“Sono reale?” È una delle tante domande che i Massive Attack ci hanno rivolto nel corso del loro show andato in scena qualche giorno fa a Taranto.
La serata conclusiva della quindicesima edizione del Medimex ha visto il collettivo di Bristol rendersi protagonista di un concerto -un’esperienza- necessario, attuale e consapevole. Bob Marley diceva che quando la musica ci colpisce non sentiamo alcun dolore. Di tutt’altro avviso il collettivo di Bristol che con i loro visual vogliono farci male e riportarci con gli occhi sulla realtà. Il genocidio che si sta perpetrando in Palestina; Trump e Musk che soffiano sui venti delle nostre paure per un mondo dai connotati sempre più distopici.
Alle 21 e 30, dopo un’introduzione affidata alle note di Gigi D’Agostino, In My Mind, ci risuonano gli ululati di Risingson tratto da Mezzanine -l’album più saccheggiato della serata-. Con Girl i Love You sale sul palco una vecchia conoscenza per i fan dei Massive, Horace Andy, uno dei collaboratori in chief insieme a Deborah Miller e Liz Fraser. Quest’ultima protagonista assoluta con Song To The Siren e Teardrop, l’anello di congiunzione della tenerezza della famiglia Buckley. Le sue interpretazioni sono fuori scala per un pubblico completamente rapito.
Quello che i Massive Attack hanno messo in scena a Taranto è stato un sequestro neurale di un’ora e mezza volto a farci constatare il mondo in cui stiamo vedendo con la loro musica. La musica salverà il mondo? Probabilmente no, ma salverà noi stessi e quantomeno potrebbe farci credere nell’utopia di provarci.
Grazie 3D e Daddy G. Love is the verb.