Le vicende raccontate dal film Conclave e come si inseriscono nella storia vera dell’organismo che determina il nuovo Papa.
Lo scorso 19 dicembre è uscito nelle sale cinematografiche italiane il l’atteso film “Conclave”, già presentato in anteprima mondiale il 30 agosto 2024 presso il “Telluride Film Festival” e proiettato nei cinema americani a partire dal 25 ottobre. La pellicola in questione ha riscosso un giudizio positivo da parte della critica, nonostante l’uso abbastanza disinvolto di alcuni soliti clichè. Ad ergersi contro la qualità del film, invece, è stata ovviamente la Chiesa Cattolica. In particolare, sull’Angelus, il settimanale dell’arcidiocesi di Los Angeles, è stato pubblicato un articolo, che pur riconoscendo le ottime performance degli interpreti principali, ha definito il film “scadente” e non solo per gli evidenti pregiudizi mostrati nei confronti della Chiesa Cattolica. In Italia, il quotidiano Avvenire a firma CEI (Comitato Episcopale Italiano) ha parlato del film come “un’involontaria parodia”. Eppure per chi mastica, almeno in parte, un po’ di storia ecclesiastica numerosi spunti offerti del movie di produzione europea non solo appaiono verosimili, ma perfino ispirati ad eventi reali.
Il film, affidato alla regia del bravo Edward Berger, cerca di riadattare sul grande schermo il fortunato romanzo di Robert Harris. Girato quasi interamente negli studi di Cinecittà a Roma e nelle reggia di Caserta, “Conclave” si avvale di un cast internazionale di tutto rispetto, come Ralph Fiennes, nei panni del cardinale Thomas Lawrence, Stanley Tucci e Carlos Diehz, che interpretano rispettivamente il cardinale Aldo Bellini e il cardinale Vincent Benitez, nonché gli italiani Sergio Castellitto ed Isabella Rosellini che danno vita ai personaggi del cardinale Goffredo Tedesco e di Sorella Agnes.
Senza entrare nei dettagli, per non “spoilerare” troppo, prima di illustrare alcune considerazioni sull’istituto del “conclave”, riporto di seguito i punti salienti della trama del film. Alla morte di un fittizio papa Gregorio XVII (i papa con quel nome realmente esistiti sono 16), il collegio cardinalizio, adempiuti i rituali funebri previsti, si riuniscono per eleggere il nuovo pontefice, sotto la guida del “cardinale decano” Thomas Lawrence, così come prevede la tradizionale legislazione ecclesiastica. I principali candidati al trono di Pietro sono quattro, rappresentando i diversi e più diffusi orientamenti che tuttora si possono distinguere all’interno della Chiesa: progressismo più o meno moderato, conservatorismo sociale, conservatorismo tradizionale, reazionarismo. Lasciamo agli eventuali spettatori il piacere di associare le precitate tendenze politico-sociali ai vari protagonisti della pellicola che peraltro si mostra piuttosto scorrevole e facilmente comprensibile. Come a volte capita, sorprendendo tutti, appare un outsider, un missionario originario del Messico che sostiene di essere stato nominato in segreto arcivescovo di Kabul dal defunto papa. Il nuovo cardinale riesce a dimostrare la veridicità della sua affermazione, mostrando una lettera di nomina autentica e vergata dallo stesso Gregorio XVII. In preparazione del primo scrutinio, il decano pronuncia un discorso di incoraggiamento sul dubbio e sull’incertezza che viene interpretato da alcuni come un modo per esprimere le proprie ambizioni al papato. Ma il decano dichiara di non essere interessato e di voler appoggiare, invece, la candidatura del cardinale progressista in linea con la politica pastorale del pontefice precedente. A questo punto si intrecciano in maniera inaspettata le alleanze tra le varie fazioni ed i segreti personali dei candidati più autorevoli. Il cardinale progressista confessa al decano di non aspirare necessariamente al trono di Pietro, ma di voler a tutti i costi boicottare l’elezione del reazionario, in quanto una sua eventuale elezione avrebbe finito col vanificare tutte le conquiste progressiste della Chiesa Cattolica sviluppatesi a partire dal Concilio Vaticano II. Nel contempo si scopre che ad uno dei candidati il vecchio papa aveva chiesto di dimettersi e che lo stesso Gregorio XVII aveva aiutato il nominato arcivescovo Kabul a sottoporsi ad una costosa cura medica che avrebbe dovuto portarlo fino in Svizzera. I successivi scrutini si susseguono in un confronto sempre più serrato tra liberali e conservatori, con le candidature principali che si dimezzano, a causa del progressivo emergere di alcune vicende personali scabrose che coinvolgono due cardinali. Un attentato suicida nella città eterna, che provoca la morte di numerose persone e che danneggia in parte anche la meravigliosa Cappella Sistina, sarà determinante per l’orientamento finale degli elettori. Non ne riveliamo le modalità, così come lasciamo in sospeso il magistrale colpo di scena finale, che verrà alla luce solo dopo l’elezione del nuovo papa che prenderà il nome di Innocenzo XIV (anche in questo caso il dato è plausibile: i papi con questo nome sono stati, infatti, 13).
Se da un lato il film “Conclave” porta forse troppo alle estreme conseguenze le fratture tra opposte fazioni all’interno della Chiesa, dall’altro pone utili interrogativi sul futuro di un’istituzione millenaria che, attraverso le più disparate vicissitudini storiche, ha saputo sempre reinventarsi e sopravvivere al passare del tempo. Le procedure del conclave, inoltre, inevitabilmente si innestano come significativa metafora dell’umana dicotomia tra ambizioni individuali e purezza degli ideali evangelici che dovrebbero animare l’operato più autentico dei pastori della Chiesa. Le stanze del Vaticano, presentate in una superba sequenza fotografica, assumono la consistenza di un vero e proprio campo di battaglia, dove i primi colpi di scena, che forse in maniera impercettibile anticipano quello finale, si susseguono attraverso gli sguardi ed i dialoghi “sussurrati”. Il decano, interpretato da un ottimo Ralph Fiennes, in piena crisi spirituale ed esistenziale, appare come la sintesi personificata di tutti i dilemmi morali che possono emergere durante il complesso procedimento del conclave, un misto di antiche tradizioni rituali che si mescolano a trepidanti ed incerte aspettative e ad inevitabili quanto prevedibili debolezze umane. La cornice della pellicola è caratterizzata da uno scenario “liturgico” e “patriarcale”, dove i protagonisti sono tutti anziani e di sesso maschile, rendendo ancora più imprevedibile il colpa di scena finale. Il gentil sesso rimane sempre sullo sfondo, quasi in attesa: emblematica è l’affermazione messa sulla bocca di Suor Agnes (Isabella Rossellini): “anche noi abbiamo occhi e orecchie”.
E così nell’avvincente trama del film, nell’ambito della lotta per aspirare al trono di Pietro, che può rievocare alcune recenti serie di fantapolitica, dove in gioco non c’è solo il potere, ma anche l’essenza stessa della fede, si innestano altre storie di “rilevanza gialla”. Per adempiere al meglio al suo compito di far svolgere il conclave in totale correttezza, il decano viene a conoscenza di segreti che possono compromettere la credibilità di alcuni candidati. A quel punto si trova davanti a un bivio: deve svelarli o guardare dall’altra parte? Lo spettatore si accorgerà che la scelta non è affatto scontata e il decano prenderà decisioni diverse, a seconda della circostanza contingente e della natura del segreto da tutelare.
Il film ci ha offerto una visione generale di quell’insieme di procedure che devono essere seguire per l’elezione del nuovo pontefice, chiamato “conclave”, una visione ovviamente parziale e romanzata ad uso del grande pubblico. Cerchiamo, a questo punto, di fare chiarezza sulle origini e sulle caratteristiche principali dell’istituto del conclave.
Il conclave: storia ed evoluzione
Il termine è di chiara derivazione latina (cum+clave, cioè “sottochiave”, “chiuso”), alludendo in maniera diretta alla segretezza che deve contraddistinguere l’intera durata del consesso. Ma il precitato termine ha una duplice funzione semantica: esso serve ad indicare sia la sala dove sono riuniti gli elettori del nuovo pontefice, che l’intera durata del procedimento. Alle origini vi è un vero e proprio fatto storico che risale al 1270, quando i cittadini di Viterbo, ormai stufi per la lunga incertezza del collegio cardinalizio, chiusero i partecipanti in una grande sala del palazzo papale, scoperchiandone parte del tetto. Gli elettori furono costretti a decidere in fretta e la scelta cadde su Tebaldo Visconti che prese il nome di Gregorio X (nome, come abbiamo già detto, forse designato non in maniera casuale dai produttori del film per indicare il papa defunto). Alcuni storici fanno risalire la procedura “cum clave” al 1118, quando fu eletto papa Gelasio II dai cardinali riuniti nel Monastero di San Sebastiano sul Palatino, un luogo segreto e non accessibile agli estranei. Si era in pieno periodo di “lotte per le investiture”, nell’annoso braccio di ferro tra Chiesa ed Impero e si volevano evitare le pressanti interferenze politiche da parte delle autorità secolari.
Le procedure da seguire per arrivare all’elezione del pontefice si sono evolute ed hanno subito molteplici modifiche nel corso del tempo, fino ad arrivare alla costituzione Universi Dominici Gregis, promulgata da Giovanni Paolo II, che ha disciplinato i consessi del 2005 e del 2013. Come correttamente indicato nel film, è compito del cardinale decano procedere alla convocazione dei cardinali elettori presso Città del Vaticano, verificando che tutti siano presenti, a meno che non vi siano giustificate cause d’impedimento. Fino al 1978 agli elettori venivano riservati alloggi nei dormitori del Palazzo Apostolico, molto spesso angusti e poco confortevoli. Per ovviare a queste problematiche, dal 2005 ai cardinali vengono assegnate idonee sistemazioni presso la Domus Sanctae Marthae, una struttura edificata nel decennio precedente proprio allo scopo di ospitare i “grandi elettori”.
Anche nella pellicola si assiste alla celebrazione della “Missa pro eligendo Romano pontifice”, presieduta dal cardinale decano, che si svolge la mattina del giorno fissato per l’inizio del consesso. Nello stesso pomeriggio, i cardinali elettori, con i paramenti dell’ “abito corale”, partono in processione dalla Cappella Paolina per raggiungere la Cappella Sistina, intonando la litania dei santi ed il solenne inno “Veni Creator Spiritus”. Nella pellicola cinematografica sono descritti in maniera abbastanza attendibile i convulsi preparativi effettuati nei giorni precedenti nella Cappella Sistina: l’istallazione di un pavimento di legno sopraelevato, l’ermetica chiusura di finestre e di vie di accesso, la capillare e ripetuta bonifica di qualsiasi tipo di trasmissione visiva e sonora con l’esterno. Si tratta di tutte misure necessarie a garantire la totale separazione degli elettori rispetto al mondo che si trova al di fuori di quel sacro luogo. Sul pavimento sopraelevato vengono allestiti i banchi per la votazione ed oltre la cancellata marmorea del presbiterio si provvede a montare la tradizionale stufa nella quale saranno bruciati voti ed appunti degli elettori. La stufa dovrà produrre la consueta “fumata nera” per le votazioni che non avranno raggiunto il “quorum” richiesto e la definitiva “fumata bianca” per comunicare al mondo intero l’elezione del nuovo pontefice. Si procede, poi, con la formula del giuramento che viene pronunciata dal cardinale decano, mentre ogni singolo elettore deve recarsi personalmente all’Evangeliario per pronunciare l’ultima parte della formula: “Et ego Cardinalis…spondeo, voveo ac iuro” ( ed io Cardinale tizio prometto, mi obbligo e giuro). Alla fine del giuramento, il maestro delle celebrazioni liturgiche pronuncia la frase “extra omnes” per indicare che tutti gli estranei devono uscire e che la Cappella deve essere chiusa ermeticamente a chiave. E’ necessario aggiungere che anche la minima violazione del segreto, su quanto avviene nel corso del procedimento, può costituire un gravissimo reato secondo le disposizioni del diritto canonico, punibile con la scomunica latae sententiae. I cardinali elettori devono tenere il massimo riserbo su tutte le informazioni riguardanti il conclave fino al giorno della loro morte. Non sempre è stato così. Basta approfondire un po’ di storia eccelesiastica: le notizie sono spesso trapelate, anche se da fonti mai rivelate con certezza. Di una vicenda più o meno simile, ne offro una versione fantastica nel mio romanzo “Le tenebre dell’anima” (Cavinato editore international, Brescia 2017).
Dopo la precitata riforma ad opera di Giovanni Paolo II, l’unica forma lecita per l’elezione del nuovo pontefice è quella “per scrutinium”, mentre in precedenza erano previste altre due forme, per la verità, raramente applicate. Si trattava della nomina “per acclamationem seu inspirationem” (accordo unanime per ispirazione dello Spirito Santo) e di quella “per compromissum” (quando si affidava la scelta del papa ad un comitato ristretto formato da alcuni degli stessi cardinali elettori). Per raggiungere il “quorum” richiesto, affinché l’elezione del nuovo pontefice sia canonicamente valida, un candidato dovrà ricevere un numero di voti pari o superiore ai due terzi del numero dei votanti. Spesso per arrivare alla fatidica “fumata bianca” sono stati necessari numerosi scrutini. Al papa neo eletto il decano o il vice decano rivolge la domanda di rito per la relativa accettazione: “Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?” (accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?), aggiungendo in caso di risposta affermativa : “quo nomine vis vocari?” (con quale nome vuoi essere chiamato?). Dopo la proclamazione, il papa si ritira nella cosiddetta “sala delle lacrime”, cioè la sagrestia della Cappella Sistina, che nella specifica circostanza prende questo nome con riferimento alla grande responsabilità che dovrà gravare sul neo eletto, nonché alla grande emozione per aver raggiunto la massima carica ecclesiastica. Indossato per la prima volta l’abito talare, il nuovo pontefice si reca ancora una volta nella Cappella Sistina per sedersi “in cattedra” e leggere un passo del Vangelo di Matteo, nel quale è scritto che Gesù promise a Pietro ed ai suoi successori il primato apostolico. E’ evidente in questo rito l’intento di legittimare la funzione del papa come vicario di Cristo sulla terra. Al termine della lettura evangelica, i cardinali si avvicinano al nuovo pontefice in segno di ossequio e di obbedienza. Con il canto del Te deum, il conclave può considerarsi ufficialmente concluso. Il cardinale proto-diacono si affaccia alla loggia della Basilica di San Pietro e, con la famosa frase “habemus papam”, annuncia al mondo l’avvenuta elezione del pontefice. Quest’ultimo, a sua volta, accompagnato dalla “croce astile”, si mostra alla folla festante, pronunciando la ben nota benedizione “Urbi et Orbi”.
Con tutte le aggiunte romanzate e le relative esagerazioni, il film di cui ci siamo occupati richiama, almeno in parte, il conclave che si svolse dal 12 al 13 marzo del 2013 e che portò, dopo cinque scrutini, all’elezione di Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. In tale contesto si prevedeva uno scontro tra il cardinale di Milano Scola ed il cardinale brasiliano Scherer, oltre ad altri due candidati autorevoli, come Marc Ouellet e Sean Patrick O’Malley. Ma già dal primo scrutinio si inserì l’outsider Bergoglio con un buon numero di voti (non tanto “outsider”, comunque, perché già nel 2005, quando fu eletto Ratzinger, era spalleggiato da un certo numero di sostenitori). Nonostante lo stesso Scola a un certo punto avesse suggerito ai suoi fedelissimi di votare Bergoglio, l’ala europea più ostile non vedeva di buon occhio l’elezione di un papa d’oltreoceano e, per giunta gesuita, fatto che non era mai avvenuto prima. Gli oppositori, allora, tirarono fuori i problemi di salute che Bergoglio aveva avuto in gioventù, come l’asportazione di un polmone, nonché alcune presunte collusioni con la dittatura militare peronista. Le voci ostili, tuttavia, non furono sufficienti per bloccare la progressiva ascesa di Bergoglio che, ad ogni scrutinio, guadagnava più voti. Il vento favorevole degli elettori ormai era orientato verso Jorge Mario Bergoglio o lo Spirito Santo, se vogliamo credere ad un intervento divino…