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La scienza delle stigmate e il punto di vista storico-religioso

Le stimmate, o “stigmate” seguendo la più corretta etimologia greca, costituiscono un fenomeno misterioso, conosciuto soprattutto nell’ambito della mistica cristiana, ma che come vedremo nella corso della trattazione, possono essere considerate anche alla luce di altre forme di misticismo laico, oppure inquadrate in un contesto di manifestazioni di profondi turbamenti psico-somatici.

Partendo dalla forma più nota, le stimmate corrisponderebbero alle piaghe nelle mani, nei piedi, nel costato ed in altre parti del corpo di Gesù Cristo durante i patimenti della crocifissione: l’indicazione del termine si ricaverebbe dalla “Lettera ai Galati” redatta da Paolo di Tarso. Le precitate piaghe, per successiva interpretazione, estensione e condivisione, porterebbero afflizione apparendo sul corpo di alcuni soggetti in grado di vivere un’esperienza di comunione mistica particolarmente profonda con la passione di Cristo. E’ opportuno sottolineare come la Chiesa Cattolica, pur riconoscendo il fenomeno delle stimmate sotto un profilo devozionale, non obblighi il fedele a crederci in maniera dogmatica o dottrinale, relegandone la relativa adesione in una sfera del tutto individuale.

Dal punto di vista storico-religioso, il fenomeno delle stimmate dunque si incentra sulle sofferenze patite da Gesù di Nazareth sulla croce, delle quali, secondo la dottrina cristiana, si potrebbero intravedere alcune prefigurazioni perfino nell’Antico Testamento, così come indicate nella prima sezione del Libro dei Salmi, nonché in alcuni passi degli scritti attribuiti ai profeti Isaia e Zaccaria. I predetti contenuti troverebbero corrispondenza con le narrazioni evangeliche della passione, in particolare con un passo del vangelo di Giovanni, nella parte in cui si racconta dell’incredulità di Tommaso: “se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto nei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”.

Nella storia della mistica cristiana, sono stati narrati molteplici episodi di condivisione fisica con le cinque principali piaghe inflitte a Gesù Cristo: mani e piedi forati, costato trapassato. La casistica, tuttavia, non può dirsi esaustiva, in quanto alcuni “santi” hanno riferito di aver vissuto esperienze alternative, come nel caso di Rita da Cascia, alla quale si sarebbero manifestate ferite sul capo a similitudine di quelle patite da Gesù, a seguito dell’imposizione della corona di spine. Altre tipologie di stimmate avrebbero assunto la forma di lacrime e sudore di sangue, oppure di lacerazioni causate da eventi traumatici come la flagellazione. A queste si aggiungono esperienze particolari e, per la verità, poco plausibili come le cosiddette stigmate luminose, indicate da Caterina dè Ricci, oppure le stigmate invisibili, che avrebbero oppresso Maria Faustina Kowalska.

In linea generale, comunque, i casi più diffusi comprenderebbero uno stato di sanguinamento ricorrente, ma non continuo, che spesso emergerebbe quando la persona colpita si accingerebbe a ricevere il sacramento dell’eucarestia. I resoconti delle inchieste cattoliche, alcune delle quali condotte con serietà, tenendo in debito conto anche gli aspetti psicologici del soggetto interessato dai fenomeni di stimmate, hanno evidenziato che, nella maggior parte dei casi, le ferite rimanevano fresche senza infettarsi per lungo tempo. In determinate circostanze le ferite non degeneravano neanche nel loro aspetto esteriore, emanando un lieve profumo denominato “odore di santità”, a riprova dello speciale stato di grazia che si era instaurato con Dio. Sembra, inoltre, che di frequente la manifestazione delle stimmate sia stata preceduta od accompagnata da estasi o visioni di carattere mistico.

Sulle cause del fenomeno delle stimmate, in considerazione talvolta della presenza di testimonianze dei fatti oggettive e ben documentate, gli studiosi hanno cercato di dare una spiegazione mistica oppure di natura patologica con riferimento allo stato di salute delle persone coinvolte. Non sono mancati casi in cui sono stati accertati ignobili tentativi di frode volontaria, allo scopo di ricavarne facili guadagni o semplicemente per acquistare effimera fama personale. Partendo dalla spiegazione soprannaturale, seguendo la mistica cristiana, il soggetto riceverebbe le stimmate quando entra in uno stato di perfetta unione con Gesù sofferente, anche indipendentemente dalla propria volontà, attraverso una sorta di “concessione” divina, chiamata “grazia”. Nonostante il fatto che gli episodi di “stimmate” siano stati copiosamente descritti, molteplici dubbi permangono sulla loro veridicità o quanto meno sulle cause della loro origine. Il fenomeno è rimasto in bilico, sin dalle sue prime manifestazioni, tra la devozione popolare ed il sospetto della superstizione. Dai resoconti agiografici, risulta che molti “santi” abbiano sperimentato esistenze caratterizzate da serrati controlli da parte delle autorità ecclesiastiche e talvolta dall’isolamento sociale. La Chiesa Cattolica non ha mai fatto dichiarazioni definitive sulle manifestazioni di stimmate, riconoscendo però nel corso della storia l’origine divina di alcuni stigmatizzati. Tale posizione è stata contraddetta da alcuni alti prelati, come Padre Agostino Gemelli, presidente dal 1937 al 1959 della Pontificia Accademia delle Scienze che, a proposito delle indagini in corso su Padre Pio, affermò che soltanto a San Francesco d’Assisi poteva riconoscersi la dignità di “stigmatizzato” della storia cristiana. Naturalmente anche l’opinione di Gemelli non fu suffragata da nessuna argomentazione di tipo scientifico.

Un buon numero di esperti attribuisce, invece, le manifestazioni stigmatiche a motivazioni legate allo stato di salute dell’interessato, come l’isteria o disturbi psicotici dissociativi dell’identità, con particolare riferimento a situazioni che possano comprendere costrizioni alimentari, come il digiuno protratto, o episodi di autolesionismo derivanti da fanatismo religioso. Alcune ricerche mediche hanno dimostrato che forme di anoressie nervose possono culminare in casi di auto-mutilazione somiglianti alle stimmate, in un quadro complessivo patologico di disturbo ossessivo compulsivo. Ferite abbastanza simili sono state riscontrate tra i prigionieri di guerra o nel corso di grandi carestie, mettendo in stretta relazione la fame e gli episodi di auto-mutilazione. Anche sullo “stigmatizzato” più illustre, San Francesco d’Assisi, sono state avanzate ipotesi di carattere medico. Nel 1935, a seguito di un’accurata ricerca, il dottor Edward Hartung sostenne che il santo era probabilmente affetto da una malattia all’occhio, conosciuta con il nome di “tracoma”, oltre che dalla malaria quartana, incurabile in epoca medievale. Tale patologia attacca fegato, milza e stomaco, provocando anche un’emorragia di sangue nella pelle che il più delle volte si sviluppa in maniera simmetrica, coinvolgendo cioè allo stesso tempo ed in egual misura i due piedi e le due mani.

Come si anticipava, alcuni casi di stigmate sono stati smascherati come truffaldini tentativi di inganno. Tra gli episodi documentati più eclatanti, si ricorda quello della monaca Maddalena de la Cruz nel sedicesimo secolo che, dopo aver esibito false ferite, messa alle strette, confessò di aver ingannato tutti. Nel medesimo secolo si verificò il caso della suora Maria de la Visitacion che fu scoperta a compiere atti di autolesionismo da una consorella.

La letteratura religiosa relativa al fenomeno delle stimmate, come si diceva in precedenza, è così abbondante, al punto che alla fine del diciannovesimo secolo, il neurologo francese Antoine Imbert-Gourbeyre, potè stilare un elenco di 322 presunti stigmatizzati, prendendo come riferimento gli atti contenuti negli archivi ecclesiastici.  Ricerche successive hanno aggiornato l’elenco, portando il numero degli stigmatizzati a circa 400, di cui soltanto uno sparuto numero è stato canonizzato come santo. Anche l’iconografia religiosa ha contribuito fortemente a diffondere tra i fedeli la devozione nei confronti delle stigmate, suscitando non poche perplessità negli osservatori, soprattutto in quelli più esperti di discipline anatomiche. 

Nelle raffigurazioni artistiche, infatti, le stigmate si presentano come fenomeni estatici che si localizzano sui palmi e sui dorsi delle mani dei soggetti interessati. Una siffatta posizione, tuttavia, mal si concilia con il risultato di una crocifissione, che avrebbe determinato una grande lacerazione e conseguente frantumazione delle ossa della mano. A ciò si aggiunge un altro importante elemento: i reperti storici hanno dimostrato che nella Palestina romana i chiodi, per il macabro supplizio della crocifissione, venivano fatti passare sul polso, nella parte finale dell’ulna e del radio.    In tale spazio si crea una sorta di intercapedine che si collega alla mano, definita di Destot, l’unica via di accesso tremendamente semplice per inserire il chiodo.                   Perfino nella Santa Sindone, a parte l’annosa questione della sua veridicità, si nota la fuoriuscita dei chiodi nella parte posteriore dei polsi, proprio tra l’ulna ed il radio, secondo la meccanica già delineata.

Sempre in ambito religioso, la tematica delle stimmate è stata talvolta guardata capovolgendo la prospettiva, cioè ritenendola di origine non divina ma diabolica.    Nell’ambito di indagini anche di una certa complessità, è stata avanzata l’ipotesi che alcune manifestazioni stigmatiche potessero essere segni inviati dal demonio allo scopo di confondere ed ingannare le anime dei fedeli. La problematica delle cosiddette “vessazioni diaboliche” si inquadra in quella più generale delle “possessioni”, ma in realtà non sposta il baricentro della credenza in esperienze soprannaturali.

La “visione stigmatica” può assumere grande importanza anche in ambito alchemico-esoterico. Facendo riferimento al simbolismo della croce, trae origine la maggior parte del simbolismo ermetico medievale in relazione ai cinque elementi informatori (acqua, fuoco, terra, aria ed etere) che contribuiscono al compimento dell’Opera. Come si è descritto in precedenza, la “segnatura” del Cristo è tracciata sulle mani, sui piedi, sul cuore e talvolta sulla testa. Da questi punti particolari, generalmente cinque, ma in alcuni casi identificati in quattro o sei, esce sangue che nelle rappresentazioni, il più delle volte, non si ferma nelle piaghe, ma si diffonde lungo l’asse verticale della croce. Il sangue, che scende lungo il corpo, nel linguaggio alchemico è preferibilmente definibile come “liquido vitale rosso” che, mescolato con l’acqua, diventa una specie di rimedio simbolico stupefacente, ricavato direttamente dall’essenza stessa del senso di sacrificio ermetico.

Tra le raffigurazioni più significative, si indica quella presente nella basilica di San Clemente a Roma, dove il sangue al centro dell’abside scende lungo la croce e, diffondendosi sul pavimento, evoca l’immagine dei famosi quattro fiumi sacri che dividerebbero la terra in quattro quadranti. Tale tipo di riproduzione simbolica rievoca la stessa ripartizione geometrica dell’architettura pagana in merito alla “fondazione delle città” oppure sacra in relazione alle canoniche simmetrie del “Tempio”. Nella mistica cristiana, pertanto, a similitudine di quella ermetica, l’elemento fondamentale, cioè il Cristo, viene stigmatizzato, per la salvezza degli uomini, che nello schema alchemico si può identificare con il compimento dell’Opera. Nel contesto così delineato, l’iniziato deve essere consapevole di dover percorrere un iter spirituale che lo conduca alla morte di simbolica di sé stesso, al fine di conseguire una compiuta elevazione e resurrezione della propria parte trascendente. In estrema sintesi, in un’interpretazione più ampia ed esoterica, le stigmate potrebbero essere considerate come dei “sigilli” che attestano un’esperienza di profonda connessione tra il microcosmo umano ed il macrocosmo divino.

Uno dei casi più famosi di presunta “stigmatizzazione”, in un’epoca relativamente recente, in quanto risalente soltanto al secolo scorso, è la vicenda eclatante di Padre Pio da Pietralcina, il primo ad essere documentato secondo la metodologia moderna, consentendo in questo modo di tenere separati i rilievi storiografici da quelli agiografici. La stessa Chiesa Cattolica all’inizio fu molto ostile nel riconoscere la santità del frate pugliese, accusato di aver favorito intorno a sè un forte culto della personalità. I primi medici che analizzarono le ferite, conclusero i referti giudicandole superficiali. Di seguito le medesime ferite furono coperte da guanti, al punto che nessuno più poteva osservare che tipo di piaga si sviluppasse sotto gli involucri. A ciò si aggiunge un’altra singolare richiesta, avanzata lontano dai riflettori, quella cioè di utilizzare alcune dosi di acido fenico, una sostanza che viene indicata molto utile per mantenere le ferite nello stato originario. Ancora adesso la salma di Padre Pio viene esposta con i guanti, anche se ovviamente al momento di aver ricevuto le presunte stimmate tali coperture non c’erano.  Molto interessante è il resoconto elaborato da Sergio Luzzatto, autore di Padre Pio, Miracoli e politica del Novecento, pubblicato nel 2007, con il quale si cerca di spiegare l’apparente paradosso delle stimmate del santo, facendo riferimento agli scritti della stigmatizzata Gemma Galgani, dalla quale il frate pugliese avrebbe tratto ispirazione forse anche inconsciamente.

Nell’ottocentesimo anniversario dalla sua morte, non può essere omesso un riferimento alle stimmate di San Francesco d’Assisi, il primo “stigmatizzato” accertato dall’agiografia cristiana, in base a quanto riportato da Tommaso di Celano, nella Vita Prima, redatta tra il 1228 ed il 1229, ma ritrovata soltanto nel 1786:

“Le sue mani e i piedi apparvero trafitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo delle mani e sul dorso del piede, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Quei segni poi erano rotondi dalla parte interna delle mani, e allungati nell’esterna, e formavano quasi un’escrescenza carnosa, come fosse punta di chiodi ripiegata e ribattuta. Così pure nei piedi erano impressi i segni dei chiodi sporgenti sul resto della carne. Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava, bagnando quel sacro sangue la tonaca e le mutande”.

Sull’ipotesi delle patologie che probabilmente affliggevano il poverello d’Assisi ci siamo già espressi. Questa descrizione, inoltre, lascia ancora più dubbi, in quanto non si capisce quale sia stato il numero delle ferite e dei chiodi che le provocavano. La questione delle stimmate di Francesco, definito l’alter Christus, seguendo la versione agiografica riportata nella Legenda Major di San Bonaventura, è molto più complessa ed articolata, tenendo conto di varie fonti successive al 1228, anno della canonizzazione ad opera di Gregorio IX. La testimonianza di Tommaso da Celano, comunque, che visse almeno per un certo periodo con Francesco, fu ritenuta credibilissima a meno che non si voglia credere ad un consapevole intento di riferire il falso per motivi celebrativi. Alcuni personaggi contemporanei, come lo stesso papa ed il vescovo di Olmuetz, mostrarono un certo scetticismo, in considerazione del fatto che già da qualche secolo un certo numero di mistici si infliggeva ferite in maniera deliberata, per imitare la sofferenza patita da Gesù sulla croce. Sta di fatto che le presunte stimmate di San Francesco suscitarono in quel tempo un così grande scalpore, al punto da diventare uno degli elementi più caratteristici della vita del santo.

Da questa breve sintesi, emerge dunque che le stimmate sarebbero dei segni sanguinanti che, in modo del tutto misterioso, comparirebbero sul palmo delle mani, sui piedi, al costato e, talvolta, sulla fronte di personaggi in grado di vivere esperienze di estasi mistica, in piena comunione con la grazia divina. Pur volendo dare anche una spiegazione simbolica ed esoterica al fenomeno, è giusto ribadire che le stimmate sono legate esclusivamente alla tradizione della devozione cattolica, non riscontrandosi altri casi dichiarati neppure nelle altre confessioni cristiane. Non si conoscono, tuttavia, elementi certi in merito alla comparsa delle piaghe, né sono state mai condotte osservazioni continue e rigorose, che possano far pensare all’incontrovertibile origine soprannaturale del fenomeno.

Gli scienziati hanno avanzato alcune ipotesi, intravedendo la possibilità che le stimmate possano derivare da affezioni dermatologiche, spesso psicosomatiche, fraintese anche in buona fede dai destinatari come espressione della vicinanza divina, o da disturbi legati a personalità isteriche oppresse da forme di suggestioni o di autosuggestioni, oppure da ferite auto-inflitte in maniera inconsapevole, se non con intento truffaldino. Nella nostra conoscenza umana così limitata e parziale, non ci sentiamo però di escludere l’intervento soprannaturale che potrebbe agire anche mediante la cooperazione del soggetto coinvolto.

Luigi Angelino

Luigi Angelino

Luigi nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Dopo un percorso giuridico, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Oltre a numerosi articoli, con Auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa” ed ha collaborato alla elaborazione del “Sipario strappato”. Negli ultimi anni ha redatto varie raccolte di saggi con la Stamperia del Valentino, tra cui Caccia alle streghe, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, Omero e la nascita del mito di Ulisse, Di alcune fiabe e ciò che nascondono, Nel mondo dei sogni, Sulla fine dei tempi (selezionato per Casasanremo writers 2023). Tra i volumi pubblicati con la Cavinato editore international, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse d’Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini accurate su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta: “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, dal titolo “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.View Author posts