Vai al contenuto
Home » Literature » Non è terrestre: “l’archeologia misteriosa” di Peter Kolosimo

Non è terrestre: “l’archeologia misteriosa” di Peter Kolosimo

Non è terrestre” è il noto saggio di Peter Kolosimo, pubblicato nel 1969 da SugarCo Edizioni che, oltre ad aggiudicarsi il prestigioso Premio Bancarella, fu anche il libro più venduto in Italia in quell’anno, diventando ben presto un bestseller di livello internazionale. L’originalità del testo consiste nell’aver segnato un’importante svolta metodologica nell’analisi delle tematiche attinenti alla cosiddetta “archeologia misteriosa” ed alle relative teorie sull’esistenza degli “antichi astronauti”. Con le sue idee Peter Kolosimo rivoluzionò il modo tradizionale di concepire la preistoria, considerando molto diversi, rispetto a quanto ci ha sempre prospettato l’archeologia accademica, i presupposti per l’evoluzione dell’uomo e delle più antiche civiltà fino a questo momento conosciute.

L’opera di Kolosimo è, a giusta ragione, considerata uno dei pilastri principali della letteratura fanta-archeologica, in quanto parte da spunti plausibili e ben documentati, sebbene privi della definitiva affermazione scientifica. L’individuazione di siti insoliti, la reinterpretazione di miti antichi e l’osservazione di reperti all’apparenza inspiegabili sono tutti ingredienti affascinanti ed esplosivi, capaci di influenzare un intero filone narrativo che si svilupperà nei decenni successivi, anche se alcuni autori non mostreranno lo stesso equilibrio di giudizio di Kolosimo. Ho voluto, pertanto, avvalermi dell’iconico saggio, per delineare titolo ed incipit della mia sintetica riflessione sui misteri che riguardano la nostra preistoria.

Nel mio libro Magnifici Misteri, pubblicato nel 2024 da Cavinato editore international, ho cercato di trattare un certo numero di siti archeologici disseminati in varie zone del nostro pianeta, ancora decisamente misteriosi, sulla cui origine la comunità scientifica non è concorde, pur rigettando ipotesi ardite relegate nell’ambito della fanta-archeologia. Tra questi luoghi, spiccano Stonehenge, la Piramide di Cheope, la Singe di Giza, l’isola di Pasqua ed altri siti, per i quali le spiegazioni del mondo accademico non sono mai apparse del tutto soddisfacenti ed univoche.

La nascita della cosiddetta “archeologia misteriosa” si fa risalire, in linea generale, al compendio elaborato dall’americano Charles Fort, vissuto a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo (1874-1932) che, dopo aver trascorso la sua esistenza a raccogliere e a catalogare una miriade di articoli che riportavano fatti strani, oggetti e scoperte in apparenza enigmatiche, arrivò alla convinzione che la vita sulla Terra fosse nata per opera di una civiltà aliena, in grado di esercitare un potere di controllo sull’evoluzione umana anche nelle epoche successive. Buona parte delle notizie analizzate da Fort furono pubblicate nel testo denominato “The Book of the Damned”, anche se i notevolissimi fascicoli raccolti dal ricercatore americano furono, alla sua morte, acquistati dalla Fortean Society, ancora oggi impegnata nella divulgazione del suo lavoro.

E’ doveroso aggiungere che gran parte delle conclusioni a cui sono pervenuti Fort ed i seguaci dell’archeologia misteriosa sono prive di rigore metodologico scientifico, pur riscuotendo fortuna per l’innegabile fascino delle soluzioni propinate. D’altra parte, il mondo accademico rigetta alcune teorie, classificandole come fantasiose, in maniera forse troppo frettolosa e dimostrando una buona dose di pregiudizio intellettuale. A sostegno della necessità di conservare sempre “una mente aperta”, scevra da qualsiasi pregiudizio, i fautori dell’archeologia misteriosa hanno fatto riferimento a spedizioni del passato, considerate inizialmente ardite e contrarie al pensiero tradizionale e che poi si sono rivelate esatte e capaci di rivoluzionare la conoscenza in un particolare contesto storico e sociale. Si pensi ad esempio alle scoperte dell’archeologo tedesco Heinrich Schliemann che, seguendo le tracce dei poemi omerici, riuscì ad individuare il sito dove era sorta la fiorente città di Troia, creduta fino ad allora, dalla maggior parte degli studiosi, il parto della fantasia dei cantori ellenici.

Le ipotesi portate avanti dai ricercatori attivi nel campo dell’archeologia misteriosa si intrecciano inevitabilmente con gli autori delle teorie relative agli antichi astronauti che sostengono la possibilità (per alcuni sarebbe una certezza) di un contatto tra civiltà extraterrestri ed antiche civiltà umane. Questi contatti sarebbero avvenuti in maniera trasversale in tutte le zone geografiche del globo terrestre: Egizi, Sumeri, civiltà megalitiche europee, precolombiane e dell’India antica. La cosiddetta idea “paleo-astronautica” si sviluppa nei primi decenni del ventesimo secolo, sia nell’ambito di alcuni racconti di fantascienza come quelli scritti da Howard Philips Lovecraft, sia in opere mistiche ed esoteriche come quello composte da Helena Blavatsky. Tuttavia, il primo autore ad utilizzare la fortunata espressione “astronauti del passato” fu nel 1954 lo scrittore e giornalista Harold T. Wilkins, anche se acquistò maggiore popolarità l’anno seguente con Morris Jesup, che pubblicò “UFOs and the Bible”, individuando relazioni tra imprecisate civiltà aliene e l’antico testamento biblico. Oltre al già citato Kolosimo e a Von Daniken, attivi divulgatori degli anni Sessanta, qualche decennio dopo grande risonanza ebbero i romanzi pseudo-scientifici di Zecharia Sitchin, Robert K.G. Temple e di Graham Hancock, fino ad arrivare ai più recenti scritti di Lloyd Pye, Josef F. Blumrich e del connazionale Mario Biglino.

A differenza dei clipeologi, secondo i quali visite aliene sarebbero avvenute anche in epoca antica, i sostenitori delle teorie sugli antichi astronauti ritengono che vi sia stata un’influenza extraterrestre sullo sviluppo della civiltà e della stessa specie umana, mettendo in discussione l’ormai consolidata teoria evolutiva proposta da Charles Darwin. Facendo leva sui racconti degli antichi testi religiosi, in primis la Bibbia, le teorie degli antichi astronauti avrebbero elaborato ipotesi “creazioniste”, considerando il genere umano come derivante da esperimenti extraterrestri, con diverse interpretazioni che abbracciano elementi mitologici, religiosi e fantascientifici. I cosiddetti “angeli extraterrestri”, di cui si troverebbero tracce negli antichi testi di civiltà collocate anche a grande distanza geografica, come i Nephilim, i Giganti o altre creature descritte come divine o semi-divine, avrebbero accelerato, ed in alcuni casi anche abilmente pilotato, i progressivi stadi dell’evoluzione umana. E’ di immediata evidenza come queste idee siano in aperto contrasto con la paleoantropologia ufficiale, secondo la quale l’essere umano, nei suoi aspetti fisici e psichici, non sarebbe altro che il risultato di un lento processo evolutivo endogeno durato circa tre milioni di anni. In estrema sintesi, le proto-scimmie africane avrebbero assunto progressivamente la statura eretta, sviluppando il proprio sistema intellettivo ed andando a formare con il tempo aggregazioni sociali sempre più articolate. I divulgatori delle teorie sugli antichi astronauti offrono differenti soluzioni nel descrivere gli ancestrali contatti tra gli esseri umani e gli alieni. Alcuni sostengono che ci sarebbe stata una sorta di “creazione programmata” sugli ominidi che, fino ad un imprecisato momento, si sarebbero evoluti in maniera spontanea, seguendo gli schemi dettati da Darwin. Lo scopo fondamentale di questa razza aliena sarebbe stato quello di accelerare l’evoluzione umana per renderla compatibile con un progetto complessivo, per la verità non del tutto chiarito. A sostegno di questa teoria, si fa riferimento soprattutto al tempo relativamente breve, rispetto alle altre specie, soltanto 300.000 anni, in cui l’homo sapiens avrebbe compiuto un enorme balzo evolutivo. Secondo altri esponenti, non vi sarebbero stati interventi diretti da parte delle razze aliene sull’evoluzione umana, ma contatti diretti con alcune tra le più fiorenti civiltà antiche, come quella dei Sumeri, degli Egizi e delle popolazioni mesopotamiche che avrebbero trasfigurato le figure extraterrestri nelle loro principali divinità, raffigurandole nelle loro opere d’arte e facendone menzione nei testi epici o religiosi, come ad esempio il poema di Gilgamesh, lo stesso antico testamento biblico o il Ramayana della tradizione indiana.

Ma quali sono gli elementi da osservare, considerare ed analizzare che maggiormente possono farci dubitare che la storia umana sia stata diversa da quella finora raccontata? Seguendo la visione dei sostenitori, molti elementi critici sarebbero riconoscibili nell’arte e nell’architettura di alcuni popoli antichi. I clipeologi, in particolare, osservando i siti di Giza, di Ur, o i monoliti di Stonehenge e di Machu Picchu, ritengono che la costruzione di questi capolavori possa essere avvenuta solo grazie all’utilizzo di tecnologie aliene, tenendo presente le conoscenze scientifiche delle rispettive epoche. Inoltre, da Kolosimo in poi, sono state indicate talune incisioni, come chiare raffigurazioni di visitatori “celesti”. A tale proposito, si pensi al bassorilievo maya conservato all’interno del “Tempio delle iscrizioni”, noto ai cultori del mistero con il nome di “astronauta di Palenque”, oppure al “dogu” giapponese custodito al Museo nazionale di Tokyo, che sembra indossare una vera e propria tutta spaziale con elmetto e visiera. La comunità scientifica si è sempre opposta alle teorie degli antichi astronauti, unitamente ai razionalisti, agli scettici ed alle guide dei movimenti religiosi tradizionali. Si tende, infatti, a spiegare l’esistenza dei siti archeologici considerati misteriosi con argomentazioni scientifiche, senza per forza dover scomodare gli alieni, mentre i testi epici e religiosi vengono interpretati come strumenti mitologici, mistici e metaforici e non come reminiscenze di primordiali fatti storici.

Non si può negare, però, come alcune teorie siano affascinanti e di grande suggestione, pur non avendo alcun riscontro certo ed oggettivo. Nella maggior parte dei miti antichi vi è qualche riferimento ad un’epoca di felicità e di benessere, comunemente chiamata “età dell’oro”. In tale periodo, le divinità e gli esseri umani avrebbero vissuto in perfetta armonia, in quanto i primi avrebbero assicurato in maniera costante la loro protezione e benevolenza ai secondi. Ad un certo punto vi sarebbe stata una specie di “separazione”: il patto tra gli dei e gli uomini si sarebbe sciolto, con la conseguenza che questi ultimi si sarebbero trovati ad affrontare da soli la dura lotta per la sopravvivenza. A tale separazione, sembrerebbero ispirati le narrazioni su Adamo ed Eva nella Genesi biblica, nonché il racconto ellenico di Prometeo, il titano che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini. In tale contesto ermeneutico, anche la leggenda di Atlantide, una fiorente ed evolutissima civiltà che avrebbe prosperato fino all’avvento di una immane ed irresistibile catastrofe, potrebbe raccontare lo stesso “trauma” sotto forma di favola.

Tra le varianti più suggestive delle teorie degli antichi astronauti, vi è quella proposta dall’autore Zecharia Sitchin che rilesse in chiave rivoluzionaria gli antichi testi sumeri e babilonesi, arrivando ad ipotizzare che gli dei delle popolazioni mesopotamiche in realtà fossero esseri provenienti dallo spazio. Questi rappresentanti di una razza aliena, indicati nell’antica lingua sumera con il termine di Annunaki, sarebbero giunti sulla terra viaggiando dal presunto pianeta Nbiru che, ancora oggi, continuerebbe a compiere una lunghissima orbita intorno al sole, avvicinandosi periodicamente al nostro pianeta. Secondo lo scrittore azero, gli Annunaki sarebbero arrivati sulla terra in cerca di minerali, forse dell’oro, di cui il loro mondo scarseggiava e ne aveva grande necessità. Nella fantasiosa ricostruzione di Sitchin, gli Annunaki, avendo assoluto bisogno di mano d’opera a costo zero, avrebbero manipolato geneticamente l’homo erectus con la propria razza, dando vita all’homo sapiens.

Sui cosiddetti antichi astronauti molto lucida è stata l’analisi di Marco Ciardi illustrata nel libro, Il mistero degli antichi astronauti, pubblicato da Carocci nel 2017. L’autore ha cercato di indagare sul confine tra scienza e pseudoscienza con una precisa e puntuale analisi delle fonti letterarie, individuando le origini ideali delle teorie sugli antichi astronauti nel periodo rinascimentale ed, in particolare, nella conoscenza esoterica trasmessa nel Corpus Hermeticum che, per molti secoli, si è creduto di poter far risalire alla civiltà egizia, mentre in realtà la maggior parte dei suoi testi è databile tra il I ed il IX secolo d.C. A partire dal Rinascimento fino ad arrivare alla fine del diciannovesimo secolo, si diffuse l’idea che una civiltà iper-tecnologica avesse abitato il nostro pianeta diverse migliaia di anni fa, per poi decadere improvvisamente a causa di una grande catastrofe naturale. Si pensi al mito di Atlantide e a quello del diluvio universale, più o meno presente in tutte le antiche culture. Il ricordo della fiorente civiltà sarebbe sopravvissuto nei superstiti che, in diverse parti del mondo, avrebbero dato vita a nuovi inizi di aggregazioni sociali. Le successive generazioni avrebbero trasfigurato gli insegnamenti ricevuti in racconti mitologici e in poemi epici.

Pur non volendo scivolare verso suggestioni fantastiche, non vi è dubbio che il confine tra Preistoria e Storia non sia facilmente delineabile. In linea generale, si fa partire la Storia con l’inizio della civiltà sumerica, in Mesopotamia, tra i fiumi Tigri ed Eufrate intorno al 3400 a.C., quasi in contemporanea al sorgere della civiltà egizia ad ovest. Gli archeologi, però, hanno appurato che allo stesso periodo risalgono le civiltà di Mohenjo-Daro ed Harappa nella valle dell’Indo, dove numerosi reperti fanno ipotizzare che sorgessero agglomerati urbani già densamente abitati. Ma veramente è impossibile supporre che in precedenza non vi sia stata alcuna civiltà evoluta sulla terra, considerando che l’homo habilis forse era presente da circa due milioni di anni? A ciò si aggiunge il fatto che in questo lunghissimo periodo si verificarono numerose glaciazioni e molteplici disastri naturali, ai quali la specie umana è sempre in qualche modo sopravvissuta. Una delle ultime glaciazioni di vasta portata sarebbe avvenuta intorno al 12000 a.C., un’epoca in cui alcuni studiosi fanno risalire la costruzione delle piramidi di Giza, contrariamente a quanto afferma la comunità accademica, che ne colloca la fondazione in un periodo compreso tra il 2550 ed il 2490 a.C.

Come scrivo nell’incipit del già citato libro, Magnifici Misteri, il nostro pianeta è come uno scrigno ricco di perle: alcune sono regalate da Madre Natura, mentre altre derivano dall’ingegno umano. Con tutte le dovute cautele e non perdendo mai di vista le metodologia scientifica, la ricerca deve sempre continuare ed è possibile che il futuro ci riservi ancora tante sorprese!

Luigi Angelino

Luigi Angelino

Luigi nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Dopo un percorso giuridico, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Oltre a numerosi articoli, con Auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa” ed ha collaborato alla elaborazione del “Sipario strappato”. Negli ultimi anni ha redatto varie raccolte di saggi con la Stamperia del Valentino, tra cui Caccia alle streghe, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, Omero e la nascita del mito di Ulisse, Di alcune fiabe e ciò che nascondono, Nel mondo dei sogni, Sulla fine dei tempi (selezionato per Casasanremo writers 2023). Tra i volumi pubblicati con la Cavinato editore international, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse d’Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini accurate su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta: “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, dal titolo “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.View Author posts