Mai, come in questi ultimi giorni, si è tanto parlato dell’isola collocata verso l’estrema propaggine settentrionale dell’Oceano Atlantico che, pur occupando un vastissimo territorio, tra il Canada ad occidente, l’Islanda a sud-est ed il Mare Glaciale Artico a nord, rappresenta la regione meno densamente popolata del nostro pianeta. Precisiamo in premessa che la Groenlandia, pur essendo politicamente europea, da un punto di vista prettamente geografico appartiene al continente americano. Questo duplice inquadramento, come vedremo in seguito, ha favorito l’attuale progetto di annessione del presidente statunitense.
Gronland è un termine composto danese, traducibile in italiano con l’espressione “terra verde”, mentre in lingua groenlandese il Paese è indicato come Kalaallit Nunaat, che vuol dire “terra dei Kalaallit”. Attualmente la Groenlandia, insieme alle isole Faer Oer, fa parte del Regno di Danimarca, anche se in passato fino al 1814 rientrava tra le “colonie” del Regno di Norvegia. Nel 1979 alla grande isola polare è stato concesso “l’autogoverno” da parte del Folketing, cioè il parlamento danese, anche se formalmente il sovrano di Danimarca ne rimane capo dello stato. Al particolare status politico della Groenlandia,si aggiunge un’ulteriore curiosa condizione: pur avendo fatto parte della Comunità economica europea, come territorio danese dal 1973, con un referendum svoltosi nel 1982 i suoi cittadini hanno deciso di uscirne, con effetto a partire dal 1985. A seguito poi della consultazione popolare del 2008, al governo locale sono state trasferite anche le competenze in materia legislativa, giudiziaria e nella gestione delle risorse naturali. Il nuovo assetto è andato in vigore il 21 giugno 2009, ponendosi quale passo importante verso la completa indipendenza. Ad oggi la Danimarca ha ancora il controllo dell’economia dell’isola, della politica estera e della difesa militare, provvedendo altresì ad un sostanzioso sussidio annuale.
La Groenlandia è la più estesa isola continentale al mondo, ospitando anche il più vasto parco nazionale del pianeta. In un periodo abbastanza recente, nel 2003, l’esploratore Dennis Schmitt scoprì l’isola rocciosa 83-42 che, per molti esperti, potrebbe essere il territorio stabile (non formato da iceberg) più a nord del mondo. La calotta glaciale ricopre tutta la parte interna dell’isola, con uno spessore variabile che può arrivare anche ad una misura di 3000 metri. Per le sue caratteristiche peculiari, la Groenlandia è la regione dell’emisfero boreale che maggiormente presenta similitudini con il continente antartico. Le coste dell’isola sono formate da un intricato sistema di fiordi ed isolotti che si sono formati a causa della progressiva erosione dei ghiacci con il passare dei millenni. La maggior parte degli insediamenti umani sorge sugli isolotti, perché la terraferma è interamente ricoperta, come già si è detto, dalla calotta glaciale. Per questo motivo, in Groenlandia non esiste una vera e propria rete stradale o ferroviaria; di conseguenza tutti gli spostamenti avvengono via aerea o marittima. La costa occidentale, dove il clima è più mite, è la zona più popolata dell’isola. Pur essendo caratterizzata da un clima essenzialmente polare, vi sono notevoli differenze tra la parte più settentrionale e la propaggine più meridionale. Nella parte interna e in quella più a nord sono state registrate temperature anche inferiori a -60 gradi. L’estrema propaggine meridionale, in particolare, la costa sud-ovest, rivolta al continente americano ed ai venti più caldi, presenta la situazione climatica più accettabile. In questa regione sorge la capitale Nuuk, caratterizzata dal cosiddetto clima polare marittimo, con medie climatiche invernali, da dicembre a marzo, che raramente vanno sotto i -15 gradi ed estive, da giugno ad agosto, che di rado superano i dieci gradi.
Come si diceva in precedenza, anche se formalmente il capo di stato della Groenlandia è il sovrano della Danimarca, l’isola gode di una grande autonomia decisionale, non essendo nemmeno obbligata ad aderire alle disposizioni dell’Unione Europea. Il potere politico è affidato all’Inatsisartut, che forma una sorta di parlamento unicamerale, composto da 31 rappresentanti eletti dal popolo con voto proporzionale, che rimangono in carica per quattro anni. A capo del governo vi è il primo ministro di Groenlandia. Per garantire le prerogative dell’isola, vengono eletti anche due rappresentanti presso il parlamento danese, il Folketing. L’economia della Groenlandia si fonda principalmente sulla pesca, grazie alla ricchezza delle specie presenti nelle proprie profondità marine e sull’esportazione dei prodotti ittici. Nonostante siano stati scoperti numerosi giacimenti di minerali e di idrocarburi, ancora non è partita una vera e propria politica idonea allo sfruttamento di tali risorse. Come si può facilmente intuire, anche questa è una tematica molto importante per il presidente statunitense. Negli ultimi anni, gli amministratori locali hanno cercato di dare un certo impulso al turismo, in un Paese impervio e selvaggio, ma ricco di fascino e di paesaggi onirici. Tuttavia, anche questo settore ha mostrato evidenti limiti, in considerazione della brevità della stagione estiva nel territorio e dei costi notevolmente elevati.
La popolazione groenlandese si assesta su circa 56.000 abitanti, come una piccola città di provincia italiana, di cui quasi la metà risiede nella zona di Nuuk, la capitale. Il resto della popolazione è comunque distribuito, per la maggior parte, lungo i fiordi nella parte sud-occidentale dell’isola che ha il clima più accettabile. La vita sociale del Paese è forse percepita come altamente insoddisfacente, per il fatto che la Groenlandia statisticamente costituisce la regione con la più elevata percentuale di suicidi al mondo, superando di tre volte la Lituania che è la seconda classificata. Si pensi, a tale proposito, che il tasso di suicidi della popolazione groenlandese supera di otto volte la media mondiale. A ciò si aggiunge un altro aspetto piuttosto inquietante: si tratta del Paese che può vantare anche il più alto tasso di aborti al mondo. Nell’anno 2000 il numero degli aborti ha perfino superato quello delle nascite. Desta una certa preoccupazione, inoltre, la diffusione del fenomeno dell’alcolismo.
Come di recente riportato da un articolo pubblicato sul “Il Sole 24 Ore”, il cittadino groenlandese medio ha una discendenza inuit che si assesta più o meno al 75% ed una discendenza di circa il 25% di caratteri europei. I danesi, pertanto, formano una minoranza significativa e abitano, per lo più, nei principali centri urbani. Gli Inuit sono gli originari abitanti delle zone artiche e subartiche dell’America settentrionale e della Siberia. Essi derivano dall’antica etnia Thule e, nel corso dei secoli, si sono mantenuti grazie alla caccia e alla pesca, adattandosi al freddo e sfruttando al meglio le poche risorse disponibili. Anche se ancora oggi vi sono villaggi formati da igloo, le pittoresche casette di ghiaccio, gli Inuit, pur conservando le loro antiche tradizioni, hanno cercato di integrarsi nella vita sociale, culturale ed economica dell’isola. Ciò non toglie che la cultura e la sopravvivenza degli Inuit sono fortemente minacciate, a causa dei cambiamenti climatici che stanno modificando l’ambiente, dove queste persone vivono da secoli, ed anche a causa dell’incombente sfruttamento delle risorse naturali da parte delle multinazionali occidentali. Quest’ultime, sottraendo spazi e risorse, costringono gli Inuit a lasciare le proprie consuetudini tradizionali di vita. Attualmente gli Inuit hanno formato l’ICC (Inuit Circumpular Council), una sorta di organizzazione non governativa che vuole tutelare l’ambiente e le tradizioni culturali di circa 160.000 indigeni che si trovano in Groenlandia, Canada del nord, Alaska e Siberia, allo scopo di sensibilizzare i singoli governi sulle proprie necessità.
Chiediamoci a questo punto: quali sono i motivi che spingono il Presidente Trump a desiderare così ardentemente il territorio ghiacciato dell’isola groenlandese? In primo luogo, Trump invoca generiche “ragioni di sicurezza”, che lo porterebbero alla determinata decisione di ottenere il controllo sulla Groenlandia. Osservando il nostro pianeta dall’alto, ci rendiamo conto di come l’isola si trovi tra l’America settentrionale e la Russia, rappresentando una zona di primaria importanza strategica. A ciò si aggiunge un altro fondamentale aspetto: la Groenlandia fa parte del cosiddetto “GIUK Gap” (insieme a Islanda e a Regno Unito), cioè quel varco che, nel malaugurato caso dello scoppio di un conflitto con la Russia, verrebbe ostruito dalle forze armate marittime occidentali, per bloccare ogni via d’accesso nell’Atlantico ai sottomarini russi. Nonostante in passato le basi americane sull’isola fossero numerose (17), attualmente permane il centro “Pituffik”, che garantisce un’ottima postazione di “allerta radar”, in grado di intercettare eventuali missili balistici in un eventuale scontro tra Russia e Stati Uniti. Nell’alveo delle ragioni di sicurezza, ci sarebbero anche alcune esercitazioni condotte da militari russi e cinesi congiuntamente nel Mar Glaciale Artico, ma secondo le più accreditate fonti di intelligence, al momento queste si svolgerebbero esclusivamente nelle acque territoriali russe. Veniamo ora al punto cruciale: le ragioni economiche. Con il cambiamento climatico in atto, che sta progressivamente determinando lo scioglimento dei ghiacci nell’area geografica intorno al polo nord, un numero sempre più elevato di navi commerciali transita attraverso quelle acque, rendendo più trafficato il passaggio a Nord-Ovest (tra Europa e Nord America) e quello a Nord-Est (tra Nord America e Russia). Inoltre, come abbiamo già anticipato in precedenza, la Groenlandia è ricca di risorse naturali che fino ad ora non sono mai state sfruttate adeguatamente. Si tratta di un territorio nel cui sottosuolo sono presenti materiali molto ricercati, non facilmente estraibili a causa della presenza della massiccia calotta polare. E’ innegabile considerare che gli Stati Uniti avrebbero i mezzi tecnologici ed i fondi necessari per investire in una campagna di sfruttamento delle risorse groenlandesi.
Alle ambiziose mire di Trump, l’Unione Europea, la Danimarca e la stessa Groenlandia hanno replicato che non intendono cedere nulla sul tema della sovranità. La Danimarca ha perfino schierato alcune truppe sull’isola, come evidente segno di deterrenza, non certo pensando di potersi opporre efficacemente al colosso militare statunitense, nel caso il presidente avesse pensato ad una folle invasione. E se l’uso della forza sembra scongiurato, dopo il discorso di Trump a Davos, così come la ricorrente minaccia dei dazi, la situazione non appare affatto risolta, sebbene da una parte e dall’altra ora si cominci a parlare di “trattative in corso”. L’Europa sta aprendo a Washington la strada del dialogo costruttivo, rimanendo nella salda convinzione che “l’affare Groenlandia” debba essere gestito sotto l’egida della NATO. Come si è profilato dopo l’incontro tra Trump ed il segretario della NATO Rutte, gli Stati Uniti potrebbero “accontentarsi” del libero accesso alle proprie istallazioni militari ed al rafforzamento dello scudo difensivo artico, sulla base di un accordo complesso ancora da definire. A ciò si aggiungerebbe un ulteriore forma di accordo per concedere lo sfruttamento di una sostanziosa porzione delle risorse naturali. Ma un simile compromesso potrebbe veramente essere digerito senza limitare di fatto la sovranità territoriale groenlandese, danese ed europea? Negli ultimi anni ci stiamo tristemente abituando ad un’inesorabile, quanto sistematica, violazione dei principi cardine del diritto internazionale….