personaggi traci più famosi, nativo proprio della zona di Plovdiv, fu l’eroico gladiatore Spartaco che guidò la terza guerra servile, la più difficile che i Romani furono costretti ad affrontare. Prima della dominazione greco-macedone e romana, i Traci parlavano una lingua indoeuropea estinta di tipo satem, di cui non sono pervenute testimonianze scritte, se non tramite la traslitterazione in greco e in latino. Fu poi il processo di slavizzazione a partire dal VI secolo d.C, che contribuì a determinare la definitiva dissoluzione dei Traci come popolo autonomo.
Di derivazione tracia furono numerose ed importanti figure protagoniste della ricca mitologia greca, come le divinità identificate con Dioniso e con Semele, nonché il cantore poeta Orfeo. Questi, secondo la leggenda, figlio della musa Calliope e del re di Tracia Eagro (per alcuni del dio Apollo), sarebbe nato e vissuto nella regione montuosa dei monti Rodopi, a pochi chilometri da Plodviv. In tale territorio si indicano tuttora diversi luoghi legati al mito di Orfeo, come la Gola del diavolo (Diavolsko Garlo), considerata una delle porte di accesso agli inferi, attraverso la quale Orfeo sarebbe passato per cercare l’ombra dell’amata moglie Euridice. Ancora oggi la città di Plodviv celebra il memoriale di una delle figure mitologiche più iconiche dell’antichità, da cui ha avuto origine un’importante scuola misterica e filosofica (Orfismo). Con cadenza annuale si tiene l’International Festival of Poetry Orpheus che intende rendere omaggio alla poesia, alla musica ed alla storia millenaria della città. Inoltre, la locale Opera Plodviv mette in scena di frequente rappresentazioni teatrali dedicate allo struggente e disperato dramma d’amore tra Orfeo ed Euridice.
In una città crocevia di culture e di popoli, non poteva mancare un misterioso quesito religioso. Si tratta dell’enigma che riguarda la storia dei santi martiri di Filippopoli, il cui numero complessivo è progressivamente lievitato da 38 a 308. I cosiddetti sinassari bizantini, cioè i testi antichi che riportano notizie sulle biografie dei santi, non offrono alcuna spiegazione in merito a questo fatto curioso. Del contesto storico, si sa con ragionevole certezza soltanto che i martiri morirono a Filippopoli durante le severe persecuzioni ordinate dagli imperatori Diocleziano e Massimiano. La maggior parte dei nomi rimane ancora sconosciuta, a parte quelli dei 38 indicati in origine, tra cui Timoteo, Gaio, Anatilino ed Orione.
A partire dal 2019, quando fu scelta come capitale europea della cultura, Plodviv ha vissuto un periodo di grande crescita sia nel settore turistico che tecnologico. Nell’ambito della crescita immobiliare, l’antica Filippopoli ha perfino superato la capitale Sofia nel dinamismo delle nuove costruzioni, soprattutto nei quartieri circondariali di Ostromila, Belomorski ed Hristo Smirneski che offrono una maggiore disponibilità di spazi e di infrastrutture. Plodviv, inoltre, si sta proponendo come valido polo tecnologico e business-centre a livello regionale e nell’ambito dell’intera Bulgaria meridionale, risultando anche nei trasporti un punto di riferimento essenziale tra Sofia e la costa del Paese sul Mar Nero. Attualmente il centro storico, l’old town, come viene orgogliosamente indicata, rappresenta una meta turistica internazionale in costante aumento, per chi voglia trovare a Plodviv le radici del “vecchio continente”.