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C’era un volto

I volti non hanno un lieto fine?

Il mondo delle enormi icone pubblicitarie proiettate su schermi posti in alto sulle capienti pareti dei grattacieli è in agonia. Nuovi volti bussano alle porte dello spettacolo, ma privi di vita. Cosa accade? Lo spettro di un fenomeno inquietante si diffonde nell’inconsapevole vastità delle metropoli.

Nello studio di Federico Lombardo, artista romano, sono esposti immensi volti che riempiono tutto lo spazio rinculando nei loro sguardi assenti. Presenze aliene, o semplici avatar? Che cosa trasforma i loro volti in un’astrazione del Volto?

Federico Lombardo sperimenta nuove tecniche, si ispira ad immagini reali che interpreta ridisegnandole con la tavoletta grafica, mantenendo subito una distanza da esse, non essendo il suo obiettivo quello di riprodurre delle foto, salvo intervenire successivamente sulle immagini con la pittura ad olio o con l’acquerello, usando carte porose. Egli lavora come un monaco certosino su volti e corpi dando loro vita e svuotandoli nello stesso tempo. Appaiono come carcasse che giacciono, come pelli che rivestono il nulla. Eppure, compiono gesti, o per lo meno vibrano, fissano, smarriti.

Che cosa fanno? Sono in attesa di una forma definitiva, di un volto che assicuri il loro essere tali. Vivono un’attesa, sono sospesi. Non sanno chi sono, l’hanno dimenticato. Lombardo è istintivamente allegorico.

Quei volti sono l’infinita trasformazione dell’Eterna Giovinezza. Il Volto intangibile che dà corpo a tutte le sue maschere e compie un numero imprecisato di metamorfosi del Prototipo. Non possiede un’anima, l’Eterna Giovinezza, le sue manifestazioni sono imprecise, inquietanti, soprattutto nel fulcro dell’occhio, che incontra lo sguardo dell’Altro. Occhio nell’occhio, sdoppiamento straniante, in cui la creazione non appare ma si limita all’origine, minacciando ogni sua ripetizione.

È tutto falso, ogni volto è l’imprecisa sostanza della perfezione in cui si rinchiude il tempo della bellezza, che diviene tempio inarrivabile. Ogni volto è il sacro di quel tempio, è il limite dove si determina l’ictus dello spazio, coincidendo con il vuoto che è dietro ogni Doppio.

Il volto è dunque un luogo instabile, precario, dove si racchiude il timore, la paura del fantoccio. Non si è sicuri nel volto, la società sta per inventare una dimensione in cui non si potrà più distinguere il vero dal falso. Quale sarà il fondamento di ogni relazione?

Lombardo anticipa profeticamente l’incertezza, l’insicurezza di un futuro che minaccia di privare l’essere umano del proprio volto, cioè della verità, del luogo in cui ciascuno si riconosce. Ecco perché questi volti sono impronte scultoree, sono la carta d’identità di qualcosa che è stata forgiata pazientemente, con un’attitudine tattile, visiva, tecnologica. Il volto è una tecnologia fisica che rischia di essere compromessa da una rappresentazione falsa. L’artista cerca di lasciare un’impronta che sia indelebile, identitaria ma anche la proiezione di un’Eterna Giovinezza, cioè di una nostalgia dell’Essere, di un tempo e di uno spazio in cui i volti facevano parte di chi li possedeva e non erano falsificabili, non erano riproducibili, e non lasciavano entrare nella propria interiorità alcuno senza che questi pagasse un costo, o esprimesse un sentimento sacrificale: ebbene sì, per accedere al volto bisogna saperlo sfiorare, accarezzare, amare. Se riprodotto artificialmente, se usato come mezzo per compiere atti al di là e al di fuori del titolare, si rischia non solo l’indistinzione tra vero e falso, ma anche l’irrilevanza sostanziale di chi lo possiede. Una volta spogliato del proprio volto e della propria carne, dei propri gesti affidati alle mene di un’intelligenza artificiale, egli non avrà più identità.

Ecco perché i volti di Lombardo sono aureolati di paure, funestati da un viraggio verso l’indifferenza, prove transitorie ed effimere di un’Eterna Giovinezza che è la sola vera matrice; ma se l’Archetipo viene cancellato, se tutte le riproduzioni sono rese false, il volto diviene solamente un ricordo nostalgico di ciò che coincideva con un possesso di cui l’uomo si è liberato senza ricorrere a una degna sostituzione. Lombardo crea gli ultimi volti, quelli che stanno per perdere la loro identità per trasformarsi in una Nostalgia senza Origine, in una Nostalgia senza contenuto di verità. Si rimpiangerà il volto come ultimo appello alla verità? Sono i volti di Lombardo domande che sanno di non avere alcun senso?