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Chi Esce Entra: una mostra sulla circolarità degli spazi

Chi esce entra è il titolo di una mostra conclusasi da poco a Roma, un omaggio alla memoria culturale. La mostra merita di essere ricordata per il suo valore nel mantenere saldo il presente, il passato e il futuro.

La particolarità della mostra risiede nell’edificio che la ospitava: un palazzo diroccato nel centro di Roma, a pochi passi da Piazza di Spagna- Roma- incredibile da immaginare in rovina in pieno centro. Eppure, questo edificio ha una storia affascinante. Inaugurato nel 1911 come galleria privata dal noto mercante e collezionista Ludovico Spiridon, rimase tale per oltre vent’anni. Subì poi diverse trasformazioni: dal 1939 divenne una sala da ballo, per poi ospitare la discoteca La Cage aux folles, prosperando negli anni Ottanta e Novanta. Successivamente, per circa trent’anni, si conservò come una vera e propria rovina contemporanea, fino alla recente trasformazione come nuova estensione della Bibliotheca Hertziana, in una bella iniziativa promossa dalla Fondazione Max Planck.

Il titolo della mostra, “Chi esce entra”, trae ispirazione dall’opera in feltro di Vincenzo Agnetti del 1971, in cui la frase è marchiata a fuoco in una sala dell’edificio. La scelta del titolo riflette l’idea di transizione, passaggio e circolarità. Out&In: nella mostra il visitatore entra in uno spazio degradato e lo attraversa, l’opera di Agnetti invita a riflettere sul senso di presenza e memoria nella vita culturale.

La mostra interpreta lo stato di degrado dell’edificio non come qualcosa di negativo, ma come una fase significativa della sua storia stratificata, un vero e proprio “terreno fertile” per la creatività e il pensiero critico. Le opere diventano strumenti per riflettere sulla memoria e sulla storia, facendo dialogare il passato dell’edificio con la creatività contemporanea.

Si tratta di una mostra corale che ha coinvolto 26 artisti italiani e internazionali a “invadere” questi spazi, ancora intrisi di tracce di antichi stucchi, affreschi, mosaici e decorazioni ceramiche. Camminando sul pavimento naturalmente impolverato, i visitatori potevano ammirare installazioni e opere multimediali – sculture, pittura, fotografia, video e performance – capaci di produrre riflessioni e, soprattutto, emozioni. Temporaneamente, l’edificio ha ripreso vita, offrendo ai visitatori la possibilità di evadere in uno spazio surreale, prima della sua completa trasformazione.

Rosita Auriemma

Rosita Auriemma

Viaggiare la appassiona. Scrivere la consola. Le regala allegria e distacco. Simpatizza per gli anarchici e odia le insegne luminose. Inoltre è dalla parte di chi ruba nei supermercati e non di chi li ha costruiti, rubando.View Author posts