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Squid Game: il significato, l’ispirazione e la simbologia

La serie coreana è ormai un classico: scopriamo il significato nascosto e la filosofia di Squid Game, come è nata e quali simboli contiene.

Squid game, traducibile in lingua italiana con “il gioco del calamaro”, è una serie televisiva sudcoreana, divenuta molto popolare sulla piattaforma “Netflix” a partire dal mese di settembre 2021, per un totale di due stagioni. La fiction, che trae ispirazione da un gioco molto diffuso tra i bambini sudcoreani a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, è stata considerata un thriller distopico, con alcuni elementi propri del genere horror e fantasy. Si tratta di una “favola macabra” che mette in discussione i valori della società umana post-industriale e globalizzata, il cui scopo principale è quello di generare profitto economico, evidenziando un sempre più accentuato divario tra i diversi livelli sociali. Squid game ha riscosso un enorme successo, ottenendo 111 milioni di visualizzazioni soltanto un mese dopo la sua uscita, il 17 settembre 2021 negli Stati Uniti.

Il regista Hwang Dong-hyuk  ha affermato di essersi ispirato ai fatti che portarono ai violenti scioperi del 2009 presso la Ssangyong Motors, in Corea del Sud. In quel frangente la disperazione economica portò uomini e donne a combattere per la sopravvivenza, in un duro confronto con la polizia antisommossa, al punto che si crearono immagini degne del più violento reality show.

La grande abilità scenica degli ideatori di Squid Game è stata quella di rendere tutto maledettamente plausibile: come si può escludere che nel mondo non esista un’organizzazione segreta che sfrutta le condizioni troppo misere e disagiate di alcune persone, magari avvalendosi della micidiale arma del dark web? Ovviamente ci auguriamo di no, anche se ciò non può essere escluso con un giudizio prognostico a priori. Ma pur non essendo una storia vera, Squid Game disturba ed inquieta, perché denuncia le forti fratture sociali che sono fin troppo reali.

456 disperati partecipanti, con alle spalle misere esperienze di vita, soprattutto nel campo del fallimento economico, si sfidano in violente ed originali sessioni di gioco, dopo esser stati contattati da misteriosi promoters e narcotizzati prima di essere condotti in un’isola sconosciuta alle rotte consuete. Chi perde non viene semplicemente eliminato, ma ucciso a bruciapelo, senza alcuna pietà. Il protagonista assoluto della serie ideata da Hwang Dong-hyuk, è un certo Seong-gi-hun, un disoccupato di mezz’età che vive con l’anziana madre malata. Egli è oppresso dai debiti e non riesce a costruire un rapporto felice con la figlioletta portata via dall’ex moglie e dal suo nuovo marito. Seong-gi.hun, come gli altri partecipanti, intravede nello strano gioco una possibilità di riscatto, in considerazione del lauto premio che viene promesso. Quando si risvegliano in una sorta di prigione, l’inquietudine comincia a prevalere, inquietudine che diventerà profonda angoscia, quando si accorgeranno che innocui giochi infantili, come “1,2,3, stella….”, sono in realtà orribili espedienti per decimare il numero dei partecipanti. Gi-hun, per poter sopravvivere, deve poi stringere alleanze con altri giocatori, sia di sesso maschile che di sesso femminile, ciascuno con una triste storia di degrado e di emarginazione alle spalle. Le difficoltà di sopravvivenza non solo sono rappresentate dall’eliminazione diretta, qualora un gioco non venga superato con esito positivo, ma dalle ostilità sempre in agguato da parte degli altri giocatori che, nella morte dei rivali, vedono una ghiotta opportunità per aumentare il proprio montepremi. Questo, infatti, cresce di una determinata cifra, ogni volta che perde la vita un giocatore, alimentando l’avidità dei superstiti. Senza entrare troppo nei dettagli, si scoprirà che la macabra competizione, per il divertimento di pochissimi vip, era stata orchestrata da uno dei partecipanti, che poi si era mischiato tra la folla, in quanto, come la stessa persona avrà modo di confessare, l’atto di “partecipare sarebbe stato più divertente che guardare”.

Nella seconda stagione, senza voler dare troppe informazioni, si assisterà al ritorno del vincitore nel luogo dei giochi, con il preciso scopo di mettere fine a quel crudele sodalizio rituale. Nel frattempo un manipolo di audaci combattenti, guidati da un indomito poliziotto, cerca di localizzare l’isola dove si svolgono i giochi, non sapendo che fra di loro vi è una talpa inviata dal Front-Man, ossia dal supervisore della competizione. Il finale della seconda stagione si interrompe bruscamente, come a sottolineare la necessità di una terza serie, peraltro annunciata per l’anno in corso.

Le scene di Squid Game sono ricche di simboli, a cominciare dalle figure geometriche che appaiono sul “logo” della stessa competizione, peraltro disegnate sulle maschere del personale preposto al controllo. Le figure geometriche in questione sono i cerchi, i quadrati ed i triangoli.  Sulla base delle sequenze delle prime due stagioni, i “guardiani” muniti del “triangolo”sono quelli che riescono ad accedere al secondo livello. Essi hanno il compito di eliminare i giocatori sconfitti in  ciascuna sfida e di far rispettare le regole generali della gara. I lavoratori muniti del “cerchio”, invece, sembrano appartenere ad una sorta di primo livello, con compiti più umili, come quello di pulire, distribuire il cibo e rimuovere i corpi dei giocatori trucidati. In cima alla gerarchia, vi sono i guardiani con la maschera, sulla quale è disegnato un quadrato, adibiti a svolgere mansioni superiori , impartendo ordini ai lavoratori di rango inferiore e con la possibilità di accedere alle sale di controllo, dove sono collocate molteplici telecamere a circuito chiuso che controllano l’intera struttura. Il regista Hwang Dong-hyuk , in un’intervista, ha spiegato di aver tratto ispirazione dalle società formate dalle formiche, in cui ciascuna di esse svolge un compito specifico, eseguendolo come una parte del tutto, in modo da poter servire la regina che, nel caso della serie televisiva, corrisponde alla mente che si nasconde dietro all’organizzazione del gioco. Lo stesso regista avrebbe rimarcato come il simbolo del cerchio rappresenti i lavoratori, il triangolo l’esercito, mentre il quadrato il manager.

Le figure geometriche, tuttavia, sono molto ricorrenti nell’intero arco delle due stagioni, a partire dalle scene dove si inquadrano innocui giochi fra bambini, fino alle prove a cui sono sottoposti gli sventurati concorrenti. Il culmine dell’importanza simbolica delle figure geometriche si raggiunge proprio nella gara finale, lo squid game (gioco del calamaro), il cui disegno impresso nel terreno comprende un insieme di triangoli, di cerchi e di quadrilateri. Secondo quanto riportato da un articolo pubblicato su Focus, le tre forme geometriche intenderebbero rievocare tre lettere dell’alfabeto coreano scritte in Hangul. Messe insieme, le tre lettere compongono l’acronimo OJM, sigla del termine che in lingua coreana starebbe ad indicare proprio il gioco del calamaro, Ojingeo Geim.                                                  

Passando, poi, al variegato linguaggio dei colori, si nota come i colori predominanti siano il rosso e il blu, che peraltro contraddistinguono la bandiera della Corea del Sud. Quest’ultimo stendardo è in maniera aulica chiamato Taegukgi (campo bianco con al centro un Taegeuk rosso e blu). Nell’antica tradizione mitologica coreana, il Taegeuk è un importante simbolo che vuole rappresentare l’origine di tutte le cose nell’universo, in perfetto equilibrio tra due principi contrapposti: il blu indicherebbe gli elementi negativi del cosmo, mentre il rosso quelli positivi. Tale archetipo, così radicato nell’inconscio collettivo di tutte le culture del mondo, seppure sotto altre forme, ben evidenzierebbe la dualità della realtà che ci circonda: luce e tenebre, bene e male, e così via. Nell’economia della serie si rifletterebbe nelle tormentate esistenze dei giocatori e nelle difficili scelte che si trovano ad affrontare per cercare di sopravvivere.

La dualità dei colori si ritrova anche sui sarcofagi destinati a contenere le spoglie dei poveri giocatori uccisi, primi di finire nel forno crematorio. E’ un abbinamento di colori davvero peculiare, che vede contrapposte due tonalità molto nette: da un lato il nero, colore dell’oscurità, dall’altro il rosa, un colore infantile e leggero, che potrebbe spingere a pensieri positivi. Se ne ricava una sensazione di inganno: il rosa sul nero sfiorisce, così come gli innocui trastulli da bambini diventano strumenti di un piano crudele. Anche la forma della bara, concepita a forma di pacco regalo, richiama il concetto dell’inganno, come se si trattasse di un orribile dono che la mente del gioco perverso elargisce ai partecipanti, dando loro un’ultima possibilità di riscatto nella loro misera vita.

Lo spettacolo offerto da Squid Game è stato molto discusso, in particolare per la crudezza e la violenza di numerose scene. Ma l’analisi introspettiva dei personaggi e della società, esterna alla competizione ed interna ad essa, in cui si muovono, fa comprendere che non si tratta si una serie superficiale, presentando diverse chiavi di lettura per lo spettatore. In particolare la fiction coreana vuole raccontare il difficile conflitto tra le classi sociali che opprime la Corea e le laceranti diseguaglianze che aumentano tra i pochi ricchi e i tanti poveri. Tale messaggio si paleserebbe, in primis, nella raffigurazione del “gioco del calamaro”, la cui base è formata da un ampio quadrato intersecato da un cerchio, a sua volta sormontato da un triangolo, sul cui vertice è posto un piccolo cerchio. Si tratta di una rappresentazione grafica piramidale della struttura sociale così come percepita dagli ideatori della serie.

Il numero stampato sul retro della divisa di ogni partecipante, poi, sottolinea la perdita di qualsiasi identità, diventando soltanto pedine per il divertimento sfrenato dei pochi ricchi avventori. Alla semplicità dei costumi assegnati ai partecipanti e ai guardiani, si contrappone l’eleganza leziosa delle maschere dei vip, che rievocano la forza animale e che sono impreziosite da stucchevole materiale dorato.  I ricchi che assistono alla macabra competizione sono l’emblema dell’elite che presiede all’intera struttura sociale, che in quel contesto diventano padroni assoluti del destino dei concorrenti.  Scegliendo di organizzare quelle dispute al massacro, i cosiddetti vip dimostrano di cedere ai loro istinti più animaleschi, guidati dai due vizi più letali per un essere umano, la violenza e la lussuria. A questi aspetti aberranti si aggiunge un forte vuoto esistenziale, che tutti i beni materiali, di cui ampiamente godono, non sono in grado di colmare. Il terribile vuoto esistenziale, che li narcotizza, viene riassunto nella sensazione di noia, che spingerà la vera mente del gioco ad attivarsi per dare un senso ai proprio giorni. Non mancano spunti di riflessione su un’altra agghiacciante dimensione criminale, quella cioè del traffico degli organi.

La serie ci fa anche riflettere sulla verosimile precarietà ed ambiguità di alcuni istituti democratici, come la possibilità di scegliere attraverso il voto che si affida alla maggioranza. Il gioco sembra basato sul consenso e, soprattutto nella seconda stagione, i concorrenti possono far terminare la competizione, votando però non in segretezza, ma apertamente. Le modalità di voto risultano intenzionalmente manipolate dagli organizzatori che sono ben consapevoli dei contrasti che si formeranno tra i giocatori, divisi  tra l’avidità di conquistare un montepremi sempre più appetitoso e la volontà di affrancarsi da quelle catene infernali. Ed ecco che emerge un gioco  ancora più perverso, quello cioè delle lotte intestine sia tra individui che tra fazioni opposte. Queste lotte tra disperati contribuiscono all’eliminazione dei concorrenti ed ad accrescere di conseguenza la ricca somma di denaro messa in palio.

I conflitti che nascono prima, durante e dopo le votazioni mettono in evidenza le insidie dei metodi democratici moderni, dietro ai quali molto spesso si celano forti poteri oscuri, votati a conseguire un deumanizzato e deumanizzante profitto economico.

Si potrebbe obiettare che in Squid game non vi è nulla di così nuovo, già la trama di famose pellicole come Hunger games, Maze Runner e Battle Royal, era stata incentrata sulla dinamica dei “survival games”. Ma la genialità di Squid game, oltre allo sfondo marcatamente distopico, consiste nel presentare una vasta gamma di simboli che sono tanto infantili quanto universali. Forse è proprio il costante accostamento tra l’innocenza e la più cieca violenza a generare gli effetti più disturbanti ed inquietanti, come la colonna sonora che sembrerebbe adatta ad un grande luna park. A mio avviso, proprio la colonna sonora è stata uno dei punti di forza della serie. In essa si contano brani prodotti e diretti da Jung Jae-il, nonché altre composizioni a cura di Park Min-ju e di un altro artista conosciuto con il nome “23”.  Inoltre, ricorrono alcuni brani di musica classica come il terzo movimento del concerto per tromba di Joseph Haydn, Sul bel Danubio blu di Johann Strauss, a cui si aggiunge la mirabile Serenata per archi di Cajkovskij. Di particolare pregio è risultata la cover Fly Me to the Moon, arrangiata da Jung Jae-il e cantata da Joo Won Shin, la cui melodia struggente, unitamente al romanticismo del testo, crea un effetto contrastante con le agghiaccianti uccisioni e con il clima di profonda disperazione che aleggia tra i concorrenti.

Luigi Angelino

Luigi Angelino

Luigi nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Dopo un percorso giuridico, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Oltre a numerosi articoli, con Auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa” ed ha collaborato alla elaborazione del “Sipario strappato”. Negli ultimi anni ha redatto varie raccolte di saggi con la Stamperia del Valentino, tra cui Caccia alle streghe, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, Omero e la nascita del mito di Ulisse, Di alcune fiabe e ciò che nascondono, Nel mondo dei sogni, Sulla fine dei tempi (selezionato per Casasanremo writers 2023). Tra i volumi pubblicati con la Cavinato editore international, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse d’Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini accurate su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta: “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, dal titolo “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.View Author posts