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Il Taoismo e la ricerca dell’armonia

Quando si fa riferimento al Taoismo, o anche Daoismo, si intende comprendere un insieme di dottrine filosofiche e mistiche illustrate soprattutto nelle opere attribuite a Zhuangzi e a Laozi, composte tra il IV ed il III secolo a.C. Tuttavia, il termine Taoismo indica anche la cosiddetta religione taoista istituzionalizzata più o meno verso la metà del I secolo d.C. E’ necessario premettere che il Taoismo non si basa su una tipologia di insegnamento fondamentale o su un sistema di pratica cultuale omogeneo, come altri movimenti spirituali orientali (ad esempio il Confucianesimo), ma è principalmente una religione cosmocentrica ed antropocentrica, che presta particolare attenzione alla funzione dell’essere umano nell’universo, nonché di tutte le creature e dei fenomeni che in esso si manifestano.

Pur sviluppandosi in diverse correnti, il Taoismo, in linea generale, privilegia il vivere secondo armonia, il Tao, tradotto nell’espressione latina “via”, un principio enigmatico e molto profondo che costituirebbe l’origine e la sostanza dell’intero universo. Alla base dello sviluppo del pensiero taoista, vi furono i primi testi filosofici, come il Tao Te Ching e lo Zhuangi, che anche gli studiosi occidentali considerano “i classici” di tale religione. Contemporaneamente, si diffusero alcune pratiche contrarie al Confucianesimo, con l’allontanamento dalla vita politica e sociale ed il conseguente desiderio di solitudine e di eremitaggio. Favorirono determinati spunti del Taoismo, anche alcuni tipi di esercizi artistici, sebbene in embrione, come la pittura e la musica, fondati sul libero flusso delle emozioni e non sugli sforzi di carattere razionale. A ciò si aggiunge la consuetudine di denominare “Taoismo”, qualsiasi modello culturale che non corrispondesse ai canoni del Buddismo e del Confucianesimo prima del V secolo d.C.

A questo punto viene da chiedersi spontaneamente se sia corretto parlare di ortodossia anche in un movimento religioso così variegato come quello taoista. In merito, gli studiosi sono abbastanza concordi nell’adottare la descrizione di Stephen R. Bokenkamp, contenuta nell’Early Daoist Scriptures, di cui di seguito riportiamo un sintetico estratto:

“Il termine taoismo è usato nei testi che trattano la Cina per coprire un’ampia varietà di fenomeni, dalla classificazione bibliografica di testi filosofici, che includono Zhuangzi, Laozi ed altri lavori, a vaghi modi di sentire: l’amore per la natura, la ricerca della libertà personale, la concomitante antipatia per l’ordine sociale ispirato dal Confucianesimo, un sentimento scambiato e condiviso, nel corso della storia della Cina, da un elevato numero di ex funzionari eremiti e delusi. In quest’ottica il taoismo ed il confucianesimo devono essere visti come i poli yin e yang del pensiero cinese. Praticamente ogni figura della storia della società cinese, che non possa essere identificata come confuciana, è adatta ad essere considerata taoista. Questi ultimi comprendono quindi guaritori, mistici, terapeuti-intellettuali, sciamani, alchimisti, ricercatori dell’immortalità, figure provenienti dalla religione popolare che riuscivano a trovare menzione nelle storie dinastiche, ed anche i pochi confuciani che, alla fine della loro vita, si allontanavano dalla società e trovavano conforto in uno dei lavori filosofici, classificati dal punto di vista bibliografico come daoisti, od anche nelle religione taoista stessa”.

Come si è avuto modo di anticipare, il fulcro del Taoismo è il cosiddetto “tao” o “dao”, che si può definire come una sorta di base metafisica dell’ordine naturale. Se lo consideriamo come un principio ordinatore unico ed immanente del mondo, il “tao” presenta numerosi punti in comune con il Logos di Eraclito, o il Logos della dottrina cristiana, così come con il Dharma del Buddismo, lo Shinto giapponese ed il concetto di armonia di Pitagora. Nello stesso tempo, mancando qualsiasi riferimento alla creazione e, pertanto, essendo privo di ogni concatenazione causale e finale, il principio fondamentale del “tao” è molto lontano da quello delle tre religioni abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, citate in ordine di diffusione cronologica). Il concetto di causalità, introdotto dalla filosofia greca e sviluppato in diverse forme nel pensiero occidentale successivo, è del tutto estraneo alla cultura cinese primigenia. Soltanto l’entrata in Cina del Buddhismo, intorno al I secolo d.C., ha introdotto l’idea di una divinità come primum movens, ossia come primo motore di tutte le cose. La metafisica cristiana, ed anche quella laica del mondo occidentale, che tratteggia una possibilità di ascesa spirituale, basata sull’antitesi tra umano e divino, risulta inconcepibile nell’ambito intellettuale cinese.

Anche dal punto di vista etico, la dottrina taoista non prevede rigidi sistemi comportamentali, prediligendo atteggiamenti spontanei e genuini sempre nel rispetto degli altri viventi. Sottolineando l’importanza della natura e tradendo la propria origine contadina, il Taoismo indica, come utile termometro dell’esistenza di ogni essere umano, una specie di meccanismo di autoregolazione che riesce a manifestarsi soltanto senza salde costrizioni. In tale contesto, il wu wei può essere definito come la “legge dell’agire senza agire”, una capacità di consentire il ritmo naturale delle cose che si realizza soltanto quando non si modifica il corso della natura. In buona sostanza, per i maestri Taoisti si deve evitare di interferire con l’organizzazione del cosmo. Tuttavia, rivestono grande importanza i cosiddetti “Cinque Precetti” che, secondo il daozang di Zhengtong, sono i seguenti: 1) non uccidere; 2) non rubare; 3) nessuna cattiva condotta sessuale; 4) non dire falsa testimonianza; 5) non assumere sostanze intossicanti. Rispettare questi cinque precetti costituisce la base per il raggiungimento di una totale quiete di coscienza, che può svilupparsi attraverso la ricerca della libertà della mente e dello spirito fino a cogliere una piena unità con tutto l’universo.

Per cercare di capire appieno il significato del “tao”, è necessario mettere da parte qualunque tipologia di accostamento con il dio delle religioni monoteiste. Il “tao”, infatti, non si qualifica come ente trascendente e non gli si può attribuire alcuna personalità. A ciò si aggiunge che il “tao” non può essere nominato, né afferrato o delimitato, ma ci si può avvicinare con un approccio “apofatico”, cioè affermando ciò che non è. Uno degli aspetti più affascinanti della dottrina taoista, seppure intriso di passaggi poco chiari, è il concetto di immortalità, concepito in maniera diversa rispetto alla cultura occidentale. Gli esegeti hanno evidenziato come, per i maestri taoisti, il massimo livello a cui possono aspirare gli xian, cioè i santi, sia quello di “riapparire nelle fasi successive”. Molto particolare è la concezione taoista di continua rinascita: gli immortali possono essere inquadrati in tre livelli. Nel primo livello, di carattere quasi fiabesco, sarebbero collocati esseri esistenti sul piano terrestre o legato alle caverne sacre da ricercare su determinate montagne sacre. In tali luoghi i prescelti avrebbero la possibilità di conoscere intimamente la realtà del “tao”. Nel secondo livello, i “santi” riuscirebbero perfino a deporre il loro corpo corruttibile, per rivestirsi di un corpo formato da un’imprecisata “materia stellare”. Nel terzo livello, si aprirebbero spazi interiori da conseguire tramite una pratica cultuale chiamata “alchimia interiore”. A quest’ultimo livello, vi potrebbero accedere soltanto persone che abbiano raggiunto una compiuta purificazione morale, cognitiva e spirituale, fino al punto da poter vincere la morte fisica. Da questi dettagli, si può comprendere come alcuni spunti della dottrina taoista siano stati accolti e plasmati anche da credenze New Age diffuse nella cultura occidentale contemporanea, proprio per l’assenza di una metafisica strutturata sui capisaldi della filosofia speculativa e razionale. Anche i riferimenti alchemici, nell’ambito del Taoismo, differiscono notevolmente rispetto alla nostra cultura. Si distingue infatti l’alchimia interiore da quella esteriore. Mentre la prima, chiamata Nei-Tan o Neidan, descrive le modalità tecniche per raggiungere la trascendenza, la seconda, conosciuta come Wei-Tan o Waidan, si occupa della trasformazione dei metalli in oro, o utile per conseguire l’immortalità.

In particolare nel Neidan, vi è una particolare attenzione allo sviluppo mentale e fisico dell’individuo, attraverso anche una più marcata tendenza sincretica con altre dottrine come il Buddismo ed il Confucianesimo, mentre i maestri del Weidan insegnano agli adepti modelli di comportamento più distaccati dalla vita sociale, assimilando soltanto gli elementi che possano accrescere il benessere personale ed evitando quelli che possano ostacolarlo. In buona sostanza, nell’ambito del Taoismo, quando si parla di alchimia, si vuole intendere tutto ciò che possa consentire la ricerca dell’immortalità, anche quando presenti traguardi molto concreti e si limiti, almeno in apparenza, al perfezionamento delle tecniche di meditazione.

Tra i simboli taoisti, spicca senza dubbio il Taijtu, spesso associato ai cosiddetti otto trigrammi o bagua, che letteralmente significa “otto”. Il Taijtu è uno dei simboli più famosi ed antichi della cultura cinese, utilizzato anche dalla filosofia confuciana. Esso rappresenta il concetto di yin e di yang, nonché l’unione dei due principi contrapposti. Lo stesso termine, Tajitu, dal punto di vista semantico comprende tutti gli schemi ed i diagrammi che sono alla base di questi due principi. Anche gli otto trigrammi fanno parte della millenaria cultura cinese, adoperati pure nelle tecniche Feng shui ed in alcune arti marziali. Il simbolo, in linea generale, è raffigurato con un Tajitu centrale, circondato da otto trigrammi dell’I Ching, ciascuno dei quali è allineato ad un punto cardinale, in modo da firmare una perfetta figura ottogonale. Inoltre i trigrammi sono formati da due diversi tipi di linee: le linee intere che rappresentano la polarità positiva (yang) e le linee spezzate che indicano quella negativa (yin). A ciò si aggiunge che ciascun trigramma può essere unito ad ognuno degli altri, dando vita ad un complesso simbolico chiamato dei “sessantaquattro esagrammi”, formato appunto da sessantaquattro gruppi di sei linee. Tale originale complesso simbolico costituisce la base del libro cinese dell’oracolo che, nell’immaginario orientale, si impone quale compendio di tutte le possibili condizioni dell’esistenza umana. Un’antica leggenda narra che il precitato sistema dei trigrammi sia stato introdotto da un certo Zhou Gong, consigliere e parente della prima dinastia Zhou. Si comprende l’intento celebrativo di una dinastia considerata sacra agli occhi dei sudditi. Della sequenza “bagua” vi sono due versioni, in base alla diversa disposizione dei trigrammi: “prima sequenza celeste” o “Cielo Anteriore” e la “seconda sequenza celeste” o “Cielo Posteriore”. La prima entra in gioco nella progettazione dei siti cimiteriali, mentre la seconda abbraccia “le dimore dei viventi”.

Sotto il profilo pratico, il Taoismo ci insegna che ogni attività può diventare una forma di meditazione, quando viene praticata con intenti chiari e certi, privilegiando atteggiamenti di calma e di compassione e bloccando invece comportamenti egoisti ed egocentrici. La tradizione taoista afferma che ogni essere umano è nato con una scintilla di bontà, credenza che viene riassunta nell’espressione “Natura Originaria”. Compiendo un rigoroso percorso spirituale, il fedele deve cercare di ritornare all’origine armonica e pura del tao.

Il Taoismo ha avuto un’importante influenza anche sulla cultura giapponese, in particolare nel periodo Heian, cioè tra la fine dell’VIII secolo ed il dodicesimo secolo dell’era cristiana. Durante questo periodo, la dottrina taoista fu studiata alla corte imperiale e dai samurai, che cercavano di approfondire il rapporto tra l’uomo e la natura. Oltre che nella pratica delle arti marziali giapponesi, il Taoismo traspare anche nel pensiero di autorevoli filosofi, come ad esempio D.T. Suzuki, che cercò di integrarlo con alcuni principi del Buddismo. Sempre in Giappone, influenze taoiste sono riscontrabili nella medicina tradizionale, con la sua accentuata enfasi rivolta all’equilibrio ed all’armonia tra corpo e mente, nonché nella pratica del massaggio shiatsu, che si fonda sulla teoria del Qi e sulla teoria dei meridiani del corpo.

Ma il Taoismo sta influenzando anche la cultura di massa del mondo contemporaneo, sia mediante diverse forme d’arte che con opere da intrattenimento. Si pensi, ad esempio, ai film d’animazione giapponesi, come La città incantata di Hayao Miyazaki, che narra di alcuni personaggi che devono imparare a rispettare la natura e gli altri esseri viventi, allo scopo di raggiungere uno stato di pace e di armonia duraturo. Anche il film americano Kung Fu Panda, dove il protagonista deve ritrovare l’equilibrio tra yin e yang, per poter essere riconosciuto come un maestro di arti marziali, può essere considerato di ispirazione taoista. Nel campo artistico, numerose figure, a cominciare dal cinese Weiwei, hanno trattato tematiche taoiste nelle loro opere. Significativa è stata la rappresentazione dell’artista americano Dan Flavin che, nella sua opera d’arte “Monument for V. Tatlin”, ha fatto ricorso alla luminosità per simboleggiare l’energia creatrice del Tao.

In estrema sintesi, pur presentando caratteristiche tipiche del modo di pensare orientale, il Taoismo, per i suoi principi fondamentali che orientano il soggetto alla ricerca della pace interiore e dell’armonia con la natura e dell’equilibrio tra yin e yang, è stato accolto con favore anche in molti circoli intellettuali del variegato mondo occidentale. Per la sua flessibilità e capacità di adattamento, nonché per l’assenza dei rigidi paradigmi fideistici propri delle religioni confessionali, il Taoismo può offrire un modello alternativo per la crescita spirituale e per il raggiungimento di una proficua connessione energetica tra il microcosmo dell’individuo ed il macrocosmo dell’universo.

Luigi Angelino

Luigi Angelino

Luigi nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Dopo un percorso giuridico, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Oltre a numerosi articoli, con Auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa” ed ha collaborato alla elaborazione del “Sipario strappato”. Negli ultimi anni ha redatto varie raccolte di saggi con la Stamperia del Valentino, tra cui Caccia alle streghe, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, Omero e la nascita del mito di Ulisse, Di alcune fiabe e ciò che nascondono, Nel mondo dei sogni, Sulla fine dei tempi (selezionato per Casasanremo writers 2023). Tra i volumi pubblicati con la Cavinato editore international, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse d’Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini accurate su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta: “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, dal titolo “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.View Author posts