La suggestione delle “stelle cadenti” è in realtà identificabile con il fenomeno degli “sciami meteoritici” che consistono nella caduta di un copioso numero di frammenti di meteore. Ciò avviene, nello specifico, quando il nostro pianeta, nel suo moto attorno al Sole, si imbatte nell’orbita di una cometa provvista di una lunga coda di materiali di scarto. Quando questi piccoli detriti di roccia entrano in contatto con l’atmosfera terrestre, viaggiando ad un’elevata velocità, si infiammano creando l’effetto ottico di straordinarie scie luminose che noi siamo soliti chiamare “stelle cadenti”. Lo spettacolo si ripete sempre nella stagione estiva, intorno al 10 agosto, in quanto la Terra si dirige verso la medesima zona di spazio ogni anno: da qui la consuetudine di attribuire agli sciami meteoritici lo stesso nome delle costellazioni a cui appartengono. Gli sciami più osservati nel corso dei secoli sono i seguenti: Leonidi, Geminidi, Quadrantidi e Perseidi. Queste ultime sono le più conosciute, trattandosi dello sciamo meteoritico che l’orbita terrestre si trova ad attraversare nel cuore dell’estate, dalla fine di luglio al 20 agosto circa. Il suo picco di visibilità è raggiunto tra il 10 ed il 14 agosto, con una media stimata di un centinaio di scie luminose osservabili per ogni ora. La cometa che avrebbe dato vita a questo sciame luminoso è la Swift-Tuttle che può vantare un nucleo di ben 10 chilometri circa. Il suo ultimo passaggio al perielio è avvenuto abbastanza di recente, nel 1992, mentre il prossimo si verificherà, secondo modelli matematici, soltanto nel 2126.
Le prime osservazioni delle Perseidi, che devono il loro nome all’eroe della mitologia greco Perseo ed alla sua discendenza originata dall’unione con Andromeda, risalgono agli astronomi cinesi nei primi decenni del primo secolo d.C. Tuttavia, il legame tra la cometa Swift-Tuttle e lo sciame di meteoriti fu scoperto molti secoli più tardi, nel 1866, da parte dello studioso italiano Giovanni Virginio Schiaparelli, a seguito di uno dei passaggi al perielio della precitata cometa avvenuto qualche anno prima. Nell’antica Grecia, il periodo delle “stelle cadenti” era legato al mito di Fetonte, figlio del dio Helios e della ninfa marina Climene. Il ragazzo avrebbe chiesto al padre di guidare il carro trainato dai cavalli alati che ogni giorno portava il sole attraverso il cielo. Ciò avrebbe potuto consentire al giovane di provare la dignità della propria discendenza. Tuttavia, Fetonte non si mostrò all’altezza del genitore e nella guida del prezioso carro, arrecò notevoli danni alla terra, provocando la formazione dei deserti e di altri terreni aridi. Zeus allora decise di ucciderlo con una saetta, per fermare la folle corsa del giovane. I frammenti del corpo di Fetonte continuerebbero a cadere dal cielo sotto forma di detriti di corpi celesti. A Sparta l’evidenza di una stella cadente era considerata un auspicio sfavorevole ed il re di conseguenza doveva essere deposto. Nel periodo romano la comparsa dello sciame nei cieli estivi veniva associato alla figura del dio della fertilità Priapo, significando propizia e benefica fecondazione dei campi. Con il processo forzato di cristianizzazione, l’evento astronomico fu legato indissolubilmente al martire Lorenzo, la cui ricorrenza cade appunto il 10 agosto, al punto che lo sciame di meteoriti iniziò ad assumere l’appellativo di “lacrime di San Lorenzo”. A ciò si aggiunge il fatto che il nome Lorenzo richiama, dal punto di vista fonetico, la figura di Acca Larenzia, opposto femminile di Priapo, peraltro festeggiata anch’essa il 10 agosto. San Lorenzo era uno dei “sette diaconi di Roma”, giustiziato a 33 anni per un editto emanato dall’imperatore Valeriano nel 258 d.C. Nonostante fonti storiografiche più aggiornate riportino che Lorenzo sia stato messo a morte per decapitazione, la tradizione agiografica racconta che il suo martirio si svolse il 10 agosto dello stesso anno nelle catacombe di Pretestato, arso vivo su una graticola o direttamente su braci ardenti. Le “stelle cadenti”, nell’immaginario popolare, sostituirono le scintille provocate dal fuoco che era servito come supplizio del santo. Ricordiamo che, in linea generale, nella tradizione cristiana la stella cometa è considerata segno di rinascita e di illuminazione spirituale: non è un caso se si adopera proprio l’iconografia di una stella cometa per ricordare il viaggio dei Magi verso la presunta grotta dove nacque Gesù Cristo, il salvatore dell’umanità che andò pian piano a sostituire il Sol Invictus della tradizione pagana. Ed è proprio con l’avvento del Cristianesimo che inizia a diffondersi la poetica superstizione di esprimere un desiderio al cospetto con le stelle, desiderio declinato peraltro in diversi modi: contandone sette fisse in cielo, ammirando la scia luminosa delle Perseidi, oppure individuandone alcune di una particolare costellazione. E’ interessante notare come l’usanza di esprimere il desiderio sia coerente con l’etimologia dello stesso termine latino “desiderium”, che risulta dall’unione della preposizione de, in questo caso con accezione privativa, e sidus che vuol dire stella. “Desiderare” significherebbe in maniera letterale “in assenza di stelle” e, quindi, in maniera traslata e metaforica, assumerebbe il valore di “volere a tutti i costi qualcosa di così lontano come una stella”.
Quest’anno la notte di San Lorenzo non è stata il momento migliore per assistere al fenomeno delle “stelle cadenti”, ma lo sono state le notti successive, con un picco specifico nella notte tra il 12 ed il 13 agosto. E’ ovvio che i punti di osservazione privilegiati siano quelli lontani dai grandi centri urbani e, pertanto, poco illuminati. In particolare, i luoghi appartati di montagna sono quelli che meglio si prestano ad ammirare lo straordinario fenomeno. Nell’emisfero boreale, la costellazione di Perseo sorge a nord-est poco dopo le 22, ma la scia luminosa è visibile nell’intero quadrante celeste. Quest’anno, poi, assistiamo ad un’ulteriore coincidenza: la coesistenza tra l’apice dello sciame meteoritico e la cosiddetta “luna vecchia”, in considerazione che sabato 9 agosto vi è stato il plenilunio. Nei giorni successivi, infatti, pur essendo “calante” la porzione illuminata del nostro satellite, essa appare ancora quasi totale. Per questo motivo il cielo notturno è più luminoso del solito, rappresentando una condizione non tanto favorevole per ammirare le tanto attese stelle cadenti.
Come altri fenomeni astronomici, anche quello delle “stelle cadenti” oltre al mondo scientifico e a quello sociale, soprattutto negli ultimi decenni, ha interessato anche il variegato campo psicologico e della psicoanalisi. Mentre Freud tendeva ad interpretare i fenomeni celesti come mere proiezioni dell’inconscio personale, Jung ne estendeva la portata, attribuendo ai segni celesti la dimensione di elementi originari dell’inconscio collettivo. Lo stesso Jung paragonava la “psiche oscura” ad un cielo notturno disseminato di stelle, un cielo in cui i pianeti e le costellazioni di stelle fisse sono rappresentati dagli archetipi in tutta la loro immensità e luminosità. Adottando tale chiave di lettura, l’interesse per l’osservazione delle stelle cadenti, dal punto di vista psicologico, potrebbe simboleggiare la “trasformazione”, come il passaggio da un evento doloroso ad uno stato d’animo più sereno e propizio. Oltre alla trasformazione, i luminosi frammenti nel cielo evocano lo spettro della “caduta” e la necessità di rialzarsi, per migliorare la nostra consapevolezza interiore. La bellezza e l’unicità delle “stelle cadenti” consistono forse nella loro insita fugacità: il fascino di queste scie luminose risiede proprio nel durare poco e nel non riuscire a trattenerle, anche dopo una lunga attesa.