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Goethe e il carnevale romano, festa della nostra vita 

Nel febbraio del 1788, Goethe si trovava a Roma ed ebbe occasione di assistere al carnevale romano, di cui portò una vivacissima ed interessante descrizione nel resoconto del proprio viaggio in Italia, l’Italienische reise

Il poeta fu sempre irresistibilmente attratto dallo spettacolo delle feste e vi dedicò scritti e commenti: le impressioni lasciate in lui dal carnevale romano ispirarono la Notte di Valpurga del Primo Faust e la mascherata alla corte dell’imperatore nel primo atto del Secondo Faust. 

Vorrei salutare questo carnevale con alcune considerazioni goethiane, ancora e quanto mai attuali. 

Il Corso

Scopriamo che a Roma il carnevale “ha per scena il Corso”, strada che corre rettilinea da piazza del Popolo fino a palazzo Venezia. Ci spiega Goethe che per tutto l’anno, la domenica e i giorni festivi, regna sul Corso una forte animazione e i più ricchi vi passeggiano in carrozza: il carnevale non è che il punto culminante dei consueti svaghi domenicali e festivi, e per queste “ore paradisiache” il Corso viene spazzato e ripulito, sorgono tribune davanti a molte case e altre transenne:

isolano dalla pista le due piazze di S. Carlo e della Colonna Antonina, in modo da render manifesto che l’intera gara deve rispettare e rispetterà i limiti della lunga e stretta via.

Segnale della totale libertà

Giorno dopo giorno, l’attesa si alimenta finché una campana dal Campidoglio dà il segnale che sotto la volta del cielo tutti possono abbandonarsi alla follia. Non a caso, infatti, Mefistofele sceglie di coinvolgere Faust nella Notte di Valpurga, nella quale, secondo la tradizione, le streghe offrono i propri sacrifici al diavolo: proprio nella follia di quei riti, che Goethe aveva immaginato e descritto attraverso i ricordi dell’esperienza romana, Mefistofele spera che Faust naufraghi e si conceda di abbandonarsi totalmente. D’altronde, anche il carnevale romano non è una festa che viene concessa al popolo, ma una festa che il popolo si concede. 

L’aspetto straordinario di questo tesoro letterario, l’Italinesche reise, è la cura con cui l’autore affida al testo ogni insegnamento sul carattere degli italiani da lui raccolto. Si confonde in un popolo che non è il suo, silenziosamente osserva, riflette e scrive senza tralasciare alcun dettaglio; si nutre di esperienze e arricchisce noi lettori del futuro con le proprie considerazioni di essere umano paziente ed attento, prima che geniale artista, e ci consegna, in tedesco, uno dei testi sull’Italia e sugli italiani più veri e fedeli al nostro modo di essere italiani. 

Da ogni finestra che affaccia sul Corso pendono tappeti, fiori e striscioni di stoffa, i due marciapiedi laterali si riempiono di sedie e il cielo azzurro raramente ricorda che non c’è un tetto:

in tal modo, la strada appare sempre più come un luogo d’abitazione. Uscendo di casa non sembra d’essere all’aperto in mezzo ad estranei, ma in un salotto fra conoscenti. 

Maschere ed equipaggi  

Immaginiamo Goethe aggirarsi per Roma e raccogliere con lo sguardo quante più immagini possibili da raccontare agli amici di Weimar, che intrattenevano con il poeta fitti scambi epistolari. Sul Corso non gli sfuggì un Pulcinella – personaggio che compare nella Notte classica di Valpurga -, “con un gran corno penzolante da nastri multicolori legati alla cintola”, non passarono nemmeno inosservate donne vestite da uomini e “un giovane che incarna un tipo di donna assolutamente intrattabile”, e ancora tantissimi accattoni perché “quella da accattona o accattone è una mascheratura molto facile” siccome ben poche persone disponevano di molto denaro da spendere. 

Mentre le maschere si moltiplicano, anche gli equipaggi fanno via via la loro comparsa sul Corso e più il carnevale avanza più diventano festosi. Frequenti sono le carrozze scoperte con due belle signore sedute più in alto e quattro uomini ai sedili d’angolo, mentre i cocchieri, perlopiù mascherati da donna, devono sopportare che qualcuno venga sotto il naso a gridargli: “O fratello mio, che brutta puttana sei!”. E’ bene precisare che questa esclamazione è riportata da Goethe in italiano: il tedesco di allora aveva sicuramente le parole per dire qualcosa di simile, ma l’italiano deve aver fatto più effetto persino su uno straniero! 

Goethe racconta anche un’usanza simpatica del carnevale romano: accadeva che qualche giovane ragazza lanciasse allo spasimante una zolletta di zucchero per farsi notare, e sovente, dopo uno di questi lanci, “vediamo una coppia di visi sorridersi a vicenda”. 

Via!

Momento più atteso di tutto il carnevale è senza dubbio la corsa dei barberi (gara di cavalli senza fantino tenutasi fino al 1874). 

Cresce l’attesa nei minuti che precedono il via e…

I procacciatori di sedie e gli appaltatori delle tribune si spolmonano a gridare le loro offerte: “Luoghi! Luoghi avanti! Luoghi nobili”.

Tutti si precipitano a cercare una sedia o un posto libero fino a che i cavalli, secondo l’ordine sorteggiato, vengono condotti da stallieri in costume fra le transenne e liberati: sfrecciano veloci, resi indocili dalla febbre della gara, e cercano di guadagnare terreno nel tratto sgombro della piazza.  

Con non poco sdegno, Goethe ricorda anche di aver visto un cavallo stramazzante calpestato da altri cavalli. E infatti

sovente avviene che un cavallo rimanga morto sul colpo, e più di una volta qualche spettatore ci ha rimesso la vita. 

Fine 

Durante la notte, dopo una giornata di agitazione e frastuono, ciascuno ambisce ad un po’ di riposo. Arriva il Mercoledì delle Ceneri e così è passata come un sogno, come una favola, questa festa dell’intemperanza. 

Anche da questa esperienza Goethe spreme e raccoglie riflessioni sui principali momenti della nostra vita. Ci confida un segreto di Faust – in fondo, un segreto che noi tutti vogliamo nascondere, soprattutto a noi  stessi – e cioè che non c’è gioia più grande e affascinante di quella che proviamo sfiorando il pericolo, della voluttà dolce e terribile che iniziamo ad assaporare con la sua vicinanza, e così l’irresistibile brivido spinge l’eroe del poema a sancire con il sangue il patto con il diavolo, e così solo nella vertigine della follia ci sentiamo davvero liberi. 

Saluto il carnevale con queste parole di Goethe in mente:

Ci auguriamo che essendo la vita nel suo complesso altrettanto imprevedibile, ingrata e, tutto sommato, irta di rischi quanto il carnevale romano, questa spensierata falange di maschere serva d’ammonimento a ricordare l’importanza di ogni attimo di gioia, per quanto fugace ci possa sembrare, che ci è concesso dalla vita. 

Tutte le citazioni sono tratte dall'Italienische reise
di J. W. Goethe nella traduzione italiana di Emilio Castellani.
Melissa Mantino

Melissa Mantino

Classe 2006, Melissa Mantino è una giovane studentessa di Torino diplomata al liceo classico Vittorio Alfieri, dove ha imparato ad amare le parole antiche per raccontare storie nuove. Attualmente frequenta la facoltà di Lettere e continua a cercare, nei testi e nella scrittura, il filo invisibile che unisce passato e presente.View Author posts