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Il mito delle Amazzoni: è una storia vera ad ispirarlo?

Nella mitologica greca ci sono vari riferimenti alle Amazzoni, una popolazione formata da fiere donne guerriere. Secondo le fonti classiche, le Amazzoni avrebbero dimorato nella Scizia, una vasta zona geografica che nell’antichità avrebbe compreso territori che attualmente fanno parte dell’Ucraina e della Russia. In particolare, esse avrebbe costituito una specie di apparato statale nei pressi della palude Meotide, la denominazione greca arcaica che indicava la zona della foce del fiume Don, che sfocia nel mare d’Azov. Altre fonti collocano le bellicose Amazzoni nel Caucaso da cui si sarebbero spostate successivamente verso la costa centro-settentrionale della penisola anatolica, l’odierna Turchia. Altri autori ancora ritengono che una migrazione ci sia stata, ma che si sia svolta in ordine inverso, ossia dall’Anatolia verso la Scizia o il Caucaso.

Tra i riferimenti più importanti al popolo delle Amazzoni, si annovera quello di Eschilo nella sua tragedia, Prometeo incatenato, secondo il quale le donne guerriere  sarebbero di origine caucasica, poi migrate verso sud. Nell’opera precitata, è lo stesso titano, protagonista della vicenda, che afferma che le Amazzoni si sarebbero spostate verso l’Anatolia, per fondare la città di Temiscira nella regione del Ponto. Erodoto, invece, sposa la tesi della Scizia, cercando di conciliare le preesistenti narrazioni mitologiche elleniche con alcuni resoconti dei Sarmati, una tribù nomade di origine iranica che occupava alcuni territori dell’attuale Russia meridionale, le cui donne combattevano a fianco agli uomini in battaglia e le cui consuetudini prevedevano che non potevano sposarsi prima di aver ucciso almeno un nemico in battaglia. Per lo storico greco, la tribù dei Sarmati avrebbe avuto origine proprio, dopo la migrazione delle Amazzoni dalla città di Temiscira verso la palude Meotide, dove si sarebbero unite ad un gruppo di giovani della Scizia. Più fantasiosa è la ricostruzione di Strabone, nella sua Geografia, per il quale le Amazzoni andrebbero collocate tra Scizia, Persia e India, terre che per i Greci erano ancora in parte inesplorate ed idealizzate come sedi non solo di popoli reali, ma anche fantastici. Per Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi, le Amazzoni vivevano in una valle fra i monti Cerauni, in Armenia, in prossimità del territorio dei Gargareni, una tribù formata soltanto da maschi, con i quali periodicamente si sarebbero accoppiate per assicurasi una discendenza futura. Gli incontri sessuali si ripetevano, al buio e garantendo il più assoluto anonimato, ogni anno durante la stagione primaverile, per circa due mesi, presumibilmente aprile e maggio. I nascituri di sesso maschile venivano, poi, rimandati presso i Gargareni, mentre le neonate venivano allevate dalle Amazzoni.      A queste già elencate, si aggiunge l’ipotesi avanzata da Teofane di Mitilene, che avrebbe compiuto una presunta spedizione in quei luoghi lontani. Per quest’ultimo avventuriero, le Amazzoni prosperavano ai margini settentrionali della cosiddetta Albania caucasica, una regione che dovrebbe corrispondere più o meno agli stati attuali del Daghestan e dell’Azerbaigian. Una variante del mito sostiene che presso la tribù delle Amazzoni vivevano anche alcuni uomini, ridotti però in uno stato di schiavitù, adibiti solo al disimpegno di faccende di poco conto e addirittura menomati nelle braccia e nelle gambe, al punto da non essere in grado di maneggiare armi. Qualsiasi attività considerata pregevole era, invece, affidata alle donne, dalla conduzione delle battaglie, sia a piedi che a cavallo,  al governo politico ed alle decisioni economiche. Alle mitiche guerriere, inoltre, si attribuisce, in maniera per lo più fantasiosa, la fondazione di alcuni importanti centri culturali e religiosi ellenici, come Mitilene, Smirne, Cuma eolica e l’opulenta Efeso, dove avrebbero fondato il famoso santuario sacro ad Artemide, dea alla quale si ispiravano, quale grande Madre.    Ricordiamo che il santuario di Artemide, ad Efeso, era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.

Non vi è dubbio sul fatto che i Greci considerassero le Amazzoni come un popolo nemico ed ostile. Del resto non poteva essere diversamente per una società patriarcale e maschilista come quella greca. Anzi, si potrebbe affermare che il mito delle Amazzoni, rappresentando l’antitesi del modello socio-politico del mondo greco, tendeva a demonizzare l’intero ed ancora ignoto universo “barbaro”. Le Amazzoni, infatti, venivano raffigurate nei templi, come nemiche da sconfiggere e da sottomettere, al pari di altre figure mitologiche come i Centauri o mostri di vario genere. Sotto questo profilo, può essere valutato il riferimento alle Amazzoni, contenuto nel poema epico “Etipide” di Arctino di Mileto, risalente al VII secolo a.C. e molto conosciuto in epoca classica, di cui al giorno d’oggi è pervenuto soltanto un frammento. Secondo quanto riportato da Arctino, le Amazzoni, guidate dalla loro regina Pentesilea, avrebbero partecipato anche alla guerra di Troia, come alleate di Priamo e, quindi, ancora una volta descritte come nemiche dei Greci. Il fulcro della storia, dall’alta valenza simbolica, si incentra sul confronto tra Achille e la sovrana delle Amazzoni, che termina con l’uccisione di questa ad opera dell’eroe acheo. Il finale è davvero struggente, presentando un volto umano inedito di Achille che, riconsegnando il corpo della donna ai Troiani, esprime sentimenti di profonda commozione nei confronti della regina, tanto da essere accusato di tradimento da un suo commilitone. Lo scontro tra Achille e Pentesilea appare come la trasfigurazione mitologica del passaggio epocale contraddistinto dal tentativo del patriarcato di prevalere definitivamente sulle tradizioni matriarcali, che ancora erano vive nel bacino del Mar Mediterraneo e nelle aree geografiche limitrofe.

La stessa denominazione, derivante dal greco “amazòn”, ha un’origine dubbia e controversa. Gran parte degli autori classici ha considerato la prima lettera, come alfa privativa, che annulla il significato del termine mazòs, versione in dialetto ionico di mastòs, che vuol dire “seno”. Il significato traslato di “Amazzone” sarebbe dunque “senza seno”. Ciò potrebbe alludere chiaramente alla consuetudine, peraltro attestata in numerose fonti, secondo la quale le Amazzoni si mutilavano la mammella destra, allo scopo di tendere l’arco nel migliore dei modi. L’ipotesi troverebbe riscontro nella testimonianza riportata dallo pseudo-Ippocrate, riguardo all’usanza praticata nei confronti delle donne dei Sarmati, per tradizione collegate alle Amazzoni, alle quali veniva bruciata la ghiandola mammaria destra con l’applicazione di un disco di rame infuocato. Lo storico Diodoro Siculo aggiunge che la mutilazione veniva praticata nel corso dell’infanzia per rendere le donne più abili nell’arte della guerra. Riferimenti simili li ritroviamo negli scritti dell’erudito bizantino del XII secolo, Eustazio di Salonicco, e anche nell’Eneide di Virgilio, dove la regina Pentesilea viene descritta con il seno compresso strettamente da una fascia d’oro (aurea subnectens exsertae cingula mammae). Una corrente minoritaria di autori, al contrario, ritiene l’alfa iniziale del termine come rafforzativa e, pertanto, Amazzone si potrebbe tradurre come “dal grande seno”. Questa tesi troverebbe conferma nel fatto che tante raffigurazioni propongono le Amazzoni come belle donne provviste di entrambi i seni generosi.  Alcune fonti, infine, legano l’origine del nome alla parola caucasica “masa”, che vuol dire “luna” e, pertanto, la traduzione di Amazzone suonerebbe come “sacerdotessa della luna”, oppure all’espressione iraniana “ha-mazan”, corrispondente in italiano a “donna guerriero”: ambedue queste ultime interpretazioni si discostano in modo netto da una derivazione etimologica dal greco antico.

Sulla struttura sociale e politica del “Regno delle Amazzoni” si è discusso tanto, anche se i riferimenti letterari non sono numerosi e molto spesso contraddittori. Si tramanda che le Amazzoni fossero governate da due regine, una sorta di diarchia, una “della pace”, preposta alla politica interna, ed una “della guerra”, con competenze in materia di politica estera. Tenendo conto delle raffigurazioni diffuse in età arcaica e nell’epoca classica, si ricava l’idea tradizionale dei combattimenti delle donne guerriere, che avvenivano più di frequente a cavallo e di rado a piedi. In una sorta di commistione culturale, alle Amazzoni vengono attribuite sia armi di fattura ellenica, come l’arco, sia armi considerate barbariche, come l’ascia bipenne, la palta e lo scudo lunato. In epoca più antica, le Amazzoni erano immaginate e presentate nelle incisioni con il tipico “berretto frigio” e la tunica scita dai colori vivaci; in epoca classica, invece, erano raffigurate con un corto chitone greco, con la spalla scoperta, di cui la statua l’Amazzone ferita ne è la più sintomatica espressione. Come si diffonderà nell’immaginario collettivo dei secoli successivi, le Amazzoni si resero famose per la particolare abilità nei combattimenti a cavallo, al punto che nel linguaggio odierno il loro nome è diventato sinonimo di “cavallerizza”.

Chiediamoci, a questo punto, cosa ci possa essere di vero nel racconto delle Amazzoni, se cioè esso derivi da eventi realmente accaduti, oppure se debba ascriversi soltanto alla inesauribile fantasia mitologica dei Greci. Sta di fatto che, nel corso di scavi di tombe risalenti all’età del bronzo, sono state rinvenute effigie di “arciere” con cicatrici riportate in battaglia. L’area geografica interessata è quella di Nakhchivan, in Azerbaijan, non lontano dal Caucaso indicato dalle antiche fonti come  una delle possibili sedi delle bellicose guerriere. Gli scavi hanno portato alla luce resti di donne non solo sepolte con i propri gioielli, ma anche con armi, come pugnali di bronzo e punte di freccia affilate. Già nel 2017, era stato ritrovato in Armenia lo scheletro di una donna che era morta durante una battaglia, circostanza provata dal fatto che la punta di una freccia risultava ancora conficcata nelle ossa della sua gamba. Le recenti scoperte sono riuscite ad evidenziare che alcune donne, tra l’estrema propaggine dell’Europa orientale e l’Asia centrale, usavano abitualmente archi e frecce, in quanto ciò che è rimasto delle loro dita risultava deformato dal costante utilizzo di tali strumenti nel corso degli scontri armati. A ciò si aggiunge un altro importante elemento: il bacino degli scheletri di queste donne si presentava più aperto rispetto alla consueta struttura, lasciando supporre una continua consuetudine di andare a cavallo. Anche altri oggetti sparsi nelle tombe hanno fatto supporre che si trattasse di donne a cui si riconosceva un elevato “status” sociale, come l’appartenenza ad una casta sacerdotale o perfino regale. Le cosiddette “collane di corniola”, ad esempio, ne rappresentano una prova tangibile, poichè molto probabilmente servivano ad indicare un alto lignaggio nobiliare nelle persone che le indossavano.

Tra i racconti più famosi che riguardano le Amazzoni, vi è la spedizione a cui avrebbe partecipato Teseo, al fianco di Eracle, contro la regina Antiope, chiamata anche Melanippa. Secondo alcune fonti, la regina avrebbe consegnato all’eroe la già citata città di Temiscira, tradendo le compagne, perché mossa da un’irrefrenabile passione amorosa per il guerriero greco. Altre fonti, invece, sostengono che le Amazzoni si sarebbero concesse liberamente a Teseo, a Piritoo e agli altri condottieri. Antiope avrebbe perfino elargito alcuni doni a Teseo che, con atteggiamento ingannevole, l’avrebbe invitata sulla propria nave e poi rapita. In buona sostanza sono molteplici le versioni che tendono a spiegare le motivazioni, immaginarie o reali, di un  presunto conflitto tra i Greci e la tribù delle Amazzoni. Anche Bellerofonte, aiutato dal fidato cavallo alato Pegaso, si trovò a combattere contro le Amazzoni e le sconfisse. La moglie di Preto, re di Argo, calunniò Bellerofonte, accusandolo di averla attaccata. Il marito, per salvare l’onore della donna, mandò l’eroe alla corte di Iobate, re della Licia, che gli ordinò l’impresa di annientare la Chimera, una fantastica creatura, formata da parti leonine, di capra e di serpente. Una volta annientata la Chimera, lo stesso Iobate ordinò a Bellerofonte di affrontare le Amazzoni. Superata anche questa prova vittoriosamente, al suo ritorno, Bellerofonte su proclamato erede al trono di Licia.

Molto noto è il mito che lega la bellissima Ippolita, regina delle Amazzoni, ad una delle dodici fatiche di Eracle. Il semidio doveva impadronirsi della regale cintura d’oro della donna, oggetto che la figlia di Euristeo, colui che aveva ordinato l’impresa, desiderava più di ogni altra cosa. Il mito è raccontato in molteplici versioni e, come abbiamo precisato nel capitolo riferito ad Eracle, molto suggestiva è l’interpretazione esoterico-astrologica delle dodici fatiche: la conquista della cintura di Ippolita potrebbe alludere al segno zodiacale della Vergine. Anche in questa vicenda ritorna il tema dello scontro tra il patriarcato ed il matriarcato che tanto spaventava la società greca arcaica.

L’idea che conduce verso il superamento del cosiddetto “matriarcato primordiale” è, infatti, sottinteso nel racconto della fondazione di Atene, la città che diventerà il fulcro della civiltà ellenica. Atene fiorisce quando Teseo sconfigge le Amazzoni, fondando la polis, una città-stato, basata sul “diritto civile” ed abbandonando il “diritto naturale” su cui poggiava la struttura sociale del matriarcato. Le Amazzoni sottomesse si uniscono all’uomo ed il nuovo ordinamento non è altro che quello trasfigurato dello Zeus olimpico. Non a caso la città prenderà il nome di sua figlia Atene, la vergine divina generata dalla testa del padre e priva di una madre naturale.

Luigi Angelino

Luigi Angelino

Luigi nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Dopo un percorso giuridico, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Oltre a numerosi articoli, con Auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa” ed ha collaborato alla elaborazione del “Sipario strappato”. Negli ultimi anni ha redatto varie raccolte di saggi con la Stamperia del Valentino, tra cui Caccia alle streghe, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, Omero e la nascita del mito di Ulisse, Di alcune fiabe e ciò che nascondono, Nel mondo dei sogni, Sulla fine dei tempi (selezionato per Casasanremo writers 2023). Tra i volumi pubblicati con la Cavinato editore international, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse d’Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini accurate su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta: “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, dal titolo “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.View Author posts