Fuoco, murales, lampioni appena accesi con vista su di un’area portuale in direzione Oceano Pacifico. La Valparaiso che si solidifica agli occhi degli spettatori del lavoro cinematografico Ema di Pablo Larraìn proietta la città cilena di latitudine 33° in una dimensione metropolitana non usuale al modello latino-americano di cui si è soliti ritrarsi.
I meriti sono molteplici. Il risultato è indiscusso: la sceneggiatura di Guillermo Calderón Labra si personifica nella storia fatta di realismo, lussuria e sfrontatezza interpreta dagli attori protagonisti Mariana Di Girolamo e Gael Garcìa Bernal condensando tutta l’immagine underground della città cilena ed emancipandosi definitivamente nella colona sonora di Nicolas Jaar.
La formazione biografica ed artistica del produttore musicale conosciuto essenzialmente per la sua composizione IDM ed ambient elettronica sembra viaggiare su di un intreccio simile alla scenografia di Ema. Nato a New York, figlio di un padre cileno palestinese, trascorrerà l’infanzia a Santiago del Cile per poi tornare nella Grande Mela a quattordici anni. In questo modo Jaar matura un’esperienza quale connubio indelebile tra la cultura multi-prospettica dei sobborghi della metropoli nordamericana e una base ancorata al sempre più crescente movimento progressista cileno. Il film di Larraìn raccoglie in effetti una connessione simile: un racconto familiare iper attuale roteando sull’adozione di un bambino problematico al cospetto di due genitori incapaci di gestirlo. La madre Ema, in particolare, attratta da diverse trasgressioni, decide che per sopperire ai propri sensi di colpa sia utile lasciarsi travolgere dalle proprie voglie e violazioni. Molte tra queste troveranno la perfetta ambientazione tra il crepuscolo, la notte e le cornici di luci di una città, Valparaiso, a suo modo ribelle e riflessiva nello stesso momento.
I temi d’atmosfera scritti da Jaar accompagneranno l’ambientazione crepuscolare di quei tramonti e di quelle notti incendiarie e senza limiti della protagonista fino ad accompagnarla alle ore del giorno successivo verso la sua passione di ballerina di un reggaeton sperimentale le cui corografie sensuali sono anche figli delle ore passate insieme al marito, ed insegnate, Gastòn.
Le tracce di Jaar si snodano quindi all’insegna dell’incrocio tra un chillout atmosferico dove si tende a far emergere quanto più possibile l’empatia e la sensitività dell’ascoltatore (come in “Tema”, “Separacion”, “Gaviotas” ed “Estrellas”) e le acid da ballo elettro latino americane di “Destino” e “Real” come ad apparire uno gesto di spensieratezza e forse di leggerezza.
Il tema di un destino fatto di separazioni ma anche nuove unioni mentre un gabbiano volteggia su di un Cile che prova a confermarsi come la stella di riferimento dell’attuale Sud America nel cinema post-realista e che mira alla cultura dei diritti civili. Nicolas Jaar, nel frattempo, è già uno dei suoi riferimenti più lustri tra gli astri dei produttori musicali.