Per Disclosure Day, Steven Spielberg riprende un topos a lui caro: la possibilità che non siamo soli nell’universo. Siamo in Virginia, il mondo è sull’orlo della Terza guerra mondiale, una meteorologa (interpretata da Emily Blunt) e un addetto alla cybersicurezza (interpretato da Josh O’Connor) hanno accesso a verità sconvolgenti. Il mondo sarà pronto ad accoglierle?
La Wardex, un’organizzazione paragovernativa guidata da Noah Scanlon, cui presta il volto Colin Firth, cerca di ostacolarli in ogni modo. Perché il mondo non è pronto. Prendendo spunto da una celebre inchiesta del New York Times pubblicata nel 2017, Spielberg si interroga — e ci interroga — sulla possibilità di altre forme di vita. Lo fa con uno sguardo diverso rispetto a Incontri ravvicinati del terzo tipo: più frenetico e claustrofobico, in sintonia con il mondo odierno, ma senza rinunciare alla speranza e al senso della meraviglia che da sempre caratterizzano il suo cinema.
Ed è con la stessa meraviglia che ci avviciniamo a un film che, pur non sempre perfettamente a fuoco — soprattutto nella sceneggiatura firmata da David Koepp — riesce a guardarci dritto negli occhi. Nel tempo dell’intelligenza artificiale e dei deepfake, Spielberg sembra suggerirci come le immagini possano essere rivelatrici e spingerci a riconsiderare noi stessi e il mondo così come lo avevamo conosciuto, o credevamo di conoscerlo.
Disclosure Day è Spielberg allo stato puro: sequenze thrilling che ci tengono incollati alla poltrona, suspense in costante crescendo, protagonisti piccolo-borghesi animati da grande coraggio e autoironia, fino a un finale rivelatore. «Ascoltate» è la parola con cui si conclude Disclosure Day. Un monito e, al tempo stesso, un invito a credere e a sperare.