Lucio Corsi e il trionfo nell’assegnazione delle targhe Tenco 2025. La vittoria dell’immaginazione, della poesia e poetica del cantautore toscano
Lo scorso 8 luglio, tra i vincitori delle Targhe Tenco — premio assegnato dal 1984 ai migliori dischi dell’anno di canzone d’autore — è spiccato il nome di Lucio Corsi. Il cantautore toscano ha trionfato in due categorie: Miglior Album in Assoluto (Volevo Essere un Duro) e Miglior Canzone Singola (l’omonimo brano).
La vittoria di Lucio Corsi è anche la vittoria di chi si è stufato della musica usa e getta, preconfezionata, che — per carità — può anche servire a distrarci o ristorarci nell’immediato, un po’ come un cibo surgelato.
Molto meglio gli ingredienti genuini proposti da Corsi: se stesso, un musicista “in missione per conto dell’immaginazione e di Dio”, e probabilmente figlio illegittimo di Jake & Elwood Blues e di Ivan Graziani.
Spensieratezza e libertà sono solo alcune delle parole chiave che abitano l’universo di Lucio. Libertà che si ritrova nelle sue tematiche spesso poco politically correct: l’amore per le sigarette, per le situazioni complicate, e per se stesso, senza assoggettarsi a una morale dominante.
Lucio — sarà forse per il nome — ci catapulta in un immaginario che, in qualche modo, ricorda quello di Lucio Dalla. Il suo Francis Delacroix è il nuovo Bonetti, e Tommaso Ottomano è il suo Ricky Portera, accomunati dall’amore per la chitarra e da una complicità musicale palpabile.
Tutto questo ci restituisce quello stupore figlio dell’attitudine: la stessa che, sul palco dell’Ariston, lo ha spinto a suonare con estrema naturalezza, come se si trovasse nel piccolo palco di un club.
Lucio è la rottura della quarta parete, dei muri, delle pose. E questo — oggi più che mai — non può che farci bene.
In attesa di ricevere ufficialmente le sue due Targhe — che verranno consegnate al Teatro Ariston nelle serate del 23, 24 e 25 ottobre — Lucio sta suonando in giro per l’Italia come se niente fosse.
E intanto, bambini e adulti cantano Volevo essere un Duro con quella contentezza e quello stupore imperituro che solo le canzoni autentiche sanno lasciare.