C’è vita dopo i Beatles, e Ram lo dimostra più che mai.
Luca Perasi è una voce autorevole tra i fan di Paul McCartney, tanto da collaborare con la MPL, la società editoriale dello stesso Paul. Con questo nuovo libro, “RAM. C’è vita dopo i Beatles”, offre una guida appassionata e documentata a uno degli album più liberi, discussi e, successivamente, rivalutati della carriera solista di McCartney.
Una delle caratteristiche più apprezzabili dell’approccio di Perasi è la totale assenza di giudizi personali sui brani. Al contrario, accompagna il lettore all’interno della musica, offrendo preziose indicazioni tecniche e contestuali. I suoi libri sono spesso testi “multi-sequenziali”: basti pensare a Band on the Run – The Story of a Classic Album, che può essere letto saltando liberamente da un capitolo all’altro. Tuttavia, nel caso di Ram, consiglio una lettura più lineare: ne vale davvero la pena.
Non era mai stato pubblicato in Italia un libro monografico su Ram, album inciso con uno spirito radicalmente libero e sperimentale, lontano dalle pressioni della critica e forse anche del pubblico. Concepito in casa, nella fattoria scozzese di McCartney, Ram è figlio di un momento in cui Paul abbraccia uno stile di vita rurale, semplice e profondamente hippy, ben prima che quell’immaginario diventasse di moda anche tra gli hipster di oggi. Un approccio “vernacolare” che si riflette anche nell’artwork, realizzato con mezzi essenziali, fotografie di Linda e disegni di Paul stesso. Sulla copertina, variopinta e dominata dal giallo, campeggia la scritta L.I.L.Y. (Linda I Love You), che è anche il nome della casa editrice fondata da Perasi. Coincidenza? Ovviamente no. Leggere il libro per scoprire questi dettagli è parte del suo fascino.
Negli anni ’80, quando Internet non esisteva nella vita quotidiana, in Italia circolava un solo libro che parlasse della carriera solista dei Fab Four: Beatles Solo, edito da Gammalibri e scritto da Bob Woffinden. Per noi ragazzi dell’epoca, Woffinden era una sorta di Mosè: le sue parole erano legge.
E cosa diceva di Ram? Le sue furono sentenze lapidarie:
“L’album intitolato Ram è così terribile che è difficile capire dove comincia. Non c’è un solo pezzo coerente o significativo… Qualche traccia di melodia affiora in un mare di mediocrità… I versi sono disperatamente assurdi… Paul si comportava male da compositore e pessimamente da produttore.”
Parole che, per me giovane fan, furono una sentenza definitiva. E come me, molti altri appassionati di seconda generazione si fecero un’idea distorta dell’album, considerandolo minore e trascurabile.

Ma Ram, come pochi altri dischi, ha rappresentato una vera via di Damasco per chi ha saputo riscoprirlo. Oggi le recensioni sono molto più benevole rispetto a quelle del ’71. Woffinden è un ricordo lontano e, nei sondaggi tra fan, Ram è quasi sempre al primo posto. Perché? Probabilmente perché in Ram c’è il McCartney che molti hanno sempre sognato: libero, irriverente, indifferente ai giudizi e alle classifiche.
Nel libro troverete opinioni e ricordi degli artisti coinvolti, una toccante dedica a Linda (la già citata L.I.L.Y.), curiosità sull’artwork, e la celebre risposta “grafica” di John Lennon alla posa di Paul col montone. Non mancano nemmeno aneddoti memorabili, come quello degli “scarafaggi in calore”, sempre riferiti alla copertina.
Un dettaglio curioso: in Ram Paul affida le chitarre a due musicisti d’eccezione, David Spinozza e Hugh McCracken – entrambi scelti, in anni diversi, anche da John Lennon. Spinozza suonerà in Mind Games (e con Yoko avrà anche un incontro “biblico”), mentre McCracken parteciperà alle registrazioni di Double Fantasy. In questo disco, la voce di Paul è sublime, camaleontica e libera. Ma ciò che rende Ram davvero inconfondibile sono le seconde voci di Linda, uno dei tratti distintivi di quello che sarebbe diventato il suono degli Wings. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…
Delle canzoni, volutamente, non vi parlo. Voglio lasciarvi il piacere di scoprirle da soli. Ognuna ha qualcosa da comunicare, almeno sul piano musicale. Non a caso lo stesso Paul, sei anni dopo, ne pubblicò una versione unicamente orchestrale sotto lo pseudonimo di Percy “Thrills” Thrillington. Per gusto personale, segnalo Uncle Albert/Admiral Halsey, Long Haired Lady e Monkberry Moon Delight, ma l’album merita davvero di essere ascoltato per intero, con attenzione.
Più di tutto, però, c’è la musica. E c’è il racconto appassionato e rigoroso di Luca Perasi, che riesce a parlare ai fan affezionati e a chi ancora non ha capito davvero Ram. Magari sarà proprio questo libro a far scattare la scintilla anche in qualche giovane alla ricerca di buona musica.
Perché sì, c’è vita dopo i Beatles. E inizia proprio qui.