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Luci ed ombre: It’s such a perfect day(s) di Wim Wenders

Era da molto tempo che aspettavo la giornata perfetta per riuscire finalmente a guradare Perfect days di Wim wenders. Ero sempre sul punto di farlo ma aspettavo la giornata in cui mi sarei detta “eccola, è oggi”. Sapete quel tipo di giornate in cui vi sentite connessi all’universo e dove ogni piccola cosa sembra che stia lì per voi e che vi parli? Ecco, oggi per me lo è stata. 

Perfect days è quel genere di film che per molti potrebbe sembrare “noioso” o banalmente essere definito “troppo lento” ma per me è qualcosa di straordinario. Un viaggio entropico dentro la Tokyo mattutina, dentro irajama e dentro ognuno di noi. La trama è semplice ma non banale: racconta la vita di un addetto delle pulizie per la ditta The tokyo toilet. Stop. Questa è la trama senza sconti e senza fronzoli, così come è Hirayiama, un 60 enne che vive da solo, mangia da solo, legge da solo ma è sempre in compagnia di sè stesso. Viene definito dal suo giovane collega “un uomo molto strano, parla così poco da non sapere quasi la sua voce” ma Hirayiama parla eccome invece; parla a chi sa ascoltare, a chi sa guardare oltre la superficie delle cose e vedere oltre i pregiudizi. È un’anima pura e genuina che vive la sua routine in maniera calma e tranquilla. Ci sono molte luci nella sua vita ma anche molte ombre che lo rincorrono per l’intero film, dove nonostante esso viva nel suo mondo fatto di macchine fotografiche analogiche, di cassette radiofoniche e cellulari obsoleti , non sfugge a queste. Perchè si sà, le ombre possono anche rincorrerti e raggiungerti ogni notte nei tuoi sogni.

In giapponese c’è una parola che descrive perfettamente la vocazione di Hirayama ed è “komorebi” ossia “luce che filtra tra le foglie degli alberi”, ed è proprio questa la quinta essenza di Hirayama e dell’intero film. L’arte di vedere le piccole cose ed apprezzarle là dove altri passano fanno i loro comodi e vanno via. L’arte di essere presenti, del vivere nell”hic et nunc, che sembra troppo spesso dimenticato. Siamo così presi dall’avere successo, dall’essere i migliori in tutto che ci dimentichiamo anche di giocare a rincorrere la nostra ombra:

“Giochiamo ad acchiappare la nostra ombra?” 

o di leggere un buon libro o di fotografare il sole tra gli alberi. Insomma, dimentichiamo di apprezzare le piccole cose e Hirayama lo sa bene e prova ad insegnarcelo per tutti i 125 minuti della pellicola. Wenders è noto per essere un regista che parla ai solitari (pensiamo a “Il cielo sopra Berlino”) ma con Perfect days ha raggiunto il picco più alto della sua delicatezza cinematografica. La cosa che però mi ha lasciata piacevolmente sorpresa è come da un regista tedesco sia stata realizzata un’opera dai toni e dalle atmosfera e soprattutto dall’anima così squisitamente di stampo orientale. I paragoni vengono da soli; come non pensare a “Viaggio a tokyo” o a “In the mood for love” per citarne solo alcuni. Quel tipo di tocco leggero, quel tipo di grazia (come direbbe Scorsese), che sembrava appartenere solo ad alcuni eletti e che invece Wenders sembra aver colto e fatto suo nel modo più delicato e migliore possibile.

Imma Di Tella

Imma Di Tella

Classe 96. Imma odia 3 cose: le persone false, il trap e le calze. Ama l'arte in ogni sua forma e dimensione. E' un misto di cose ma non sa bene quali, sa soltanto quello che non è!View Author posts