Is This What We Want è il disco pubblicato a nome del collettivo 1,000 UK Artists -tra cui Damon Albarn, Kate Bush, Tori Amos e tanti altri- volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle politiche del copyright proposte dal governo britannico. Sostanzialmente vorrebbe consentire alle società di intelligenza artificiale di addestrare i propri modelli sulla base di opere protette da copyright. E tutto questo senza chiederne la licenza. Di conseguenza la scelta di pubblicare questo disco muto di dodici tracce per 47 minuti, la cui tracklist forma la seguente frase: The British Government Must Not Legalise Music Theft To Benefit Ai Companies. Ma a tal riguardo la risposta più significativa ce l’ha data Jimmy Page con un suo lungo post pubblicato su Instagram tre giorni fa.
“Negli studi disciplinati della Londra dei primi anni Sessanta, ho affinato la mia arte come musicista di sessione, prestando la mia chitarra a una miriade di artisti di generi diversi. Quelle innumerevoli ore, spesso tre sessioni da tre ore al giorno, erano molto più di un semplice lavoro: erano un crogiolo di creatività, collaborazione e ispirazione incessante. Mi veniva richiesto di creare e inventare riff e fraseggi melodici all’istante, senza rallentare il flusso del lavoro in corso con gli altri musicisti e l’artista. Il mio viaggio dall’anonimato del lavoro in studio ai palcoscenici di tutto il mondo con i Led Zeppelin non è stato tracciato da algoritmi o set di dati. È stato un percorso segnato dall’improvvisazione spontanea e da quella scintilla incalcolabile di ingegno umano. L’alchimia che trasformava un riff unico in un inno era incisa nell’anima collettiva della band — una sinergia che nessuna macchina potrà mai replicare. Oggi, mentre l’Intelligenza Artificiale cerca di imitare e monetizzare la creatività, ci troviamo a un bivio. L’arte e la musica generate dall’IA, sintetizzate a partire da opere umane esistenti, mancano dell’essenza viscerale che deriva dall’esperienza vissuta. Non sono altro che echi vuoti, privi delle lotte, dei trionfi e dell’anima che definiscono la vera arte. Inoltre, le implicazioni etiche sono profonde. Quando l’IA attinge al vasto patrimonio della creatività umana per generare contenuti, spesso lo fa senza consenso, attribuzione o compenso. Questo non è innovazione; è sfruttamento. Se, ai tempi delle mie sessioni, qualcuno avesse preso i miei riff senza riconoscimento o pagamento, sarebbe stato considerato un furto. Lo stesso principio deve valere per l’IA. Dobbiamo sostenere politiche che proteggano gli artisti, assicurandoci che il loro lavoro non venga risucchiato nel vuoto del machine learning senza il dovuto rispetto. Celebriamo e preserviamo il tocco umano nell’arte — le imperfezioni, le emozioni, le storie dietro ogni nota e ogni cadenza. Difendendo la sacralità della creatività umana dall’invasione dell’IA salvaguardiamo non solo i diritti degli artisti, ma anche l’anima stessa del nostro patrimonio culturale”.
Il momento è estremamente delicato, e non solo per quanto concerne l’AI nel settore musicale. Guardiamo a ciò che sta accadendo nella politica dove la “cara democrazia” è sempre di più minata da nuove forme di autoritarismo e fascismo; solo per citare la punta dell’iceberg. Quello che Jimmy Page ha voluto comunicarci con il suo post è come sia veramente facile perdere un diritto come la libertà creativa. Questo assunto vale per ogni aspetto della nostra vita, e ricordarlo è sempre opportuno quanto necessario.