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Renato Caruso: tra algoritmi e armonie, il suono invisibile dei numeri

Quando la matematica incontra la musica, non si tratta solo di calcoli o teoria: nasce una visione.

Una visione che unisce logica e ispirazione, rigore e bellezza, ordine e intuizione. È in questo spazio sottile che si muove Renato Caruso, chitarrista, compositore e divulgatore, capace di trasformare equazioni in emozioni e numeri in note.

Con due lauree, una in Informatica a Bologna, l’altra in Informatica Musicale a Milano, e un diploma in chitarra classica, Caruso incarna l’ideale pitagorico di un’armonia universale fondata sui numeri.

Il 9 luglio si è esibito al Castello Sforzesco di Milano, aprendo il concerto di Eugenio Finardi. È inoltre disponibile in digitale Vagoni Vuoti, il nuovo EP dei Respiro Acustico, duo di cui fa parte con Pietro Baffa. In questa intervista ci racconta come la sua doppia anima, razionale e creativa, abbia trovato un punto di sintesi proprio nella musica algoritmica.

Hai parlato spesso del concetto di “musica algoritmica”: puoi raccontarci cosa significa per te?

Il mio modo di vivere e pensare la musica nasce da una doppia natura: da un lato la sensibilità musicale, che coltivo fin da bambino con pianoforte e chitarra; dall’altro, una forma mentis più razionale, sviluppata attraverso lo studio della matematica e dell’informatica. Ho sempre cercato di connettere questi due mondi.

Dopo la laurea in Informatica a Bologna, con una tesi sull’intelligenza artificiale applicata alla musica, ho sentito il bisogno di approfondire ancora il legame tra suono e struttura. Così ho proseguito con una seconda laurea in Informatica Musicale, a Milano. Ma la tecnologia, per me, non ha mai oscurato la creatività: l’ha amplificata, resa più lucida, più consapevole.

La musica algoritmica, nel mio approccio, non è l’applicazione meccanica di formule alla composizione. È una visione: quella di una musica come sistema, come linguaggio governato da proporzioni interne, logiche armoniche e rapporti matematici. È la possibilità di costruire emozione attraverso la precisione.

Questa idea affonda le radici nel pensiero pitagorico, che considero ancora oggi straordinariamente attuale. Per Pitagora, tutto era numero: l’armonia dei suoni, l’ordine del cosmo, la forma delle cose. La leggenda racconta che comprese il legame tra musica e matematica osservando i colpi di martello di un fabbro, poi sperimentando con corde di diversa lunghezza. Da lì nacquero i rapporti dell’ottava, della quinta, della quarta, che sono ancora alla base dell’armonia.

Anche la storia conferma il legame profondo tra musica e scienza. La Rivoluzione scientifica del Seicento nasce con Galileo Galilei, figlio del grande musicista Vincenzo Galileo, membro della Camerata de’ Bardi, fautore delle innovazioni musicali che portarono alla nascita del melodramma. In quegli stessi anni, con l’inizio dell’epoca barocca, la musica occidentale cambia profondamente: si sviluppano la melodia, l’espressività, la centralità del testo. La scienza e l’arte sembrano alimentarsi a vicenda.

Non è un caso se anche Einstein era figlio di una pianista e suonava il violino: per molti, la musica è stata la porta d’ingresso verso la comprensione scientifica del mondo. Anche Keplero, nel suo Harmonices Mundi, elaborò la sua visione cosmologica partendo da intuizioni musicali.

In fondo, per me, comporre è un atto di ascolto interiore: ascoltare i numeri, le strutture, i legami nascosti. È cercare quella bellezza profonda che sta al di là della superficie. Perché, in fondo, come dicevano i pitagorici, capire è armonizzarsi, con i suoni, con i numeri, con il mondo.

Recentemente hai condiviso il palco del Castello Sforzesco con Eugenio Finardi, suonando prima di lui. Com’è nata questa collaborazione?

Per puro caso. Una sera ci siamo trovati a parlare di musica e matematica, un dialogo spontaneo ma intenso. Finardi ha toccato questi temi nel suo ultimo album, in particolare in due brani: Onde di Probabilità e Bernoulli, che parla del celebre teorema delle probabilità ripetute. Abbiamo trovato un terreno comune e da lì è nata la collaborazione. È stato un incontro di menti e sensibilità.

Come descriveresti il tuo stile musicale a chi non ti ha mai ascoltato? C’è qualche connessione con la matematica?

Il mio stile parte sempre dalla melodia: è ciò che mi guida nella scrittura. Mi ispiro a grandi compositori come Chopin, Beethoven, Mozart, ma anche a maestri della musica moderna come i Beatles e Pino Daniele e stili musicali, su tutti la Bossa Nova. Sono cresciuto con loro, li considero fondamentali nel mio percorso.

Scrivo anche per altri artisti, come la mia compagna Greta Cominelli. La matematica entra nella mia musica più nei titoli o nella struttura invisibile delle composizioni, ma non ne faccio un manifesto rigido.

Quali artisti ti hanno influenzato maggiormente, anche al di fuori della musica strumentale?

Sicuramente Pino Daniele, che è stato una guida artistica fin da quando ero bambino. Poi Alex Britti, Lucio Battisti, i Dire Straits, Eric Clapton e soprattutto Sting: un artista completo, raffinato, profondo. L’anno scorso è stato davvero emozionante aprire il concerto di Alex Britti a Rossano: un momento che porto nel cuore.

Se potessi duettare con un musicista del passato e uno del presente, chi sceglieresti?

Del passato, senza esitazione: Pino Daniele. Spesso mi capita che qualcuno, dopo avermi ascoltato, mi dica: “Sembri lui!”.  Lo capisco: l’ho studiato per trent’anni, l’ho assorbito fin da bambino.

Tra i contemporanei, Sting è il mio artista ideale. Ma sogno anche una collaborazione con Stefano Bollani: un pianista straordinario, che nei suoi racconti ha spesso accennato al legame tra musica, matematica e Pitagora. Sarebbe un incontro naturale.

Hai progetti futuri in lavorazione? Collaborazioni, dischi, tournée?

Entro fine anno uscirà il mio nuovo disco. Sto anche lavorando a un libro, naturalmente sul tema “musica e matematica”, che riassumerà anni di riflessioni, studi e pratiche. Non ho molte date live previste, ma parteciperò ad alcune manifestazioni culturali selezionate. Tutti gli aggiornamenti sono disponibili su www.renatocaruso.it/agenda

Mauro Teti

Mauro Teti

Scrivo di musica perché non potrei farne a meno. Collaboro con Auralcrave, Il Buscadero, Milano Free e ho collaborato con Musica 361. Formatore in ambito Excel avanzato e comunicazione digitale, esploro il mondo musicale con uno sguardo narrativo e culturale, tra storie nascoste, suoni d'autore e significati da (ri)scoprire.View Author posts