Ad ottant’anni suonati — nel senso di un’esistenza sotto il segno della musica — Tullio De Piscopo ha celebrato questo traguardo con un’altra tournée: 80 Tullio – The Last Tour – Nun O’Saccio.
Il batterista partenopeo, pur consapevole di dettare il ritmo, sa che davanti all’imprevedibilità della vita non può fare nulla. È questo il senso delle serate di questa tournée, che lo scorso giovedì 9 aprile ha fatto tappa a Roma, all’Auditorium Parco della Musica.
In una Sala Sinopoli quasi al completo, Tullio De Piscopo inizia lo show alle 20:15, o meglio apre lo scrigno dei suoi ricordi, musicali e non. Comincia introducendo suo fratello, Romeo De Piscopo, batterista morto nel 1958 a soli 21 anni e suo primo maestro. Da lì, le due ore di concerto si alternano tra i brani che hanno segnato la sua carriera e aneddoti raccontati con un piglio e una verve che non sfigurerebbero né a teatro né, tantomeno, in un’altra autobiografia o in un aggiornamento di È tempo, che risale ormai al 2014.
Del resto parlano le sue oltre 3800 registrazioni, il suo piglio indefesso nel lavoro, anche quando, a soli diciott’anni, invece di andare al mare con Gino Paoli — con cui al tempo collaborava — studiava e suonava. Namina ci riporta ai tempi di Acqua e viento, album del 1983 che lo consacra come interprete. Stop Bajon viene accolta con entusiasmo, complice la giornata primaverile romana, e il suo ritornello colmo di speranza: “Ma quanno uscimmo fori sarà primavera”.
Non mancano gli aneddoti sui grandi musicisti con cui ha collaborato, come Astor Piazzolla, con il quale ha registrato Libertango, né quelli su incontri improbabili e fortuiti che lo hanno ispirato nella scrittura dei brani. Memorabile quello con il prete di Faenza, che gli suggerì lo spunto per E allora e allora.
Sul palco, Tullio sprigiona un’energia e un’allegria contagiose che irradiano la Sala Sinopoli, insieme a un pizzico di malinconia che emerge soprattutto nei racconti legati a suo “fratello in blues”, Pino Daniele, celebrato con il brano conclusivo Conversation with Pino: un assolo che è una vera elegia.
Teoricamente, la carriera di De Piscopo è ai titoli di coda; ma lui, come se non lo sapesse, continua a suonare, con quel “sorriso che vale tanto” che resta un monito per tutti.