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La Valle dei Sorrisi: trama e spiegazione del film

Un film che merita di essere visto: esploriamo la trama de La Valle dei Sorrisi e ne offriamo una spiegazione dei simboli, senza spoiler.

La Valle dei Sorrisi è un film horror italiano, diretto da Paolo Strippoli ed uscito nelle sale cinematografiche il 17 settembre scorso. La sceneggiatura, già scritta da alcuni anni, con il titolo L’angelo infelice, si era aggiudicata il premio Solinas nel 2019. Le scene sono state girate, tra l’estate e l’autunno del 2024, in Friuli Venezia Giulia, principalmente nella provincia di Udine e nell’area di Tarvisio. La versione cinematografica è stata presentata in anteprima il 30 agosto di quest’anno durante la Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia, ma fuori concorso.

La trama

Il protagonista Sergio, interpretato da un bravo Michele Rondino, è un insegnante pugliese di educazione fisica, famoso campione di judo, che si trasferisce per una supplenza a Remis, un paesino sperduto delle Alpi. Si capirà molto presto che la strana scelta di accettare l’incarico, in un luogo così remoto, deriva da un passato di sofferenza e di alcolismo, le cui motivazioni troveranno graduale spiegazione nel corso della vicenda. La speranza di trovare serenità nel paesino, circondato dai monti, si scontrerà con la realtà surreale ed inquietante che si nasconde dietro all’apparente felicità degli abitanti del luogo. All’inizio il rapporto del professore con gli alunni è superficiale e conflittuale, fino a quando non entra in confidenza con il taciturno e misterioso Matteo Corbin, personaggio affidato all’ottimo attore emergente Giulio Feltri. Sergio, intanto, inizia a fare amicizia con la bella locandiera del posto che, notando il suo costante stato di sofferenza, lo coinvolge in un enigmatico rituale notturno che rappresenta il collante dell’intera comunità montana. In estrema sintesi, una volta alla settimana tutti gli abitanti di Remis si riuniscono per abbracciare Matteo, che ha un dono miracoloso: con il suo abbraccio libera le persone dal dolore e dall’angoscia. All’inizio Sergio si mostra scettico, non credendo agli effetti benefici di una cerimonia che crede sia solo frutto di isteria collettiva. Tuttavia, con il passar del tempo, il suo umore migliora notevolmente, al punto da renderlo in grado di intraprendere una relazione sessuale con Michela la locandiera e di coinvolgere i suoi allievi nello sport che in passato lo aveva reso celebre, il judo. Non tutto, però, scorre in maniera lineare. Ben presto si susseguono episodi singolari ed inquietanti, mentre Sergio si accorge che Matteo conduce una vita completamente diversa dai suoi coetanei, controllato in maniera costante da un padre fin troppo presente. Sua madre, invece, non è più autosufficiente, poiché si era spontaneamente buttata dalla finestra, quando si era accorta delle prime manifestazioni soprannaturali del bimbo in fasce.

L’amicizia tra il professore e Matteo inizia a preoccupare il padre ed il parroco del paese, i quali temono che Sergio possa influenzare il ragazzo ad affrancarsi da quella che sembra sempre di più una forma di schiavitù psicologica. Matteo, infatti, non può sottrarsi al rituale settimanale ed ogni suo rifiuto viene percepito come una forma di tradimento dai suoi concittadini. Sergio scopre anche che a Remis, quindici anni prima, c’era stato un gravissimo incidente ferroviario che aveva provocato una drammatica strage, ancora viva nell’immaginario collettivo dei suoi abitanti. Senza voler rivelare troppi particolari della trama, mi limito a dire che verso la metà, il film entra nel vivo, mostrando il vero lato horror della storia, mentre ulteriori elementi agghiaccianti si aggiungono alle esistenze ormai intrecciate di Sergio e di Matteo, sullo sfondo di una comunità circostante che somiglia sempre di più a quella descritta nella vecchia pillola, poi rilanciata, de Il villaggio dei dannati. Il finale è da considerare il punto cruciale in cui convergono tutte le tematiche dell’angosciosa vicenda. Senza entrare nei dettagli, anticipo che si assisterà ad uno spettacolo di isteria collettiva, forse troppo scenograficamente teatrale per risultare genuino, ma che, comunque, impressiona e fa riflettere sulla soluzione di alcuni interrogativi, che inevitabilmente lo spettatore attento si è posto osservando le scene del film. Sembra che i dubbi siano lasciati, in maniera consapevole, insoluti e, del resto, per ottenere un epilogo simbolicamente significativo non poteva essere diversamente: quella linea sottile che separa il bene dal male, la luce dall’oscurità, il destino del singolo da quello della comunità di appartenenza, è così labile e nebbiosa da risultare incomprensibile e perfino invisibile.

La Valle dei Sorrisi: la spiegazione e i simbolismi del film

Sotto il profilo iconografico, la prima domanda che viene da chiedersi è la seguente: chi è davvero Matteo Corbin? Un angelo sceso dal cielo per alleviare il dolore di un gruppo di persone in crisi oppure una creatura mostruosa, aberrante, di matrice satanica? Eh si, perché risulta chiaro che il regista, sulla base di una sceneggiatura ben collaudata, per parlare di traumi, diversità e problematiche di controllo sociale, si affida ad un’ambientazione gotica di angoscia collettiva cristiana. I rituali, celebrati tra il sacro e il profano, tra la superstizione e la religione, ben riecheggiano le rappresentazioni esorcistiche e miracolose profondamente radicate nella liturgia popolare soprattutto della Confessione Cattolica. Ma La valle dei sorrisi cerca di andare oltre lo stereotipo della dicotomia, peraltro già affrontata in altri scritti, tra malattia mentale e possessione demoniaca, abbracciando tematiche conflittuali come il difficile rapporto tra genitori e figli, il fanatismo religioso, la diversità e l’identità sessuale. Il villaggio di Remis tende ad universalizzarsi, diventando il paradigma delle disfunzioni personali e sociali del mondo contemporaneo. In alcune scene, soprattutto quelle più caotiche ed affollate, La valle dei Sorrisi ricorda Smile di Parker Finn.

L’intento allegorico del film risulta evidente fin dalle prime battute e trova un senso narrativo nel tragico incidente ferroviario avvenuto nel paesino quindici anni prima. L’umanità, pur avendo raggiunto un livello di civilizzazione altissimo, non cambia nei suoi archetipi ancestrali. Come in un rituale totemico appartenente ad un’antica civiltà, cosa può accadere quando una comunità individua un capro espiatorio, decidendo di riversare su questo tutte le proprie frustrazioni e i dolori? Del resto, la religione cristiana si fonda sul paradosso di un dio, che si incarna e prende forma umana, prendendo su di sé tutti i peccati dell’umanità. E qui si intreccia, in un gioco di specchi freudiano, il rapporto tra Matteo e suo padre con la rivoluzione religiosa cristiana, che sposta il “senso di colpa” dal padre (Antico Testamento- religione del padre) al figlio (Nuovo Testamento- religione del Figlio).

Il rifiuto del dolore e la ricerca della felicità a tutti i costi è un altro punto centrale del film. L’interrogativo retorico più volte espresso nelle pieghe della vicenda : “dove va a finire tutto questo dolore?…” non è affatto banale e non è per niente riconducibile ad un concetto fisico e locativo, ma di dimensione psicologica e spirituale. Il dolore, infatti, se non viene sopportato, adeguatamente metabolizzato ed, infine, sublimato, non può che portare ad una felicità effimera ed anestetizzata, rendendo il soggetto non più “umano” , ma un “mostro” che non riesce a convivere con le proprie sconfitte. La CIPA ( acronimo di Congenital Insensitivity to pain with anhidrosis, in italiano: insensibilità congenita al dolore con anidrosi) è una patologia rarissima del sistema nervoso che colpisce soggetti che risultano completamente insensibili al dolore, così come al caldo e al freddo. Alcuni esperti sostengono che questa patologia possa portare i soggetti, che ne sono affetti, a non provare neanche dolore morale. Al contrario l’algofobia è una malattia psichiatrica che colpisce coloro che hanno un paura estrema e irrazionale del dolore fisico, con la conseguenza che soffrono di ansia e di frequenti attacchi di panico. Si tratta ovviamente di fenomeni estremi, ma che ci aiutano a comprendere come il dolore, sia fisico che spirituale, costituisca una componente essenziale della dimensione umana, al punto che la religione cristiana ne fa un vessillo privilegiato per potere raggiungere la salvezza e la cosiddetta “vita eterna”. Anche dal punto di vista laico, se non vogliamo scomodare il campo religioso e soprannaturale, la “sublimazione” del dolore è un punto di partenza essenziale per ottenere uno stato di equilibrio interiore.

La valle dei sorrisi è anche un dramma adolescenziale: l’angelo/demone di Remis è un ragazzo come tutti gli altri che cresce e si sente attratto proprio da colui che l’aveva per tanto tempo bullizzato. L’unica persona con cui riesce a costruire un rapporto di empatia è Sergio, il professore venuto da lontano, che a sua volta sopporta il peso di un dolore indicibile. Avendo fallito miseramente con il proprio figlio, cerca nell’amicizia con Matteo il modo di redimersi e di sublimare il proprio abisso interiore. A tale proposito è molto significativa la scena dell’abbraccio spontaneo per celebrare la loro amicizia: un abbraccio dal sapore del tutto diverso rispetto a quelli che Matteo dispensa forzatamente ai suoi concittadini per assorbire i loro dolori.

Il film si lascia vedere e seguire risultando indenne da particolari fratture narrative, pur indulgendo su alcuni aspetti soprannaturali, senza però spettacolizzarli troppo, al punto che è lo stesso spettatore a dover fare i conti con la propria coscienza religiosa o laica. Qualche passaggio rimane fine a sé stesso, senza essere mai chiarito, come la questione dei “marchi” che, comunque, si colloca a metà strada tra il capriccio anticonformistico di un ragazzo che lotta per trovare la propria identità ed il richiamo satanico al libro dell’Apocalisse. Ho apprezzato anche il non utilizzo di eccessivi espedienti affidati alla grafica computerizzata, prevalendo il ricorso ad espedienti “artigianali”, quasi sempre suggestivi ed efficaci nel creare atmosfere cupe e di suspense. Il finale, che confermiamo di non voler rivelare, è visibilmente ispirato a grandi maestri dell’horror come Carpenter e Romero, mentre su Remis sembra calare una nebbia che ricorda molto i terrificanti racconti di Lovecraft.

Si tratta di un film gradevole ed interessante, che rilancia il film horror con firma italiana, sincretico di elementi mutuati dal passato, ma non privo di una sua originalità strutturale e teleologica.

Luigi Angelino

Luigi Angelino

Luigi nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Dopo un percorso giuridico, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Oltre a numerosi articoli, con Auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa” ed ha collaborato alla elaborazione del “Sipario strappato”. Negli ultimi anni ha redatto varie raccolte di saggi con la Stamperia del Valentino, tra cui Caccia alle streghe, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, Omero e la nascita del mito di Ulisse, Di alcune fiabe e ciò che nascondono, Nel mondo dei sogni, Sulla fine dei tempi (selezionato per Casasanremo writers 2023). Tra i volumi pubblicati con la Cavinato editore international, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse d’Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini accurate su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta: “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, dal titolo “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.View Author posts