A distanza di quarant’anni dal Live Aid, un’altra leggenda squarcia il cielo londinese con la vittoria a Wimbledon e Clerici e Tommasi che dall’alto gongolano.
Fossero stati con noi, Gianni Clerici – scomparso il 6 giugno 2022 – e Rino Tommasi – l’8 gennaio 2025 – avrebbero intonato per tutta la notte “Bongo Bongo Bongo”. La sigla che apriva le loro indimenticabili telecronache, oggi avrebbe accompagnato il trionfo che l’Italia del tennis attendeva da sempre: la vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon. Il primo italiano a imporsi sul pianeta verde, a sollevare il trofeo più iconico del tennis, e a diventare membro onorario dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club.
Ci sono volute 138 edizioni e tre ore e quattro minuti per incoronare Re Jannik. Ma era nell’aria. E non solo per quel famoso spot della Rolex mandato in onda per errore, ma per un’occasione irripetibile che si è presentata agli ottavi, con il ritiro forzato del povero Dimitrov. Un twisted plot che doveva trasformarsi in happy ending, proprio come accadde a Goran Ivanisevic nel 2001.
La vittoria in quattro set – 4-6, 6-4, 6-4, 6-4 – ha spazzato via i fantasmi di Parigi, di quella finale persa appena 35 giorni fa al Roland Garros, con i match point svaniti e le ferite ancora fresche. Match point che si sono ripresentati anche ieri, quando Sinner ha servito per il titolo sul 5-4. Ne ha mancato solo uno. Poi mani al cielo, ginocchia a terra. Una preghiera che per noi è durata pochi secondi, per lui una vita intera.
Dopo un primo set ad appannaggio dello spagnolo, capace di strappare due volte il servizio all’azzurro, Sinner ha trovato continuità, incisività con la seconda palla e, soprattutto, una risposta velenosa.
Così velenosa da portare Alcaraz a guardare verso il proprio angolo e mormorare:
“È molto più forte di me da fondocampo”
Già, la risposta. Non solo nel senso tecnico, ma quella alle critiche. Perché dopo l’uscita precoce ad Halle da campione in carica, la narrativa stava già montando a neve.
Ma Sinner ha sciolto tutto con la forza di un campione vero. Ha risposto colpo su colpo, punto su punto, con una consapevolezza di sé e una solidità – mentale, fisica, tecnica – da predestinato.