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Des cris d’écrits: le poesie di Layla affisse nelle strade di Parigi

Des cris d’écrits è la prima raccolta di poesie di una giovane artista: Layla.

Ha 18 anni e scrive poesie in francese e in italiano; di recente ha pubblicato il suo primo libro. La sua creatività non si limita alle pagine: alcune delle sue poesie sono state affisse nei quartieri di Parigi, attirando l’attenzione di un giornalista francese che ha voluto intervistarla.

Riportiamo qui l’intervista, tradotta, per la bellezza e la naturalezza dei contenuti, che mettono in luce la profondità e la sensibilità delle sue idee. Qui l’intervista originale.

L’altro giorno, passeggiando per le strade di Parigi, sono stato attratto da una scritta su un muro: nascosta in un angolo, all’ombra, c’era una foto sotto vetro, accanto alla quale era scarabocchiata una poesia su un pezzo di carta. Poco più in là, sempre nello stesso punto, un QR code. L’ho scannerizzato per vedere cosa contenesse e sono rimasto piacevolmente sorpreso: non era un “rick-roll”, ma il collegamento al profilo Instagram della signora dal bicchiere d’acqua (@ladameauverredeau). Ammirando la qualità dei suoi poemi, così delicati e fragili, le ho subito inviato un messaggio; mi ha risposto e ha accettato un’intervista, che vi racconto qui, con il suo consenso:


– La Vieille: Qual è il tuo nome o pseudonimo?
– La Dame au Verre d’Eau: Condividendo i miei testi non cerco notorietà per chi sono, ma voglio semplicemente condividere le mie parole. Per questo ho scelto un nome d’arte. Perché: «Da che mondo è mondo, ciò che non si conosce intriga» — da sempre, ciò che non si conosce suscita curiosità.
La Dame au Verre d’Eau è un nome ispirato al dipinto Le Déjeuner des Canotiers di Renoir, dove si vede una donna con un bicchiere d’acqua in mano, presente ma assente, persa nei suoi pensieri. La stessa figura appare nel film Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet. Mi riconosco in lei.

In un mondo in cui l’identità sembra imprescindibile, ho scelto la libertà di essere chi voglio e di non essere solo una cosa.


– Dove vivi?
Vivo a Roma da sette anni, ma ho vissuto a Tolosa durante l’infanzia (dai due agli undici anni). Mio padre è francese e mia madre italiana. Prima di iniziare il liceo, mi sono trasferita con la mia famiglia a Roma. Ho studiato spagnolo a scuola, per imparare una lingua in più. Poi ho scelto un liceo scientifico con l’opzione Cambridge, cioè corsi non solo in italiano ma anche in inglese con insegnanti madrelingua. Ho seguito lezioni di geografia fino al latino in inglese. L’anno prossimo vorrei continuare i miei studi a Parigi.


– Cosa vuoi fare in futuro?
Per ora non lo so. Voglio solo studiare ciò che mi appassiona e vivere il presente senza pensare troppo al futuro… tempo al tempo!


– Come ti è venuta l’idea di scrivere poesie?
Ho iniziato a scrivere nel maggio 2024, attraversavo un periodo difficile e scrivere mi aiutava a liberare la mente confusa. In quel periodo  la mia migliore amica scriveva poesie, così un giorno a scuola mi sono detta: “Perché non provare anch’io?” Ho scritto la mia prima poesia e l’ho inviata al professore di italiano (che parla francese perché ha insegnato a Parigi). Mi ha risposto dicendo che il testo era molto bello e mi ha incoraggiata a continuare.

Col tempo ho iniziato a condividere sempre più poesie e ho deciso di aprire questo account, affinché i testi respirassero oltre il mio piccolo cerchio di conoscenze.

Nel 2025 ho vinto un concorso letterario con una delle mie poesie. Il premio includeva una somma di denaro e una piccola lettera, in cui era scritto in italiano: “Prenditi cura del tuo talento, dei tuoi talenti”. Ho pianto di gioia per ore. Questo evento mi ha molto segnata e motivata… e così ho quasi completato il mio primo libro di poesie, accompagnate da fotografie di un fotografo che mi ha gentilmente aiutata nel progetto.


– Cosa cerchi di trasmettere attraverso quest’arte?
Tutto e niente. Le mie poesie possono toccare alcune persone e lasciare indifferenti altre. Vorrei semplicemente dare ai miei testi una seconda vita negli occhi degli altri.

Credo che il messaggio nasca da solo, liberamente, in modo spontaneo. Ogni lettore troverà ciò che è pronto a vedere, e va benissimo così.


– Come gestisci il tempo tra poesie, studi e vita quotidiana?
Le poesie non sono un peso né un compito da svolgere. Non sono qualcosa che DEVO fare, ma una necessità, una passione. Chi ha vera passione trova sempre il tempo, anche tra mille impegni. Gli studi, invece, occupano gran parte della mia vita; cerco di trovare un equilibrio tra essi e la vita personale.


– Scrivi alcune poesie in italiano?
Sì! Ne scrivo alcune in italiano, al momento circa cinque o sei. Ho anche scritto una poesia bilingue, con strofe in francese e in italiano alternate, dando l’illusione che una traduca l’altra.


– Come spieghi il tema dell’arte volatile e fuggitiva?
– Per me l’arte come un uccello rappresenta la Libertà: è volatile perché è libera, fuggitiva perché può andare dove vuole, toccare chiunque senza sfiorare nessuno. L’arte è un concetto vastissimo; ciò che propongo è solo un piccolo assaggio, ma è interessante notare che l’arte si nasconde anche nelle piccole cose della vita quotidiana.


– C’è un autore o più autori che ti hanno influenzata?
Letteralmente tutto ciò che vivo mi influenza, forma i miei testi e mi trasforma. Ciò che più mi colpisce sono gli sguardi. A volte gli occhi di uno sconosciuto sono scintille — frammenti di vita, di silenzio, di umanità. Questi istanti fugaci mi ispirano sempre.

Quando leggo un libro, segno tutte le parole che mi affascinano, per il suono o il significato. Alcune mi incantano e non le lascio andare.

Studio in Italia, quindi non ho la stessa preparazione in letteratura francese di una coetanea francese, ma cerco sempre di informarmi e leggere i classici: da Molière a Romain Gary, da Flaubert a Baudelaire. Il mio autore preferito resta Patrick Modiano: amo la sua atmosfera sfumata, la memoria incerta, il modo di sospendere il tempo.

Un mio professore mi ha detto che il mio stile ricorda Verlaine e Mallarmé; non ho ancora letto i loro libri, ma spero di farlo.

Ciò che più mi ispira è tutto l’amore che ho intorno e tutto quello che do agli altri.


– Come definisci il tuo stile?
È complesso definirlo, credo di non seguire uno stile preciso. Non uso uno schema metrico particolare, ma amo quando i versi fanno rima. Uso spesso figure retoriche, in particolare l’ossimoro, che trovo affascinante: accostare termini opposti come se le contraddizioni rivelassero una verità più profonda. Alcune parole ricorrono nei miei testi sempre con un significato dietro. Ad esempio “notte”. Adoro la notte, per l’atmosfera, il silenzio, la presenza dolce e misteriosa che impone.

In conclusione, il mio stile è contemporaneo, ma con un tocco personale, la mia piccola firma.


– Perché la lingua francese?
La scelta della lingua è stata immediata. L’ispirazione spesso mi viene in francese, per la sua musicalità, o perché vivere a Roma mi permette di allontanarmi un po’ dalla realtà quotidiana. È una scelta passiva, quasi istintiva: non la controllo davvero. È in questa lingua che nascono le mie parole.


– Ami la tua vita?
Adoro la mia vita. Come tutti, ho alti e bassi — ma va bene così. Cerco di controllare ciò che posso e accogliere l’imprevisto. Amo anche il movimento, le novità, i cambiamenti di quotidiano. Viaggiare, trasferirsi, cambiare routine… mi spaventa, ma è questo brivido che mi fa sentire viva. Talvolta attendo persino l’imprevisto, come una porta verso qualcosa di nuovo — un piccolo vertigine che mi spinge a vivere diversamente. E spesso è piacevole.


– Quali sono le tue passioni?
Oltre alla scrittura, ho altre passioni. Suono il violino dagli 8 anni: tre anni al conservatorio di Tolosa, tre anni al conservatorio Santa Cecilia di Roma. Ho smesso di farlo in contesti rigidi e ho continuato privatamente. Dall’età di sei anni pratico danza: classica, moderna e pole dance a Roma; poi ho scoperto la danza aerea, che mi fa sentire come se volassi, sospesa e leggera. Dipingo anche occasionalmente, quando mi sento ispirata. Ma ciò che amo più di tutto è la vita e gli esseri viventi.


– Qualcosa che vuoi condividere?
Carpe diem! come diceva Orazio: «Cogli il giorno presente». Non è un invito all’eccesso, ma una bella esortazione ad aprire gli occhi alla ricchezza di ogni istante, anche il più semplice. Apprezzare ciò che è qui, ora, nelle piccole cose della quotidianità.

Vivere pienamente il momento presente e seminare ricordi che, domani, ci faranno sorridere. Perché, anche se le parole sono immortali, esse vibrano davvero solo se attraversate dalla vita. Senza esperienza, senza slancio, non c’è respiro nella scrittura.

Allora viviamo, sentiamo e lasciamo che le parole seguano il loro corso.


– Come si presenta l’amore nella tua vita?
 L’amore si insinua ovunque, in ogni dolce sorriso inaspettato, in ogni gesto che risuona come una carezza, nei complimenti più semplici.

L’amore, ai miei occhi, va ben oltre l’immagine che spesso ne abbiamo — quella di due persone legate da sentimenti romantici. Certo, quell’amore è bello, ma è solo una faccia di un sentimento molto più vasto.

Per me, l’amore è prima di tutto una sensazione, una vibrazione del cuore. Si nasconde nelle piccole cose quotidiane, come una mano tesa senza aspettarsi nulla in cambio. L’amore non significa solo stare con qualcuno, significa essere in pace con se stessi, fare ciò che si  ama. Nella mia vita sono circondata da tutto questo — da queste piccole dimostrazioni di amore semplici, ma autentiche.

Con sincerità e passione,
La Vieille

Redatto da Emerick Bohan e La Dame au Verre d’Eau il 13/10/2025

Si conclude così l’intervista francese e anche questo articolo sottolineando che finché ci saranno parole che prendono vita sulla carta e poesie che vengono condivise, ci sarà sempre speranza.

Rosita Auriemma

Rosita Auriemma

Viaggiare la appassiona. Scrivere la consola. Le regala allegria e distacco. Simpatizza per gli anarchici e odia le insegne luminose. Inoltre è dalla parte di chi ruba nei supermercati e non di chi li ha costruiti, rubando.View Author posts