Il 9 dicembre 2025 Netflix Italia ha tolto dal catalogo The Soundtrack of Our Lives, il documentario su Clive Davis ispirato dall’omonima autobiografia.
Il 22 giugno l’avvocato e produttore discografico statunitense si è spento all’età di novantaquattro anni. E ripensando a quel documentario, viene da dire che Clive è stato, ed è ancora, la colonna sonora delle nostre vite.
Columbia, Arista, BMG, J Records: oltre a essere etichette discografiche, sono parte integrante delle nostre personali discoteche. Patti Smith, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Carlos Santana, Miles Davis, Alicia Keys, Janis Joplin, Whitney Houston sono solo alcuni dei nomi passati tra le mani di Clive Davis. Un discografico che considerava un diritto, ma anche un dovere, prendersi cura dei propri artisti.
Era il 1967 quando divenne presidente della Columbia Records. Fino a quel momento Clive era stato consulente legale dell’etichetta, ma possedeva quella visione tipica degli artisti. Aveva l’aspetto e l’aplomb di un dirigente, ma le orecchie di un teenager pronto a intercettare nuove tendenze. Da poco nominato presidente, partecipò al Monterey Pop Festival, decisamente non la sua cup of tea. Ma davanti a Janis Joplin non poteva rimanere indifferente. Nacque così un sodalizio che, purtroppo, si concluse tragicamente con la morte della cantante a soli ventisette anni. Fu il primo lutto per Clive, ma non l’ultimo.
Whitney Houston l’ha scoperta, l’ha lanciata, l’ha protetta e, nonostante tutto, non è riuscito a salvarla dai suoi demoni. Per Clive essere un discografico significava anche essere un punto di riferimento, un sostegno: qualcosa che gli artisti avevano il diritto di aspettarsi.
Nel 1975 Patti Smith debuttò con Horses, l’equivalente dell’Urlo di Ginsberg nella musica. Dietro quel progetto c’era lui, Clive, che vedeva in quella ragazza nemmeno trentenne un enorme potenziale, artistico e commerciale. Una capacità che sarebbe diventata la costante della sua carriera: uno sguardo profondo, libero da preconcetti, capace di riunire nello stesso roster Barry Manilow e Miles Davis, Christina Aguilera e Alicia Keys.
Con la sua scomparsa non se n’è andato soltanto un discografico, ma anche un artista nel senso più ampio del termine. E, semmai avessimo ancora qualche dubbio, la colonna sonora delle nostre vite.